POP ART ITALIA 1958-1968

Dal 17 aprile 2005 al 3 luglio 2005 Palazzo S.ta Margherita, Palazzina dei Giardini

La Pop Art è un fenomeno mondiale, usualmente inteso dalla critica come specificamente appartenente all’ambito della cultura anglosassone, statunitense in primo luogo. Il che ha un fondo di verità, ma si tratta di una verità parziale. E’ innegabile che i prodromi di questo linguaggio abbiano avuto il loro luogo privilegiato nella cultura inglese dei primi anni Cinquanta, e che la massima definizione ed espansione del termine si sia avuta negli Stati Uniti: ma è altrettanto indiscutibile che anche nell’Europa continentale ci siano state esperienze significative, autonome e, soprattutto, degne oggi, a distanza di quarant’anni dall’esplosione del fenomeno, di un’approfondita rilettura storica.
Se le date, le caratteristiche e la qualità delle opere non possono far dubitare dell’effettiva esistenza di un linguaggio Pop italiano con sue peculiarità ben definite e riconoscibili, è altrettanto indubitabile che sin dai suoi avvii la cosiddetta Pop italiana abbia goduto di una fortuna critica a dir poco sfavorevole. E’ sufficiente sfogliare le pagine di quello che è stato il testo più diffuso negli anni Sessanta sull’argomento, il volume di Lucy Lippard: in quelle pagine, la Pop italiana appare come un puro fenomeno di importazione, poco chiaro nelle sue manifestazioni, sostanzialmente “arretrato” nei confronti delle coeve esperienze statunitensi e inglesi. Tale sorta di censura, più o meno involontaria, è ricaduta anche sulla letteratura successiva, nella quale gli artisti italiani degni in qualche modo di una presenza all’interno del panorama internazionale sono generalmente pochi e, tutto sommato, appartenenti più a un ambito tangenziale alle vere e proprie definizioni correnti di Pop Art.
Se diversi sono i motivi di tale sottovalutazione, almeno due vanno segnalati come primari: la scarsa capacità del sistema artistico italiano del tempo di sostenere i propri artisti – non solo all’estero, ma anche in Italia – e la parabola stessa della maggior parte dei protagonisti di quella stagione. Infatti, la grande maggioranza degli artisti che nei primi anni Sessanta hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo di una cultura figurativa pop in Italia, si sono radicalmente allontanati da questa espressione artistica già a partire dalla seconda metà del decennio.
A partire da tali premesse, è giusto ora focalizzare i principali nodi attorno ai quali è nata e cresciuta la stagione pop italiana. Innanzitutto, è innegabile che essa abbia le sue origini nella cultura degli anni Cinquanta, e in particolare nell’opera di due artisti come Enrico Baj e Mimmo Rotella che a buon diritto possono essere considerati i precorritori di questa esperienza. E’ intorno al 1958-59, infatti, che Baj e Rotella abbandonano le precedenti esperienze per lanciarsi verso il nuovo mondo delle immagini e delle riflessioni intorno ad esse che sta nascendo, ovunque. I manifesti strappati di Rotella prendono sempre più un sapore figurativo, spesso esplicitamente e volutamente riferito proprio alle icone del tempo, e le composizioni di Baj affondano in un territorio, quello del kitsch contemporaneo, che si rivelerà una miniera di immagini e stimoli per un’intera generazione di artisti.
Queste esperienze non sono isolate (i casi di Bertini a Milano, le prime opere di Mauri a Roma esprimono un’aria del tempo che va sempre più definendosi), però sono ancora minoritarie.
Inoltre, quand’anche l’esigenza di ritornare a ragionare di figura fuori da schemi ormai irrimediabilmente superati dai fatti, si faccia sentire, la risposta più frequente, e più gradita alla critica del tempo è, almeno fino al 1963, quella che va sotto la definizione di “nuova figurazione”: più aderente, nel complesso, alla cultura figurativa italiana, fortemente improntata a un accademismo che fatica a riconoscere la novità radicale – e violenta – non solo del nuovo linguaggio artistico, ma anche – e forse soprattutto – delle premesse da cui nasce e delle conseguenze a cui porterà.
Nel giro di pochissimi anni, le resistenze si attenuano, in ogni settore; soprattutto, monta un’intera generazione che si ritrova, unita, a ragionare delle stesse cose, a trovare gli stessi nutrimenti e a fornire risposte che, se non sono ovviamente uguali, appartengono allo stesso orizzonte di pensiero. Chi proviene da esperienze più esplicitamente neo-dadaiste, chi dagli azzeramenti della forma, chi da un più “tradizionale” retaggio informale, il punto di arrivo è il medesimo: il mondo nuovo che sta intorno all’artista è il soggetto privilegiato o è, comunque, la molla che fa scattare l’invenzione figurativa. E il mondo nuovo vuol dire, per tutti, il repertorio delle immagini a stampa e a video, la nuova cultura figurativa legata ai rotocalchi, al cinema, ai manifesti pubblicitari, alla televisione, il mondo dei mass-media, insomma. Quanto, di questo mondo, divenga poi diretto prestito iconografico, e quanto modello di riferimento mentale e problematico, è ciò che differenzia le singole opere e i singoli atteggiamenti. Di certo, tra le caratteristiche primarie della Pop italiana, vi è il rapporto con il passato con l’arte e con la sua storia. Poco importa se antica o recente – in genere più antica – il fatto è che per gli artisti italiani il riferimento alla cultura alta è quasi irrinunciabile: le citazioni più o meno esplicite di Festa, Angeli, Schifano, Tacchi, Ceroli, Adami, Mondino, lo stesso Baj, sono una costante in questi anni, sono il vero basso continuo di questa vicenda. Ciò che, naturalmente, impressiona e dà il tono assolutamente caratteristico alla Pop italiana è proprio questa presenza e la varietà degli atteggiamenti; certo è che la riflessione, tra ironico e affettuoso, è non solo – e non tanto – sulla storia dell’arte, ma sulla diffusione delle immagini che hanno fatto la storia dell’arte in quanto oggetti di consumo. Radicalizzando, per gli artisti italiani, Michelangelo equivale al Mickey Mouse americano, e Monna Lisa a Marilyn. Non è, qui, un problema di confronto tra cultura alta e cultura bassa (come nel mondo anglosassone), il confronto è tra una cultura alta trasformata in cultura bassa e ricostituita dentro la cultura alta, in un processo all’interno del quale è comunque il dato storico a mantenere il ruolo di guida della composizione e del pensiero che sta dietro ad essa. Dal punto di vista della riflessione è chiara, in questi artisti, la presa di coscienza della assoluta perdita di centralità dell’opera d’arte secondo un criterio di valutazione tradizionale: Michelangelo non appartiene più agli storici dell’arte, e nemmeno agli appassionati, Michelangelo appartiene a una massa indistinta e indistinguibile. Da questa considerazione, ne discende una ulteriore: che non esiste più un solo Michelangelo, ma ne esistono diversi, ognuno legittimato a far parte del mondo delle immagini. Così come esistono le automobili, le star del cinema e via dicendo.
L’altra grande novità è rappresentata dal nuovo panorama visivo, sia interno alle mura domestiche che esterno: automobili, cartelli stradali, televisione, tutto è “il mondo nuovo”: tutto può appartenere al mondo dell’arte, nuovo anch’esso. In questo aspetto, la Pop art italiana viaggia sugli stessi binari ideali della Pop internazionale, ciò che cambia sono solamente le iconografie e, in alcuni casi, la presenza di un atteggiamento più critico nei loro confronti. C’è una lunga schiera di autori, da Ruffi a Barni, da Pasotti a Bignardi a Cintoli, che assumono la realtà come gioco, come grande bagaglio iconografico all’interno del quale agire con disincanto e leggerezza, mettendo semmai in discussione gli usuali modelli linguistici di riferimento, in un rinnovato spirito di “lasciatemi divertire” di palazzeschiana memoria.
Intorno a ciò, un paese che cambiava pelle, e i cui riflessi si trovano in queste opere, e nell’atteggiamento che le ha fatte nascere.
Un paese, peraltro, unificato, nel bene e nel male, dalla televisione: ed è curioso notare come il mondo dell’arte, con il suo ormai abituale ritardo, non comprenda appieno questa nuova “unità”, e si ostini a definire gli autori di questo periodo per “scuole”: la Scuola di piazza del Popolo, quella milanese, quella di Pistoia. Se pure ci sono alcune caratteristiche che effettivamente differenziano le opere nate in contesti socio-culturali diversi, non di meno la divisione pare davvero il retaggio di una cultura ancora ottocentesca, ancora incapace di pensarsi come, se non globale, almeno nazionale. E’ indubbio, si vuol dire, che a Roma il clima artistico fosse diverso rispetto a Milano, che nello specifico Roma risenta più di un dialogo diretto con gli stati Uniti e Milano di un rapporto altrettanto diretto con la Francia e la Gran Bretagna, ma è altrettanto indubbio che un clima comune pur esista, e che vedere oggi queste opere riunite fa pensare a un clima generale, declinato in forme diverse.
Allo stesso modo, è evidente che la Biennale del ’64, con le sue polemiche e le sue evidenze, ha segnato un punto fondamentale in questa vicenda. La Biennale del ’64 sarà importante, ancora una volta, perché costringerà tutti gli artisti a misurarsi con questi linguaggi, darà vita a un’ondata impressionante. Gli autori presenti in questa mostra non hanno avuto – quasi nella loro totalità – bisogno di quell’evento, anzi, forse è stato proprio quell’evento a suggerire l’abbandono del linguaggio pop a molti di loro.
D’altra parte, a partire dalla metà del decennio, l’Italia si avviava all’ulteriore sconvolgimento sociale rappresentato dal ’68: non è un caso che la mostra odierna si chiuda su questa data. Da un lato, quasi tutti gli autori da questo momento hanno iniziato a percorrere strade diverse, dall’altro, anche chi continuerà su un linguaggio analogo, farà i conti con una perdita di innocenza che è generazionale, e che segna un punto di svolta ineludibile nella storia e nella cultura italiana.

Elenco opere in mostra

Inaugurazione
17 aprile 2005, ore 11

Periodo
Dal 17 aprile 2005 al 3 luglio 2005

Sedi
Sala Grande e Sale Nuove, Palazzo S.ta Margherita,
corso Canalgrande 103
Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande

Produzione
Galleria Civica di Modena
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Cura
Walter Guadagnini
in collaborazione con Luca Massimo Barbero

Orari
da martedì a venerdì 11-13; 16-19
sabato, domenica e festivi 10-19
Chiuso il lunedì

Ingresso
€ 5,00, ridotto € 2,50
gratuito per minori di 18 anni e maggiori di 60
giovedì ingresso gratuito
Settimana della Cultura 17 – 22 Maggio ingresso gratuito

riduzioni valide per correntisti Banca Popolare dell’Emilia-Romagna, possessori tessere CTS, T.C.I., Art’è, Biblioteca Delfini, iscritti FAI, biglietto FS valido per la giornata, soci Coop, studenti universitari e altre riduzioni convenzionate

Visite guidate
a pagamento, su prenotazione al numero 059/206919

Laboratori didattici
gratuiti per bambini accompagnati dai genitori
fino al 14 maggio: sabato orario 15-18
domenica e festivi 10.30-12.30 e 15-18
domenica 17 aprile il laboratorio aprirà alle 11
Palazzo Santa Margherita
In occasione della settimana della Cultura, domenica 22 maggio, presso palazzo Santa Margherita, sarà allestito il laboratorio straordinario per bambini dai 6 ai 12 anni PICCOLI ARTISTI POP

Galleria Civica
c.so Canalgrande 103, 41100 Modena.
Tel. 059 206911/206940 - fax 059 206932
e-mail: galcivmo@comune.modena.it

Come raggiungerci
in macchina:
Autostrade:
A1 Milano/Bologna, uscita Modena nord, seguendo le indicazioni per il centro della città
Parcheggi:
Parco Novi Sad, via Berengario
Ex AMCM, via Carlo Sigonio
Ex Mercato Ortofrutticolo, Via Ciro Menotti
a piedi:
Come raggiungere Palazzo S. Margherita:
dalla stazione FF.SS. bus n° 4 e n°6, collegamento ogni 10 minuti, con fermata di fronte a Palazzo S. Margherita; a piedi in 10 minuti, seguendo Viale Crispi, Corso Vittorio Emanuele II, Corso Cavour e Corso Canalgrande
Come raggiungere la Palazzina dei Giardini:
da Palazzo S. Margherita, 2 minuti a piedi seguendo Corso Canalgrande

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Mediapartnership
Leonardo Sky TV

Alla mostra hanno collaborato

Ufficio Stampa
Studio Esseci
Via S. Mattia 16, 35121 Padova
Tel 049/66349 e-mail: info@studioesseci.net

Trasporti
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Comunicazione
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Reception e sorveglianza
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Catalogo

Pop Art Italia 1958-1968
Tipo di evento Mostra
Periodo 17/04/2005 al
03/07/2005
Sede Palazzo Santa Margherita
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