Storia
Il
Consiglio Comunale venne istituito nel 1802 (L.
24 luglio 1802) in pieno periodo
napoleonico. Sospeso nel 1831,
riprese le sue funzioni solo dopo il 1848.
Nel
1859,
in seguito ai rivolgimenti nazionali, si conformó alla legge sarda La Marmora-Rattazzi
(23 ottobre 1859) sull'ordinamento
comunale e provinciale, che entró in vigore a Modena il primo gennaio 1860.
Su quella legge si basó la vita del Consiglio Comunale, con le relative
procedure elettorali, fino al febbraio 1889.
Nel 1888, con la legge n° 5865, venne allargato il diritto di voto amministrativo
a tutti i maschi d'etá superiore agli anni 21, e venne sancita l'elettivitá
del Sindaco nei Comuni capoluogo di provincia, e accentuata l'autonomia politica
delle istituzioni locali controbilanciata dall'istituzione della Giunta Provinciale
Amministrativa presieduta dal Prefetto.
Dal 1892 Modena in piú occasioni (1892-1897, 1900, 1910, 1912, 1919, 1926)
ebbe alla guida del Comune un
Commissario straordinario di nomina regia, vista l'incapacitá del Consiglio
di rieleggere Sindaco (immagini da volume relative ai sindaci) e Giunta.
Dal 1922 il Consiglio non venne piú eletto fino al 1946.
Dopo la seconda Guerra Mondiale il decreto legislativo luogotenenziale del 7 gennaio
1946 (n°1) denominato "Ricostruzione delle amministrazioni locali su
base elettiva" cancellò con un colpo di spugna l'ormai superata riforma
podestarile riaffermando l'esistenza e l'elettivitá del Consiglio Comunale
rifacendosi nella sostanza al Testo unico
del 1915.
Dal 1946 nuove leggi arrivarono a ritoccare le competenze e la composizione del Consiglio Comunale, tra queste
il Testo unico 5 aprile 1951
(nº203), la legge 23 marzo 1956 (nº136), la legge 10 agosto 1964 (n°663)
e ancora la legge 8 aprile 1976 (nº278) fino ad arrivare alla normativa corrente,
ma senza modificare in modo significativo, come invece era successo in passato,
ambiti di competenza e autonomie.


