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PUTTING THE CHARACTER BACK IN COMICS
Quando la Marvel, nel lontano 1961, pubblico' il primo numero dei Fantastici Quattro,
nessuno poteva immaginare quale rivoluzione avrebbe provocato questo nuovo fumetto nel
modo di interpretare e raccontare i supereroi.
L'idea geniale che fu alla base della cosidetta silver age, con la rinascita
dell'interesse dei lettori per il mondo dei supereroi, fu la felice intuizione di Stan Lee
dei "supereroi con superproblemi". Il concetto che stava dietro questa frase era
molto semplice ma efficacie: rendere i personaggi dei comics piu' reali e vicini ai
lettori; non piu' le citta' fittizie tanto care alla D.C.
(Metropolis, Central City, Gotham City) ma le citta' reali in cui lettori erano abituati a
vivere (New York, Los Angeles, Chicago, ecc.); non piu' storie autoconclusive, ma una
trama in evoluzione che facesse maturare e crescere il personaggio assieme ai lettori
(morti, matrimoni, cambi di costume); non piu' supereroi felici e ammirati, ma persone
piene di problemi: complessate, come la Cosa, cieche (!!!) come Devil, o addirittura
fuorilegge, come l'Uomo Ragno.
Nel giro di pochi anni nuovi eroi come Devil, Iron-Man, Hulk, I Vendicatori, I Fantastici
Quattro, Thor, l'Uomo Ragno, Capitan America (l'unico, assieme a Sub Mariner, che avesse
avuto una storia editoriale prima degli anni '60) diventarono i beniamini del pubblico,
entrando nell'olimpo degli eroi americani al fianco di Superman, Batman e company. Poi,
lentamente ma inesorabilmente, tutti questi personaggi, soprattutto dopo il periodo d'oro
degli anni ottanta, caratterizzato dallo splendido Devil di Miller, dal Thor di Simonson,
dal Cap di De Matteis, dall'Uomo Ragno di De Falco e Peter David, dai Fantastici Quattro
di Byrne, hanno avuto un lento ma inesorabile declino. Si sono fatti avanti nuovi eroi
sporchi e cattivi (Ghost, il Punitore, Moon Knight) e le testate storiche della Marvel,
trascurate dagli editor, che hanno preferito spremere il successo delle testate mutanti
fino al record incredibile di ben 12 testate mensili (fra testate regolari, special e
miniserie), hanno raggiunto livelli qualitativi nei disegni e nelle storie secondi solo al
periodo piu' buio della fine degli anni settanta. Unica eccezzione l'Hulk di Peter David
(a modesto parere di chi vi scrive la miglior testata di supereroi sul mercato da dieci
anni a questa parte) e poco altro.
Quando si puo' collocare, allora, l'inizio della rinascita? Per chi non conoscesse bene le vicissitudini editoriali della Marvel Americana, o per chi si e' dimenticato quello che e' successo da cinque anni a questa parte in America, cerchero' di fare un veloce ma esauriente riassunto.
Nel 1991 il fumetto in America viveva un periodo d'oro: tutte le testate nuove
vendevano moltissimo, i disegnatori erano famosi come delle rock-star e una copertina
speciale faceva raddoppiare la tiratura del fumetto piu' scarso. Era oggettivamente il
periodo in cui i fumetti piu' venduti non erano necessariamente i piu' belli, anzi.
Sull'onda della fama dei suoi disegnatori, la Marvel in un solo anno (il 1991) apri' tre
nuove testate, due dedicate ai mutanti, e una dedicata all'uomo ragno, dove gli autori, i
piu' famosi disegnatori dell'epoca, Jim Lee, Rob Liefield e Todd McFarlaine, ebbero carta
bianca anche per i testi (mi si permetta di escludere i primi tre numeri di X-Men scritti
da Claremont). Se da una parte la fama smisurata degli autori, alimentata dalla stessa
casa editrice, fece vendere milioni di copie di Spiderman, X-Force e X-Men, dall'altra
diede agli stessi disegnatori una forza contrattuale che mai avevano avuto fino ad allora.
Delusi dai bassi stipendi offerti loro dalla casa delle idee e affascinati dall'idea di
possedere i diritti in toto di personaggi da loro creati, i sei pupilli della casa delle
idee (Jim Lee, Todd McFarlaine, Rob Liefield, Jim Valentino, Whilce Portacio e Marc
Silvestri) se ne andarono a fondare l'Image. Nel giro di un anno tutti i disegnatori
migliori della Marvel e della DC erano sotto contratto per la Image: da Dale Kweon (Hulk)
a Jerry Ordaway (Superman), da Marc Texeira (Wolverine) a Mike Greel (Green Arrow).
Credo sia innegabile che l'avvento di questa nuova etichetta editoriale e piu' in generale
lo svilupparsi di tante piccole case editrici in quegli anni, diede non pochi problemi
alle grosse case editrici come Marvel e DC: per limitare la perdita di lettori, la casa
delle idee sommerse il mercato con testate dedicate anche a eroi marginali del suo
universo (Cage, NightTrasher, Nova, Deathlock, Morbius, ecc.), convinta, in questo modo,
di far leva sul collezionismo dei lettori e di levare spazio sugli scaffali delle
fumetterie alle testate di case editrici minori.
Naturalmente, raddoppiando o quasi il numero di testate, fu necessario arruolare nuovi
disegnatori e scrittori, magari ancora non maturi, con risultati molto scadenti dal punto
di vista qualitativo.
Paradossalmente, secondo me, e' da qui che parte la lenta rinascita della casa delle
Idee: certo, a causa dell'elevato numero di testate prodotte, per piu' di un anno la
qualita' media delle testate Marvel e' piuttosto scarsa, ma una volta stabilizzatesi le
quote di mercato fra le varie case editrici, le cose cominciano a migliorare. Vengono
tagliate tutte le testate che non hanno trovato il favore del pubblico, e i giovani autori
piu' validi vengono ridirezionati sulle testate piu' famose (Gary Frank, Joe Madureira,
Angel Medina per fare solo i nomi piu' famosi). Un po' per volta ogni personaggio
riacquista un team creativo relativamente stabile e, a meta' del '96, la rivoluzione puo'
dirsi completata.
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Forte di una qualita' ritrovata, soprattutto per i suoi personaggi piu' rappresentativi (Thor, Iron Man e Cap su tutti), anche la pubblicita' sulle riviste ha cercato di interpretare questo nuovo spirito: da diversi mesi, sulle pagine delle piu' quotate riviste di comics e sugli albi stessi della Marvel e' apparsa quindi una nuova campagna pubblicitaria, dove i personaggi classici della casa delle idee (Thor, Devil, Iron Man, Hulk, ecc.) vengono raffigurati su uno scarno sfondo bianco con la scritta "Putting the character back in comics" ("riportare i personaggi nei fumetti"). La frase e le immagini si spiegano da sole: via tutti i personaggi secondari che erano saliti alla ribalta nei primi anni 90 (chi si ricorda della serie regolare di Cage o Deathlock, di War Machine o Thunder Strike?) e maggiori attenzioni e risorse sulle colonne storiche della Marvel. |
| In Italia stiamo purtroppo vivendo, per quello che riguarda soprattutto Thor e Cap,
proprio il periodo peggiore, quello della transizione: aspettatevi pero' da novembre in
Italia il Thor di Warren Ellis e Mike Deodato Jr, il Capitan America di Marc Waid e Ron
Garney, il Devil di J.M. DeMatteis prima e di Karl Kesel e Cary Nord poi, i Vendicatori di
Bob Harras e Mike Deodato Jr, lHulk di Peter David e Angel Medina, per non parlare
delle testate mutanti, che dall'Eta' dell'Apocalisse hanno sempre avuto un altissimo
standar qualitativo per storie e disegni. L'aspetto piu' importante di questo nuovo corso e' proprio, secondo me, quello di non voler attirare l'attenzione sul fumetto per gli autori che lo scrivono e disegnano, ma solo per la qualita' del personaggio e delle storie: "comprate questo fumetto perche' ci troverete delle belle storie di Thor, indipendentemente da chi lo disegna e scrive, perche' avete la nostra garanzia, la garanzia Marvel, che chiunque scriva o disegni per la Marvel fara' un buon lavoro." Questo e' il messaggio della nuova campagna pubblicitaria Marvel. |
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E ALLORA PERCHE' JIM LEE E ROB LIEFIELD ?!!!
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Ho volutamente tralasciato di nominare, in questa nuova rinascita Marvel, i due nomi piu famosi arruolati dalla Marvel negli ultimi mesi, Jim Lee e Rob Liefield, perche sono sinceramente perplesso per questa mossa promozionale. Se dal punto di vista del marketing, infatti, questa scelta risulta ineccepibile (tutti i titoli che fra qualche mese andranno nelle mani dei due disegnatori Image hanno gia aumentato le vendite), dal punto di vista logistico e qualitativo mi sembra esattamente il contrario di quanto si dice nelle pubblicita', e mi sembra un pericoloso ritorno al passato che citavo allinizio dellarticolo: catturare lattenzione non per la qualita dei personaggi e delle storie, ma solo per chi li disegna. Inoltre almeno tre delle serie che stanno per andare sotto il controllo di Lee e Liefield, (i Vendicatori, Cap, Iron Man) hanno gia subito un restiling ottimo, e stanno vivendo uno dei migliori cicli nella loro vita editoriale. Lesempio piu eclatante è quello di Cap: perche chiamare Liefield, quando Waid e Garney stavano facendo un cosi ottimo lavoro, rivoluzionando in senso positivo la serie, e restituendole i fasti del periodo di DeMatteis e Zeck? |
Lunica serie che aveva effettivamente bisogno di un po di aria nuova, e che
potrebbe avere anche un vantaggio qualitativo dallarrivo di Lee e' i Fantastici
Quattro, che ultimamente, fra viaggi nel tempo e realta parallele, sta vivendo un
oggettivo periodo di stanca.
Resto quindi in attesa di vedere le storie, pronto a dar ragione alla vecchia Marvel se le
quattro testate, una volta finita la parentesi dei due transfughi Image, sapranno
mantenere un buon livello di vendite grazie a belle storie e a buoni disegnatori.
In conclusione, quindi, promuovo il nuovo corso della Marvel quando recupera i suoi personaggi piu famosi, anche utilizzando autori gia affermati (Mark Waid e Warren Ellis su tutti) facendo maturare una nuova generazione di artisti (Joe Madureira, Angel Medina, Ron Garney, Adam Pollina e tanti altri) con storie interessanti e splendidi disegni; rimando a settembre la casa delle idee (lo so che in Italia hanno abolito gli esami di recupero, pero è il concetto che conta!) quando invece arruola i nomi piu gettonati (nelle news ulteriori aggiornamenti) di altre case editrici a solo scopo promozionale, sapendo che la collaborazione sara solo temporanea e, come nel caso di Cap, facendo allontanare un team creativo che stava facendo un buon lavoro.
TUTTI I DISEGNI DI QUESTO ARTICOLO SONO COPYRIGHT (C) MARVEL COMICS
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