SHOMEI TOMATSU SKIN OF THE NATION

Palazzo Santa Margherita 20 maggio - 22 luglio 2007


Shomei Tomatsu, Japan World Exposition, Osaka, 1970, printed 2003, thermal dye transfer print, 10 3/8 x 15 1/2 in.,
private collection, © Shomei Tomatsu

Arriva a Modena, unica tappa italiana, una delle mostre fotografiche che maggiormente hanno scosso le coscienze nel corso del 2006. Si tratta di Skin of the Nation, un'antologica del fotografo giapponese Shomei Tomatsu sui disastri e la disperazione dell'era atomica.
Organizzata e prodotta nell'edizione italiana dalla Galleria Civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, la mostra inaugura il 20 maggio 2007 alle 12 a Palazzo Santa Margherita, in corso Canalgrande 103 a Modena.
La rassegna, a cura di Sandra Phillips e Leo Rubinfien per conto del San Francisco Museum of Modern Art, in collaborazione con la Japan Society di New York, ha già toccato Praga e Winterthur e immette la Galleria Civica di Modena in una prestigiosa rete internazionale.
Accanto ad una selezione di oltre 260 fotografie, l'antologica si arricchisce di una videointervista con l'autore a cura di Filippo Maggia e di alcuni film - inediti per il pubblico italiano - realizzati da John Junkerman (regista indipendente americano anch'egli collaboratore alla mostra) su importanti aspetti della cultura giapponese utili alla comprensione del lavoro di Tomatsu, un lungo viaggio nella storia del Giappone dal dopoguerra ai giorni nostri.

Shomei Tomatsu, unanimamente riconosciuto come una delle figure di riferimento per la fotografia contemporanea giapponese - da Daido Moriyama a Nabuyoshi Araki - nasce a Nagoya nel 1930.
E' un adolescente quando sente le sirene annunciare l'arrivo dei B-29 americani durante la seconda guerra mondiale, esperienza che lo segnerà come uomo e come artista. Solo qualche anno più tardi si afferma come uno dei giovani fotoreporter più interessanti della sua generazione, soprattutto per la capacità di entrare nel vivo delle situazioni senza limitarsi alla semplice documentazione.
Tomatsu definisce se stesso come "un puro interprete del tempo presente"; non pare tanto interessato a "fermare il tempo", come alcune delle sue più famose fotografie paiono significare, quanto a celebrarlo, dandone ogni volta una lettura diversa, drammatica o giocosa ma comunque autentica, vissuta e condivisa in prima persona.
Questo approccio è evidente nelle immagini appartenenti alla celebre serie intitolata 11.02, il momento in cui il tempo si è fermato a Nagasaki, il giorno in cui gli americani sganciarono la bomba atomica.
Tomatsu venne allora individuato con Ken Domon, già apprezzato e stimato autore nel panorama giapponese cui venne commissionato un lavoro parallelo su Hiroshima, come giovane fotografo probabilmente capace di offrire una diversa interpretazione di ciò che la bomba atomica aveva significato per il popolo giapponese, specialmente nel decennio che seguì la fine della guerra.
Accanto a una serie di immagini che restituiscono la crudeltà e la ferocia della guerra senza mai direttamente mostrarne gli effetti se non attraverso oggetti - una bottiglia di birra fusa che sembra essere un osso umano, una statua quasi disciolta dal calore - Tomatsu ritrae persone - e specialmente le loro vite - raccontandone con grande delicatezza e pudore la difficile attività quotidiana.
Cosa abbia realmente significato la sconfitta e la successiva occupazione americana per il Giappone diventerà quasi un'ossessione per il fotografo giapponese, successivemente documentata nella serie Chocolate and chewing-gum.
La consapevolezza di riuscire a vivere il tempo presente - sua peculiarità espressiva - segnerà tutta la sua carriera: dal racconto delle contraddizioni che accompagnano il rapido sviluppo economico del Giappone, capace di divenire in soli vent'anni una grande potenza industriale, ai moti studenteschi della fine degli anni Sessanta, alla nascita di nuove mode che guardano all'Occidente ma che ancora affondano le proprie radici nella pura tradizione e cultura giapponese, sino a raggiungere negli anni recenti una sorta di equilibrio formale e di contenuti, magnificamente espresso nella serie intitolata The Pencil of the Sun.

La lunga avventura di Tomatsu è stata raccontata da lui stesso in una videointervista realizzata da Fillippo Maggia nello scorso mese di febbraio a Naha, capoluogo dell'isola di Okinawa, ove il fotografo risiede nel periodo invernale. Tomatsu grida la sua lucida partecipazione alla realtà come attore e non semplice spettatore quando risponde alla domanda sul perchè spesso includa nelle immagini la propria ombra, "perchè io appartengo a questo preciso momento esattamente come ciò che sto fotografando" . Risposta che suona come un monito alla contemporaneità e ricorda quanto le immagini, anche in un'epoca in cui scorrono disordinate e senza sosta, possono ancora costringere a fermarsi e a riflettere, specie quando rappresentano un pezzo importante della memoria di noi tutti.

Accompagnerà la mostra una pubblicazione con testi critici del curatore e riproduzione delle immagini esposte in mostra.

Hanno contribuito alla realizzazione della mostra il National Endowment for the Arts, Allan Alcorn, Linda e Jon Gruber, la E. Rhodes and Leona B. Carpenter Foundation, Bob e Randi Fisher, la Blakemore Foundation, Mr. e Mrs. William S. Fisher, Prentice e Paul Sack, Ellen Ramsey Sanger, la Japan Foundation e Fuji Photo Film Co. Questa mostra è dedicata alla memoria di Ellen Ramsey Sanger.

 

ABSTRACT DAL CATALOGO DI MOSTRA:
UNA CONVERSAZIONE CON FILIPPO MAGGIA
Naha, Isola di Okinawa, 3/4 febbraio 2007
(videointervista a cura di Filippo Maggia e Andrea Cossu con la collaborazione di John Junkerman)

Note Biografiche

Shomei Tomatsu nasce nel 1930 a Nagoya. Attualmente vive fra Nagasaki e Naha, nell'isola di Okinawa. Nel 1954 si laurea presso la Aichi University e si trasferisce a Tokyo, dove quattro anni più tardi riceve il New Artist Award dalla Japan Photo Critics Association. Nel 1959 tiene la prima mostra personale al Fuji Photo Salon, cui seguono nei cinque anni successivi la mostra 11:02 Nagasaki e Kingdom of Mud. Dal 1966 al 1973 insegna come professore associato presso la Zokei University di Tokyo, compiendo negli stessi anni diversi viaggi nell'isola di Okinawa, tornata ai giapponesi dopo l'occupazione americana del dopoguerra. Nel 1974 partecipa alla mostra New Japanese Photography al MoMA di New York con Nobuyoshi Araki, Masahisa Fukase, Eikoh Hosoe, Daido Moriyama e Noriaki Yokosuka. Nel decennio successivo riceve numerosi premi e pubblica diversi libri. Nel 1984 la mostra Shomei Tomatsu: Japan 1952-1981 viene proposta in diverse sedi museali europee e da allora molte sono le esposizioni personali in Giappone e all'estero, fra le quali ricordiamo quelle al Perspektief Centrum Voor Fotografie di Rotterdam nel 1990, il Metropolitan Museum of Art di New York nel 1992, il Trinity College, Vermont nel 1995, il Tokyo Metropolitan Museum of Photography nel 1999 e la recente mostra al National Museum of Modern Art di Kyoto nel 2004.

Tipo di evento Mostra
Periodo 20/05/2008 al
22/07/2008
Sede Palazzo Santa Margherita
Note

Inaugurazione domenica 20 maggio, ore 12,00

A cura di Sandra Phillips e Leo Rubinfien per conto del San Francisco Museum of Modern Art
in collaborazione con la Japan Society di New York.

Videointervista a cura di Filippo Maggia, coordinatore dell'edizione italiana della mostra

Film inediti a cura di John Junkerman

Organizzazione e Produzione dell'edizione italiana Galleria Civica di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Preview per la stampa venerdì 18 maggio, ore 11,30

Orari mercoledì - domenica, festivi inclusi, 10,30 -13,00; 16,00 -19,30
chiuso il lunedì e martedì

Ingresso gratuito

Informazioni Galleria Civica, c.so Canalgrande 103, 41100 Modena
tel. + 39 059.2032911/2032940 - fax + 39 059.2032932
www.comune.modena.it/galleria

Ufficio Stampa Studio Pesci, Bologna
www.studiopesci.it, info@studiopesci.it, tel.+39 051 269267

Ufficio Stampa Galleria Civica tel. + 39 059 203 2883, galcivmo@comune.modena.it

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