Di Paolo Pozzi
Tutto comincia quando Alan Ford,
squattrinato grafico pubblicitario in cerca di lavoro, va all'indirizzo
sbagliato, e finisce in un negozietto di fiori che è in realtà la sede
del gruppo TNT, un'organizzazione spionistica fatta di strampalati morti
di fame. Eccone i componenti: Alan Ford è una testata innovativa sia nei testi che nei disegni perchè Magnus e Bunker, non vincolati dai canoni più rigidi di Kriminal e Satanik (che sono pur sempre fumetti d'avventura), possono dare libero sfogo alla loro fantasia. Bunker lo fa inventando situazioni una più paradossale dell'altra, come il quiz televisivo "Rischia o Trapassa", in cui il concorrente che ha dato la risposta sbagliata viene falciato da una raffica di mitra, o una tombola organizzata in una pensione d'infima categoria per stabilire chi, tra i clienti, avrà diritto a mangiare. Magnus, dal canto suo, mostra la sua bravura di autore grottesco e ironico, sbizzarrendosi in tutta una serie di ambienti e personaggi caricaturali perché spinti all'eccesso: il negozietto di fiori sede del gruppo TNT è una stamberga abitata da topi e scarafaggi, la macchina del gruppo è un rottame tenuto insieme col fil di ferro, la vicina di casa di Alan è una racchiona occhialuta, il postino è un avvinazzato con tanto di nasone perennemente violaceo, e così via. Uno dei punti di forza di questo fumetto sta proprio nei comprimari, nelle macchiette che ne affollano le pagine, dal Suicida (uno sfortunatissimo individuo che cerca disperatamente di togliersi la vita senza mai riuscirci) ai "3 suini" (i consiglieri comunali, tre obesi intrallazzatori con grugni suini, appunto) al Generale War ("contatto" del gruppo TNT coi servizi segreti, nascosto dietro il paravento dell'ufficio "Ricerche minerarie & perdite di tempo"). Per non parlare poi dei tanti, strampalatissimi antagonisti: Margot, "la spia che spia per chi la paga meglio", Aseptik, un folle che vuole distruggere il pianeta accelerando il processo di inquinamento, e poi il nemico numero uno, Superciuk, uno spazzino frustrato che, dotato da un incidente di una "fiatata alcolica" in grado di far svenire chi la respiri, decide di vendicarsi del popolino (colpevole secondo lui di sporcare le strade) diventando il paladino dei potenti e finendo, vera antitesi di Robin Hood, per "rubare ai poveri per dare ai ricchi". Ecco, forse è questa la peculiarità di Alan Ford: pur essendo ambientato per lo più a New York, in realtà è uno specchio, deformato e grottesco, della nostra realtà, con tutti i suoi (tanti) difetti che Magnus e Bunker denunciano, dai politici che cambiano idee, programmi e discorsi a seconda che parlino a un'audience di operai o di ricconi (vedi il #16, "Un voto per Notax"), agli industriali "illuminati" ma solo a parole (nel #10, "Formule"), ai dittatori sud-americani appoggiati dall'Occidente (#7, "Una gita a San Guerreta"), fino alla gente in generale e alla sua infinita meschinità (da ricordare la scena in cui un addetto deve tagliare i fili della luce ad Alan, che diventa così oggetto dello scherno di tutto il caseggiato, tra urla e sfottò amari, tipo "...Barbone! Gli tagliano la luce! A noi non possono, l'hanno già tagliata il mese scorso...") Una vis comica irresistibile e demenziale, una forza caricaturale strabiliante, una satira sociale pungente che non guarda in faccia nessuno: questi gli ingredienti del successo, insieme a un Magnus all'apice della forma. Oddio, "successo" fino a un certo punto. Sì, perchè la collana impiega ben 26 numeri (uno al mese, si parla di due anni!) per raggiungere il pareggio in bilancio, e solo in seguito le vendite cominceranno a crescere esponenzialmente, divenendo un vero fenomeno editoriale. Il fumetto continua incredibilmente ad altissimi livelli di qualità per ben 75 numeri (dei quali troverete qui la cronologia), e in seguito subirà un lento ma inesorabile calo dovuto in parte all'abbandono di Magnus ma anche e soprattutto al cambiare dei tempi. Alan Ford è infatti un figlio degli anni '70 e del fermento culturale che li anima. Il suo successo non si può spiegare che rimandandolo al clima generale della contestazione giovanile, della crisi economica e dell'impegno politico e sociale che marcano quegli anni. Con l'incalzare degli anni '80, gli anni del nuovo "boom" economico, della "Milano da bere" e degli yuppies, la critica sociale e politica, anche quella scanzonata e sorridente di questo fumetto, pare perdere il diritto di cittadinanza, vittima dell'ondata di riflusso del disimpegno e dell'evasione più spensierata.
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Alan Ford N°1 (5/1969) |
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Il primo numero di Alan Ford con la copertina disegnata da magnus, il N°11. |
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