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| ASSOCIAZIONE per il Circuito GAI CIDAC DARC del Ministero dei Beni Culturali COMUNE DI MODENA Giovani d’Arte SOPRINTENDENZA per il Patrimonio Artistico ed Etnoantropologico delle Province di Modena e Reggio Emilia |
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| GEMINE MUSE 2005 IV edizione |
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| 26 novembre 2005 / 26 febbraio 2006 Galleria Estense, MODENA |
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Si inaugura il 26 novembre alle ore 18,30 la quarta edizione di Gemine Muse, il progetto di arte contemporanea che apre le porte di 37 prestigiosi musei, italiani ed europei, a 108 artisti emergenti proposti da giovani critici.
Gemine Muse è la rassegna di arte contemporanea promossa dalle Associazioni GAI - Circuito Giovani Artisti Italiani, CIDAC - Città Italiane d'Arte e Cultura e dalla DARC- Direzione Generale per l'Architettura e l'Arte Contemporanee del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Gemine Muse 2005 rappresenta una sorta di ponte virtuale tra passato, presente e futuro dell'arte. Gli artisti entrano nei musei, esplorano i segreti dei capolavori antichi e propongono produzioni contemporanee ispirate alle opere esposte. Tra gli obiettivi dell’iniziativa vi sono infatti la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio artistico europeo, l'apertura ai giovani di nuovi orizzonti tramite la mobilità e gli scambi tra Paesi, il sostegno alla produzione di lavori inediti e la collaborazione tra istituzioni e soggetti anche di natura diversa, come musei di arte antica, enti pubblici, artisti emergenti e critici internazionali. Alla direzione artistica del progetto espositivo Giacinto Di Pietrantonio che ha disegnato le tracce di questo viaggio nelle diverse città grazie all’autorevole collaborazione di voci della critica europea. In occasione di questo quarto appuntamento di Gemine Muse l'Ufficio Giovani d'Arte del Comune di MODENA presenta il progetto curatoriale di Serena Goldoni. L’edizione di quest’anno prevede la realizzazione di tre installazioni ad opera di Elena Ascari, Claudia Collina e Matteo Serri, ispirate ad opere antiche appartenenti alla prestigiosa GALLERIA ESTENSE DI MODENA.
Le raccolte dei duchi d'Este, che rappresentano lo splendido patrimonio della Galleria Estense, in parte già esposte nel Palazzo Ducale, fecero della città, capitale estense dal 1598, una delle tappe salienti del "Gran tour" italiano. Dal 1884 sono allestite all’ultimo piano di Palazzo dei Musei. Dipinti di varie epoche e scuole, sculture, disegni, reperti archeologici, medaglie, bronzetti, avori, maioliche, strumenti musicali e arredi rispecchiano gli interessi e il gusto della corte ducale. Attorno all'antico nucleo recuperato dalle residenze estensi di Ferrara, l'ambizioso collezionismo dei duchi accrebbe le raccolte con acquisti e commissioni, specie nel XVII secolo, ricorrendo anche a spoliazioni di chiese e conventi, e arricchendosi con doni ed eredità, attribuendo ai propri tesori d'arte un ruolo politico primario, quello di manifestazione di potenza e di prestigio dinastico. ELENA ASCARI
Elena Ascari offre una nuova lettura dell’opera di Tintoretto che descrive gli episodi delle metamorfosi ovidiane, poema delle trasformazioni. L’artista utilizza alcuni specchi posizionati all’interno della sala, sopra i quali volano leggere farfalle, simbolo dell’anima, della bellezza ma anche della capacità di cambiamento. Il meccanismo della visione dell’opera antica si concentra sul riflesso degli specchi, attraverso i quali essa viene trasformata in opera contemporanea, composta non solo dalle storie dipinte ma anche dalle farfalle e dal riflesso dello spettatore stesso. Il mito così compie un viaggio nel tempo, arrivando fino a noi, che lo osserviamo e ci rispecchiamo in esso, continuando a scoprire i vizi e le virtù del genere umano, come la superbia di Fetonte che, vittima della propria irruenza, rimane ucciso cadendo dal carro del sole che non riusciva a domare. Il giovane allunga un braccio come per toccare nostro riflesso, per creare un collegamento ideale con il Fetonte dei nostri giorni. Elena Ascari è nata a Modena, dove vive e lavora, nel 1981. CLAUDIA COLLINA Bernardino Parenzano, “Cristo portacroce tra i Santi Girolamo e Agostino” Raro esempio, per il periodo di esecuzione, di tempera su tela, tanto da far supporre che non sia nata come tale, ma che vi sia stata trasportata successivamente eliminando il preesistente supporto di legno, forse in stato di degrado. Il dipinto rappresenta Cristo che avanza con la croce, Sant’Agostino in atteggiamento di preghiera e San Girolamo alla sua destra, circondati da un terreno roccioso che si dilata sul fondo in uno specchio d’acqua. In primo piano spuntano diversi vegetali, minuziosamente descritti, e alcuni animali come il rospo, il serpente e la biscia, simboli della morte e del male.
Claudia Collina (...) non iscrivendo cosa alcuna che co'proprii occhi io non habbi veduto et con le mani mie toccato et fattone l’anatomia, et conservate parimenti, ad una ad una, nel mio picciol mondo di natura, che da ognuno possono et sono tutt'l giorno viste et contemplate, essendo conservate in pittura et al vivo nel nostro museo(...), così descriveva la sua passione Aldrovandi nel Discorso Naturale. Claudia Collina partendo da alcuni elementi botanici descritti nell’opera di Parenzano vuole rievocare l’interesse, di stampo scientifico e collezionistico, rivolto alla natura in epoca rinascimentale. La tradizione degli erbari illustrati è ripercorsa passo dopo passo: la ricerca di esemplari e il loro utilizzo come matrici per la stampa, di impronta leonardesca, delle pagine stesse, che in questa occasione diventano garze e tele. Queste ultime accompagnano ampolle che conservano altre piante, allacciandosi al gusto dei Naturalia delle Wunderkammer, dove la natura si trasforma, diventando, come oggi stesso, oggetto meraviglioso e opera d'arte. Claudia Collina, nata a Castelfranco Emilia (MO) nel 1974, vive e lavora a Piumazzo (MO). MATTEO SERRI Girolamo da Carpi, Ritratto di Gentiluomo con berretto Justus Susterman, Ritratto di Maria Farnese Presumibilmente giunto nella Galleria ducale al tempo di Ercole III d'Este, si può supporre fosse già nelle collezioni estensi ferraresi, il dipinto di un principe con collana d’oro al collo e berretto piumato presenta i tratti fisionomici del duca Ercole II d'Este, ritratto nella tarda giovinezza. Figlia del duca di Parma Ranuccio I Farnese, Maria nel 1631 sposò il duca di Modena Francesco I d’Este. Il dipinto è copia fedele di un ritratto della duchessa nella Famiglia d’Este attribuito a Nicolas Regnier. Justus Susterman in anni successivi ebbe numerose commissioni da parte di Casa d’Este.
Matteo Serri - Il custode di museo, a differenza di qualsiasi altra figura impegnata in quell’ambiente, non ha un suo ufficio, egli ha una sedia, in un angolo di una sala; la sua è una figura talmente scontata da diventare parte dell’allestimento. Ma il custode di museo è a contatto tutti i giorni con le opere d’arte come nessun’altro, un contatto tutt’altro che intellettuale, naturalmente spontaneo, fisico, che si trasforma in conoscenza profonda. Matteo Serri ha voluto evidenziare questi aspetti: partendo da due dei ritratti della collezione della Galleria Estense, ha fotografato due sorveglianti, chiedendo loro di ispirasi ai primi per la posa. Per i custodi è stato naturale assumere lo stesso atteggiamento, è bastato uno sguardo all’opera per imitarla senza alcuno sforzo. Confrontando le opere antiche con quelle contemporanee, si coglie un’affinità innata, un filo diretto che lega storie e vite apparentemente così lontane fra loro, ma che esistono e sopravvivono le une insieme alle altre. Matteo Serri, nato a Vignola (MO) nel 1975, vive e lavora a Modena |
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GEMINE MUSE 2005 - MODENA |
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