
Di Marcello Vaccari (con ringraziamenti a Max Brighel)
Negli ultimi anni, alla Marvel sembra essere scoppiata
la moda di "affittare" i propri personaggi ad autori che normalmente editano per
conto loro i propri fumetti. In questa ottica, si pone l'operazione Heroes Reborn che,
dopo essere durata oltre un anno (13 numeri di ogni collana), ha sì fatto aumentare le
vendite delle collane "prestate", ma ha anche dato adito più a commenti
negativi, o delusi o infuriati, che a elogi. Sostanzialmente, i personaggi sono stati
stravolti dai nuovi autori, ma soprattutto le storie sono state complessivamente scarse, o
addirittura pessime (come quelle di Liefeld). Tutta l'operazione è comunque stata un
espediente puramente commerciale, che non ha minimamente tenuto conto delle aspettative
dei lettori (anche se, dopo una vera e propria sommossa popolare contro le sue pessime
storie, Rob Liefeld è stato poi defenestrato a metà del suo incarico), nella maggioranza
molto delusi dell'esito finale.
Alla fine di tutto questo prende le mosse Heroes Return, ovvero il ritorno in grande
stile degli eroi "in prestito", che naturalmente ha cancellato con un vero colpo
di spugna l'universo de La rinascita degli Eroi, facendolo così diventare un mondo
immaginario come successo per Age of Apocalipse (saga mutante durata però molto meno e,
tutto sommato, di qualità migliore). Al di là della nuova possibilità commerciale di
aumentare le vendite con un lancio in grande stile e strilli su tutte le riviste del
settore, come già avvenuto per la saga precedente, stavolta la Marvel pare aver ponderato
molto meglio questa nuova opportunità di catturare lettori: questo mettendo in campo dei
team creativi di tutto rispetto, e soprattutto delle storie godibili e ben scritte,
personaggi molto ben caratterizzati e finalmente riconoscibili da tutti i fan.
Vediamo nel dettaglio le varie testate.
Avengers
è la testata portante di tutto il lotto, visto che tutti i membri più importanti hanno
poi una loro testata, e le loro storie hanno una notevole interconnessione (la mitica
"continuity", marchio distintivo della Marvel). Qui abbiamo sicuramente il team
creativo più prestigioso, con il pluri-premiato Kurt Busiek ai testi e lo straordinario
George Pérez alle matite. Busiek è partito alla grande con una
saga in tre albi che ha riunito
TUTTI i Vendicatori che abbiano mai militato nel gruppo, mirando molto più a stupire i
lettori che a narrare una storia particolarmente intelligente. Comunque già qui ha
iniziato a tessere sottotrame che verranno alla luce pian piano, e che hanno iniziato a
dare frutti a partire dal n. 4, dove prende veramente l'avvio la serie, con lo sfoltimento
dei ranghi e la formazione di un gruppo fisso (o quasi). Con tutti questi personaggi,
Busiek fatica un po' nella caratterizzazione (a parte alcuni casi come Capitan America,
Scarlet e Ms. Marvel), ma nei numeri seguenti, soffermandosi su qualche personaggio in
particolare, riesce nell'approfondimento. Bisogna comunque dire che nonostante le storie
siano piacevoli e ben scritte, non sono minimamente all'altezza di quelle che lui stesso
scrive per la sua Astro City. In compenso, i disegni di George Pérez sono strepitosi, e
contribuiscono non poco ad aumentare la qualità dell'albo: questo anche per l'ottima
capacità narrativa dell'autore, che con le sue minuziosissime tavole riesce a variare il
ritmo di lettura a suo piacimento, in modo da seguire al meglio il fluire della storia.
Pérez è uno dei pochissimi disegnatori che riesce a dare un ritmo ben preciso alla
narrazione con la sua abilità nella costruzione della pagina e il variare del numero
delle vignette: capacità acquisita anche lavorando come sceneggiatore.
Fantastic
Four è forse la testata migliore. I primi tre numeri e parte del quarto sono scritti da
un Lobdell in ottima forma, che riporta il gruppo in quella dimensione familiare che gli
è più congeniale, inserendo anche una forte carica ironica che faceva spesso capolino
anche nelle ormai mitiche storie di Stan Lee e Jack Kirby. Anche i caratteri dei
personaggi sono un ritorno alle origini e, insieme col ritorno di personaggi classici come
l'Uomo Talpa, il fantasma Rosso, Terminus (qui usato
secondo me al posto di Galactus, che
probabilmente non gli hanno lasciato utilizzare), Silver Surfer ecc. rendono queste prime
quattro storie davvero molto gradevoli. A questo si devono aggiungere le plastiche matite
di Alan Davis (nei primi tre albi), forse il più elegante disegnatore attualmente in
circolazione, che sembra davvero nato per disegnare il Quartetto. Credo che anche molta
della vena ironica di questi albi sia da attribuire a Davis, come le altre sue opere ci
hanno insegnato. E' davvero un peccato che sia rimasto per così poco tempo, perché il
suo sostituto, il pur bravo Salvador Larroca, non riesce a fare lo stesso ottimo lavoro su
questi personaggi, che hanno sicuramente bisogno di un segno morbido, e non spigoloso.
Insieme con Larroca, arriva ai testi nientemeno che Chris Claremont, di ritorno alla
Marvel dopo diversi anni. Le sue prime storie mantengono il tono veloce e leggero, sono
soprattutto incentrate sui singoli personaggi, e le caratterizzazioni sono piuttosto
buone. Claremont riesce anche a trovare il modo di inserire alcuni dei suoi personaggi
preferiti, come i Technet e un assembramento di Capitan Bretagna che sembra uscito pari
pari dalle sue storie di Excalibur. Probabilmente, quando ha scritto questi albi, pensava
che Alan Davis sarebbe rimasto alle matite per un periodo più lungo. Claremont sta anche
lanciando le sue classiche sottotrame a lunga gittata che lo hanno reso famoso sugli X-Men
- e quindi siamo tutti molto fiduciosi per il futuro!
A
differenza di tutte le altre testate, passate a nomi nuovi, Captain America ritorna nelle
mani del duo che lo aveva già condotto a notevoli successi di pubblico e di critica prima
di Heroes reborn, vale a dire Mark Waid e Ron Garney. Questa volta Waid parte un poco in
sordina, e ci vogliono alcuni numeri per riportare in alto il tenore delle sue storie. I
primi due albi sono quasi dei racconti
riempitivo dove non succede praticamente nulla tranne qualche
scazzottata: la cosa più rilevante è la perdita del mitico scudo (che ricordiamo essere
un pezzo unico composto di una lega mai più riprodotta), poi rimpiazzato da una copia di
quello che Cap usava nelle sue primissime storie. La serie inizia a decollare con il n. 3
e, come il solito, la caratterizzazione del personaggio è ottima, anche se le storie sono
molto più retoriche e moraleggianti di quelle che Waid aveva realizzato prima della
pausa. Comunque, l'autore ha già fatto vedere che, nelle mani di un buon scrittore, un
personaggio patriottico apparentemente anacronistico ha ancora un notevole potenziale,
anche nelle attuali condizioni di disfacimento dei valori morali che sta attraversando la
nostra società (o forse proprio per quello). Le matite di Garney sono sempre molto
efficaci e dinamiche e, negli ultimi numeri, è stato sostituito dall'altrettanto bravo
(anzi forse migliore) Andy Kubert, perché Ron è passato alla seconda testata dedicata al
Capitano.
La
testata di Iron Man era sicuramente quella più in crisi prima della Rinascita, e forse è
stata quella scritta meglio in quei fatidici 13 mesi. La nuova incarnazione è stata
affidata a Kurt Busiek e Sean Chen ma, nonostante i due
stiano facendo un discreto lavoro,
rimane sicuramente la serie più debole del lotto. Busiek non sembra entrare in sintonia
col personaggio e tesse una trama piuttosto lenta, in stile soap opera, con un Iron Man
non tanto invincibile: questo anche se Tony Stark appare abbastanza deciso e determinato.
In compenso, Busiek recupera comprimari storici e simpatici come Happy e Pepper, e getta
le basi di un lavoro a lungo termine, che dovrebbe riportare parecchi vecchi nemici, primo
tra tutti il Mandarino. I disegni di Chen sono gradevoli e di buon livello complessivo:
sicuramente i personaggi in armatura gli vanno a genio, visto che li disegna molto bene.
Infine, Thor, la
testata più recente. Partita diversi mesi dopo le altre, mette comunque in campo un team
di tutto rispetto come Dan (Superman)
Jurgens e Romita Jr. La partenza di questa serie promette
piuttosto bene: Jurgens pare trovarsi molto a suo agio con personaggi di grande potere, e
inserisce subito notevoli sconvolgimenti nella vita del nostro eroe. Le matite di Romita
sono come sempre spettacolari ed efficaci, e si addicono moltissimo al dio del tuono.
In conclusione, si potrebbe davvero dire "Finalmente sono tornati!". Questi albi
sono la dimostrazione che, al di là di campagne pubblicitarie, cambi di gestione,
copertine speciali, e trucchi vari per gonfiare artificialmente le vendite, quello che
paga sono sempre buone storie accoppiate a buoni disegni. Se gli autori in campo sono
bravi, il prodotto sarà sicuramente di un livello abbastanza buono da far aumentare le
vendite, anche senza il ricorso a nuovi numeri uno o altri espedienti di vario genere.