|
|
 |

L'Italia
entra in guerra nel giugno 1940, ma esercito e nazione non sono pronti
a sostenere uno sforzo bellico prolungato, e infatti su tutti i fronti
in cui sono impegnati i nostri reparti militari incontrano forti difficoltà.
Quando gli angloamericani sbarcano in Sicilia (luglio 1943), il re Vittorio
Emanuele III decide di sbarazzarsi di Mussolini, nominando capo del governo
Pietro Badoglio.
Ma la guerra continua, e nel settembre 1943 il governo monarchico chiede
l'armistizio agli angloamericani. Allora i tedeschi occupano la penisola,
il paese cade nel caos, le forze armate si dissolvono. L'Italia è
così divisa, occupata da due eserciti stranieri che si combattono
l'un l'altro: gli Alleati avanzano da sud verso nord, liberando in poco
tempo le regioni meridionali. Mussolini, catturato per ordine del re e
incarcerato sul Gran Sasso, viene liberato dai tedeschi e fonda - con
il loro sostegno - la Repubblica sociale italiana, detta anche Repubblica
di Salò, dalla cittadina sul lago di Garda in cui hanno sede alcuni
ministeri.
Da quel momento la RSI compie un notevole sforzo propagandistico, attraverso
la produzione di manifesti, giornali, cartoline, ecc. Uno sforzo cui non
corrisponde - in termini di consenso - una significativa presa
sulla realtà del Nord Italia. Si alternano così numerosi
avvisi, bandi e proclami, nonché appelli che intendono regolamentare
la vita quotidiana della popolazione, raccogliere adesioni al nuovo fascismo
repubblicano, impedire lo sviluppo della lotta partigiana, ma anche 'additare'
i tanti nemici (partigiani, ebrei, angloamericani, badogliani, 'negri',
ecc.).
Spesso questi ordini cadono nel vuoto, e non riescono a incidere sui comportamenti
collettivi; in altre occasioni, come nel caso delle rappresaglie, riflettono
drammaticamente la realtà di una guerra che tocca ormai tutta la
popolazione civile.
|