Questo non è un pezzo su Gaiman,
perché non sono all'altezza di scrivere di un maestro, non è un
articolo su Sandman, perché altri hanno già riversato fiumi
d'inchiostro, ma una sintesi sui contenuti di un fumetto che quando
dispiega le ali diventa poesia.
Non molto tempo fa "eravamo solo noi,
senza più santi ne eroi" ora siamo in tanti, siamo in buona
compagnia. Molti eroi hanno cambiato indirizzo e pochi abitano ancora
tra le nuvole di carta, una società demitizzata che ha consacrato al
simbolo il suo essere non lascia spazio a eroiche figure salvatrici di
mondi. Gaiman è uomo intelligente e dagli svariati mestieri, sa
cogliere l'essenza del suo tempo e, grazie alle sue doti di narratore,
sposta il piano del racconto decentrandolo, partorendo un universo
narrativo dove il protagonista è il luogo, ma non un posto qualunque,
bensì il territorio sconfinato del sogno, dove tutto può rientrare nel
panorama del possibile. Un incredibile artificio letterario che consente
interpretazioni svariate, che apre confini sino ad allora impensabili
per la narrativa disegnata. Tante buone vite perdute nel limbo, nei
meandri inestricabili della dimensione onirica.
Mentre il giorno si fa da parte per lasciare spazio all'oscurità nasce
Sandman, non signore, ma custode del sogno, salvaguardia di quegli
effluvi che emanano dalle nostre coscienze. Al di là di una continuity
gestita con maestria potremmo, per assurdo, frammentare ogni sogno di
qualunque delle molte figure che intervengono nella narrazione,
riducendolo ad un tentativo di rappresentazione quotidiana di una
realtà che si porta addosso tutti i mali del suo tempo. Il contenitore
caotico, come caotico è ogni linguaggio simbolico, ci appare come un
calderone fiabesco che continuamente ribolle, portando a galla mitologie
perdute, rivisitazioni favolistiche che suonano come campanelli
d'allarme, tesi a risvegliare tutto quello che credevamo perduto negli
spazi angusti della nostra memoria. Le storie di Sandman sono una sfida
lanciata al lettore, che ha bisogno di soffermarsi a lungo sulle tavole,
di ponderare su dialoghi intensi che, nonostante buone traduzioni, non
rendono in italiano come in lingua originale, Gaiman cattura
l'attenzione, introducendo concetti che sono diventati oggi, dopo nove
anni dall'apparizione delle prime storie in Italia, patrimonio di un
pensiero diffuso. Il grande tema dell'illusione, della "maya"
buddista che aleggia sopra ogni episodio, evidenziandoci come tutto sia
effimero e il confine tra sogno e realtà sempre più sottile, "il
mito dell'eterno ritorno" di battaglie combattute sempre al piano
di sopra, dove nemmeno la storia è più rifugio sicuro.
Gli "Endless", gli eterni che esistono solo perché qualcuno
li può pensare esistenti, che ci riportano in quel serbatoio delle idee
di Platoniana memoria. La figura di "Desiderio" radice dei
mali del mondo come altra immagine cara alla cultura buddista ed indù,
la grande caratterizzazione di sorella "Death" rappresentata
come dilemma necessario per un ascesi altrimenti preclusa. Ed infine
Morfeo- Sandman che ci libera di quel vincolo impostoci dalla Marvel
dove ad un grande potere dovevano corrispondere grandi responsabilità.
Gaiman ci fa fare i conti con un Dio che abbandona l'uomo lasciandolo al
suo destino, aprendo le porte a quell'oblio della creazione che altri
sceneggiatori riprenderanno in altri soggetti con altri ottimi fumetti.
La simbologia dell'abbandono appare come la rivoluzione più evidente,
infatti nel panorama dei comics il "lasciare", l'impotenza
dell'eroe è stravolgimento narrativo, ma qui Gaiman ci propone la sua
teologia, che vede, che scruta, che sonda qualcosa di più alto di più
profondo di un semplice custode del sogno, vi è un ipotizzazione
gerarchica che non ha mai la presunzione di giungere all'ultimo gradino.
Il Dio Morfeo sfugge da ogni antropomorfizzazione possibile scivolando
tra le pagine, incuneandosi tra i sogni degli uomini, ma mantenendo un
alterità complessa propria di quel divino che non ci sarà mai dato
conoscere.
La didascalia sulla copertina degli albetti della comic-art diceva:
"fumetto dark", posso capire il marketing e posso capire
Traini, ma a tutto c'è un limite.