PASSAGGI 2002
Roberto Brancolini - Annalisa Mazzoli
16 maggio - 23 giugno 2002
Sala Piccola, Palazzo Santa Margherita, MODENA

Testi critici di Silvia Ferrari. 

Roberto Brancolini
Della vita e delle punizioni collettive nei territori occupati, 2000-2002

Nel lavoro di Roberto Brancolini la fotografia ritorna a una delle sue forme più pure: quella del reportage. Le sue immagini della Palestina narrano con occhio lucido e asciutto le lacerazioni di un popolo attraverso un ritratto collettivo, un lungo racconto per immagini che stimola la coscienza del dramma quanto la fascinazione puramente estetica.
Immagini senza retorica, senza la presunzione di riassumere una guerra, talvolta dettate dall'urgenza dell'azione, imposte dall'attualità, come durante gli scontri dove si schierano le fionde contro i cannoni, o durante i disordini nei cortei delle manifestazioni pacifiste; talvolta si pausano per cogliere pienamente un momento di forte carica emotiva, come i bambini dentro le case-bersagli di guerra, o i vecchi nei mercati, o per restituire l'atmosfera irreale lungo le strade deserte, presidiate dai soldati israeliani durante il coprifuoco, la stella a sei punte che marca le porte dei negozi; tutto come sospeso e miracolosamente immerso nella piena e chiara luce della Palestina.
Riaffiorano le parole di Cartier-Bresson, "il reportage è un'operazione progressiva della mente, dell'occhio e del cuore".

Foto Di brancolini

 

Annalisa Mazzoli
Casa Nostra - Refugee camp. Postonja (Slovenia), 2000

Raccontano piccole e anonime storie domestiche, le fotografie di Annalisa Mazzoli: i gesti consueti della colazione, i lavori di casa, i giochi dei bambini, le scritte sui muri. Immagini-documento nate dalla volontà di testimoniare le vite di intere famiglie di profughi sfollati, che vivono negli spazi angusti di una stanza, un sottoscala, un corridoio. Lì è casa loro, adesso.
Il lavoro scorre su un doppio filo: gli interni e le persone che li abitano, come un continuo lavoro sul ritratto, sulla  rivelazione di un'identità che passa anche attraverso gli oggetti banali, gli arredi dimessi, i graffiti alle pareti, i frammenti di ricordi.
E' una storia di sguardi soprattutto: il nostro che entra con piacere voyeuristico e si sofferma nell'intimità dei luoghi domestici, sulle tracce dei rituali quotidiani; e quelli che incontriamo sui volti vivaci dei bambini e quelli più velati dei vecchi.
I tagli apparentemente casuali, il punto di vista ravvicinato che fonde il campo visivo dell'immagine col nostro, un piacere estetico quasi negato e ricercato nell'indagine dei segni del vissuto, fanno di questo documentario di partecipata umanità un diario intimo di gesti quotidiani che si sforzano di ritrovare una normalità  e di ridare un senso all'espressione "casa nostra".

Foto di mazzoli 

 

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