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Assessorato alla Pubblica istruzione Comune di Modena
Istituto storico di Modena
I LUOGHI
DELLA MEMORIA
Quattro itinerari per conoscere la storia
di Modena in guerra (1943-1945)
Presso l'Istituto e l'Assessorato alla Pubblica istruzione sono disponibili
i materiali didattici di supporto ai quattro itinerari
Itinerario n. 1 - LA VIOLENZA
Palazzo Ducale - Palazzo Vescovile di Piazza
Grande - Ghirlandina
Si parte da Piazza Roma, dove si trova il Palazzo Ducale, già
sede della corte estense. Questo imponente edificio diviene, dal 1863
(dopo l'annessione di Modena al Regno d'Italia), sede della Scuola (poi
Accademia) militare di fanteria e cavalleria.
Durante la seconda guerra mondiale, dopo l8 settembre 1943, lAccademia
viene sciolta e il Palazzo Ducale occupato dai tedeschi, che dal 25
settembre vi collocano il Platzkommandantur I (Comando del presidio
militare tedesco della provincia di Modena); dal 12 dicembre dello stesso
anno vi ha sede anche il Comando militare provinciale dell'Esercito
italiano.
Autunno 1944: questo luogo diventa tristemente famoso perché
vi si stabilisce l'Ufficio politico investigativo (UPI) della GNR; nelle
sue carceri, collocate nel sottotetto (denominato quota pipistrello),
vengono torturati partigiani e civili arrestati.
Percorrendo Via Farini e poi Via Emilia si giunge in Piazza Grande,
chiamata Piazza Maggiore durante il regime fascista e Piazza della Repubblica
durante la RSI. Qui tedeschi e fascisti fissarono il teatro delle pratiche
più inquietanti della violenza in guerra: le esecuzioni e lesposizione
dei morti ammazzati, allo scopo di terrorizzare la popolazione civile.
Sul Palazzo Vescovile, angolo Corso Canalchiaro, si trova una lapide
che recita: "XXX luglio MCMXLIV / qui / rappresaglia esecranda
/ immolava / alla barbarie teutonica / venti cittadini incolpevoli",
a memoria di quanti (tra partigiani e cittadini modenesi) vennero uccisi
il 30 luglio 1944, per rappresaglia dopo un sabotaggio ad automezzi
tedeschi, che aveva causato il ferimento di un militare. Lepisodio
toccò punte di violenza sconosciute fino a quel momento, chiaro
indizio della volontà di inviare alla città di Modena
precisi avvertimenti: non si collabora con i partigiani; repressione
immediata contro ogni attentato. La dura rappresaglia segnò l'estate
del 1944, quando in poche settimane (tra la metà di luglio e
la metà di agosto) vennero eliminate, da tedeschi e fascisti,
167 persone.
Sempre sul Palazzo Vescovile, all'angolo con Calle dei Campionesi, si
trova un'altra lapide: "Dopo inaudito martirio / sacrificarono
la giovane vita / per la patria e la libertà / esempio e monito
agli italiani / medaglia d'oro Emilio Po / partigiano Alfonso Piazza
/ partigiano medaglia d'argento Giacomo Ulivi / fucilati in questa piazza
/ dai nazifascisti / il 10 novembre 1944 / 10.11.1948". Dopo l'uccisione
di quattro fascisti a Soliera, il comando della GNR decise infatti di
fucilare Emilio Po (artificiere della brigata partigiana Walter
Tabacchi), Alfonso Piazza (sottufficiale dellaeronautica
che dopo l8 settembre aveva aderito alla Resistenza) e Giacomo
Ulivi (studente di Parma, più volte arrestato per attività
antifascista, splendide le sue lettere scritte prima di morire).
Tale pagina, oltre a confermare il ricorso alla violenza e alla tortura
come strumenti per fiaccare il nemico e per minacciare la popolazione,
appare esemplare per comprendere luso della rappresaglia come
esibizione della forza da parte del potere. Emilio Po, infatti, dopo
larresto, fu più volte torturato per poi, insieme agli
altri due, essere caricato su un camioncino che lentamente - muovendo
dallAccademia - raggiunse Piazza Grande percorrendo Via Farini
al canto di inni fascisti.
Si può cogliere visivamente la dimensione della violenza contro
la Resistenza in provincia di Modena portandosi in Piazzetta Tassoni,
davanti alla Ghirlandina. Ai piedi della torre tre grandi teche contengono
le immagini di centinaia di partigiani uccisi (in provincia di Modena,
considerando anche i civili, vengono ammazzate circa 2.000 persone,
882 per rappresaglia): è il monumento alla memoria della Resistenza,
nato in modo spontaneo, come manifestazione del dolore popolare. Subito
dopo la Liberazione - infatti - i modenesi attaccavano qui le foto dei
familiari dispersi, nella speranza che qualcuno potesse dare loro notizie.
Col passare del tempo - fino allattuale forma ufficiale - sono
state esposte qui tutte le immagini dei partigiani caduti nella lotta.
Itinerario n. 2 - LA VITA QUOTIDIANA
Caserma Santa Chiara - Piazzale Torti - Piazza
dei Servi - Via Albinelli - Duomo
Si parte dal Palazzo Santa Chiara, all'angolo tra Rua Muro e Via degli
Adelardi. Questo grande edificio nasce come caserma intitolata a Ciro
Menotti.
Utilizzata dal febbraio 1944 come sede della Scuola allievi ufficiali
della GNR, fu colpita nel corso del bombardamento del 13 maggio 1944,
che segnò duramente il centro storico di Modena, provocando 122
morti e lasciando circa 3.000 persone senza tetto. Si trattò
di un errore da parte degli aerei alleati, che avevano come obiettivo
lo scalo ferroviario. Ciò diede fiato alla propaganda fascista
contro i liberatori e i partigiani. Nel dopoguerra l'edificio
è stato oggetto di un restauro, che volutamente non è
intervenuto sulla parte bombardata, per far sì che restassero
chiari i segni delle bombe: ancora oggi possiamo vederli.
Altri due bombardamenti colpirono la nostra città: il 14 febbraio
1944 furono distrutte alcune fabbriche, colpita la stazione ferroviaria
e abbattute abitazioni nei quartieri Sacca e San Cataldo, più
di 100 i morti e 150 i feriti; il 22 giugno 1944 furono di nuovo colpiti
gli stabilimenti in zona Sacca e San Cataldo, ma questa volta, grazie
allo sfollamento degli abitanti avvenuto dopo il bombardamento precedente
e in virtù della ridottissima attività industriale, i
morti furono solo quattro.
Da Via degli Adelardi, passando per Via Ruggera, un breve tratto di
Corso Canalchiaro e Via Balugola, si giunge in Piazzale Torti. Qui,
sul muro di Palazzo Forni-Cervaroli che fa angolo con Via Selmi è
ancora visibile - come in altri luoghi della città - una scritta
nera che indica un rifugio. Già alla fine del 1941 nella nostra
città erano stati costruiti 35 rifugi, che potevano accogliere
fino a 6.000 persone; altri vennero realizzati negli anni successivi,
insieme a decine di trincee antisoffio (buche che servivano da riparo
contro londa durto provocata dalle esplosioni).
La zona racchiusa tra Via Selmi, Via San Paolo, Via Tre Re, Via dei
Servi è stata tra le più colpite nel bombardamento del
13 maggio 1944, il più duro su Modena. Percorrendo via Selmi
fino a Piazza dei Servi è possibile scoprire che qui esisteva
la chiesa di San Salvatore, risalente al 1214. Essa fu completamente
distrutta dalle bombe; si salvò solo il campanile, ancora oggi
visibile sulla sinistra, ad angolo con Via dei Servi. Nel dopoguerra,
al suo interno, è stata costruita una cappella che accoglie una
scultura in terracotta, unica testimonianza delle opere che appartenevano
allantica San Salvatore.
Proseguendo per Via dei Servi, e girando in Via Albinelli, si giunge
al Mercato coperto di frutta e verdura. Inaugurato il 28 ottobre 1931,
dopo labbattimento di alcuni isolati tra via Albinelli e via Mondatora,
sostituì il mercato che si svolgeva tradizionalmente in Piazza
Grande. Questo luogo può essere assunto come emblema delle difficoltà
alimentari incontrate durante la guerra dai cittadini di Modena. Numerose
testimonianze (e documenti) ricordano langoscia per i banchi vuoti
e la penuria di alimenti, le difficoltà e i ritardi nella distribuzione
dei generi di prima necessità, il continuo rialzo dei prezzi
e lo sviluppo del mercato nero. In inverno, poi, esplodeva in tutta
la sua drammaticità il problema del reperimento della legna e
del combustibile necessari per il riscaldamento domestico e la cottura
dei cibi.
Infine, giungendo in Piazza Grande, sul lato del Duomo all'angolo con
Calle dei Campionesi, è ancora visibile il segno della bomba
che - sempre il 13 maggio - lo colpì, per fortuna senza esplodere.
Itinerario n. 3 - I LUOGHI DEL FASCISMO E DELLA
COSPIRAZIONE
Corso Vittorio Emanuele - Piazza Roma e Palazzo
Ducale - Via San Vincenzo - Piazza Grande - Via Sant'Eufemia
Si parte da Corso Vittorio Emanuele. Qui si trova il Palazzo
Coccapani-DAragona, che la Federazione modenese del Partito nazionale
fascista acquistò nel 1929 per stabilirvi la propria sede, denominandolo
Palazzo del Littorio. Il 26 settembre 1943, sotto il regime di Salò,
fu costituita la federazione modenese del Partito fascista repubblicano,
che prese immediatamente possesso delledificio. La notte del 31
dicembre 1944 il palazzo fu colpito da alcune cannonate partite da un
carro armato tedesco catturato dai partigiani.
Proseguendo lungo Corso Vittorio Emanuele si incontra il Palazzo Ducale
che occupa un lato di Piazza Roma. Dopo l8 settembre 1943, ledificio
divenne contemporaneamente sede del Comando di zona tedesco, del Comando
militare dellEsercito italiano e dellUfficio politico investigativo
della GNR e fu identificato, nel corso della Resistenza, come simbolo
del potere fascista e nazista; la piazza attigua costituì così
il crocevia del potere militare che occupava Modena, nonché lobiettivo
di chi lo combatteva. Non a caso il 22 aprile, nel corso della battaglia
per la liberazione della nostra città, le forze partigiane si
concentrarono proprio attorno al Palazzo Ducale, stringendolo dassedio
e costringendo alla resa i reparti tedeschi lì di stanza.
Da Piazza Roma si imbocca Via Farini. A metà circa, sulla sinistra,
si apre un breve vicolo, che porta su Via San Vincenzo. In un appartamento
dello stabile ad angolo con Via Campanella - vicinissimo, quindi, ai
comandi militari tedeschi e fascisti (la Resistenza in città
conosceva questa contiguità tra potere e cospirazione) - aveva
sede il laboratorio clandestino di esplosivi della brigata dei GAP Walter
Tabacchi. E proprio nelle vicinanze, il 7 novembre 1944, una pattuglia
della GNR, insospettita dai movimenti attorno alla casa, riuscì
a catturare Emilio Po, mentre in bicicletta trasportava esplosivi nascosti
in una sporta piena di segatura. Egli sarà poi torturato e fucilato
in Piazza Grande tre giorni dopo, insieme a Giacomo Ulivi e Alfonso
Piazza.
Nel perimetro del centro storico i partigiani utilizzavano per la distribuzione
di volantini propagandistici e di armi anche alcuni laboratori artigiani,
come il negozio di biciclette di Novello Bevini, in Via Berengario,
e la bottega da calzolaio di Reclus Monari, in Via Selmi.
Ritornando su Via Farini, e proseguendo verso la Via Emilia e poi attraverso
Piazza Grande, si giunge davanti al Palazzo Comunale. Durante la RSI
i Comuni erano amministrati o da commissari prefettizi o da un podestà,
nominati dallalto; autorità che assumevano in sé
le funzioni attribuite in precedenza al sindaco, alla giunta e al consiglio
comunale. Al podestà poteva affiancarsi una consulta, con scarse
funzioni decisionali. Negli anni della guerra lamministrazione
comunale dovette impegnarsi seriamente nella gestione dei problemi che
investirono la popolazione, affrontando emergenze assolutamente nuove,
quali ad esempio lassistenza alle famiglie sfollate dai quartieri
bombardati e a quelle provenienti da altre zone dItalia, la costruzione
dei rifugi, il recupero delle bombe inesplose, la rimozione delle macerie
e la sistemazione delle aree colpite dai bombardamenti, per non parlare
dei problemi logistici derivanti dalla presenza di truppe tedesche.
Di fronte al Duomo si apre Via SantEufemia. Percorsi pochi passi,
sulla sinistra ci si imbatte in un edificio dellUniversità
di Modena. Qui aveva sede lIstituto di chimica generale, che ospitava
le riunioni clandestine del Comitato di liberazione nazionale della
provincia di Modena e del Comando militare provinciale della Resistenza.
Una targa (ora rimossa) recitava: "Dal settembre 1944 al 22 aprile
1945 / ebbe sede in questo istituto / il / Comitato di liberazione nazionale
/ e dal febbraio 1945 allinsurrezione / il / Comando di zona delle
forze partigiane. / Ricordino i giovani / ancora e sempre / linsegnamento
carducciano che / scienza è libertà".
Itinerario n. 4 - LA PERSECUZIONE DEGLI EBREI
Piazza Mazzini - Torre Ghirlandina - Via del
Carmine e Chiesa di San Biagio
Ci muoviamo da Piazza Mazzini - di fronte alla Sinagoga - che sorge
su quello che un tempo costituiva il cuore del Ghetto ebraico, istituito
nel 1638 dagli Estensi. Le strade del Ghetto a sera venivano chiuse
prima con portoni e poi con pesanti cancelli, per impedire che gli ebrei
uscissero di notte. Nel 1873 furono abbattuti alcuni edifici e costruita
la Sinagoga.
Nel biennio 1903-1904, con motivazioni improntate alla necessità
di un risanamento igienico e al decoro, si procedette allo sventramento
dellisolato compreso tra Via Blasia e Via Coltellini, una delle
zone - in effetti - più malsane della città: nacque così
Piazza della libertà, poi Piazza Mazzini (dal 1911). Successivamente,
su pressione dellarcivescovo di Modena, che intendeva nascondere
la vista della Sinagoga ai passanti sulla Via Emilia, vennero piantati
alberi e realizzato un piccolo giardino.
Da Piazza Mazzini si giunge a Piazza Tassoni, sotto la Ghirlandina.
Qui, sul muro del Palazzo Comunale, si scorge una lapide che ricorda
Angelo Fortunato Formiggini, editore modenese che scelse il suicidio
per protestare contro lintroduzione delle leggi razziali in Italia:
fu così che il 29 novembre 1938 si gettò dalla torre.
Al momento dellemanazione dei provvedimenti contro di essi, gli
ebrei modenesi erano totalmente assimilati al resto della popolazione,
e appartenevano a tutti i ceti sociali. Il censimento del 1938 registrava
in città la presenza di 267 ebrei, 60 dei quali iscritti al Partito
fascista. Ebreo era anche Duillio Sinigaglia, ucciso nel 1921 nel corso
di una manifestazione dalla Guardia Regia, e considerato il martire
per eccellenza del fascismo modenese: si pensi che a lui rimase
intitolato, fino al 1945, un Gruppo rionale fascista e che durante il
regime fu persino un intervento di Mussolini a salvaguardare la sua
famiglia.
A seguito dellespulsione dalle scuole e dalluniversità
degli studenti e degli insegnanti ebrei - uno dei risultati delle leggi
del 38 - la Comunità fu costretta ad aprire una piccola
scuola, separata da quelle di stato. Molti - a ridosso della guerra
- decisero di spostarsi in altre province (spesso presso parenti), o
di emigrare in nazioni più sicure, quali il Sud Africa, il Cile,
lArgentina, gli Stati Uniti.
Dalla Ghirlandina, percorrendo Via Emilia, si raggiunge Via del Carmine
e la Chiesa di San Biagio. Qui operava don Elio Monari, che insieme
ad alcuni giovani dellAzione cattolica aiutò, dopo l8
settembre, molti ebrei a fuggire in Svizzera, per evitare così
la deportazione nei campi di sterminio tedeschi. Egli nascose pure una
trentina di ebrei provenienti da Ferrara, che dopo leccidio compiuto
dai fascisti al Castello Estense (15 novembre 1943) cercarono riparo
nella nostra città. Ricercato dalla polizia, Don Elio Monari
salì in montagna nel maggio 44, per unirsi ai partigiani.
Catturato a Piandelagotti, fu fucilato a Firenze il 23 luglio 1944.
È stato decorato di medaglia doro al valor militare.
Fu grazie a parroci, militanti antifascisti, semplici cittadini, ma
anche funzionari pubblici - come nel caso del vice questore di Modena
Francesco Vecchioni - che la comunità ebraica modenese ebbe un
numero veramente limitato di catturati per la deportazione. Tra gli
appartenenti ad essa, infatti, si ha notizia di tredici persone, sorpresi
perlopiù in altre province e finiti ad Auschwitz. Altri furono
uccisi mentre tentavano di passare la linea del fronte.
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