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Popolazione e vita quotidiana


Con l'avvicinarsi del fronte di guerra alla pianura Padana peggiorano sensibilmente le condizioni di vita della popolazione modenese, soprattutto per l'aumentata presenza di truppe tedesche. In febbraio, maggio e giugno 1944 Modena viene colpita da tre violenti bombardamenti, che provocano centinaia di vittime e la distruzione di fabbriche, abitazioni, edifici pubblici e chiese. Le uniche possibilità di difesa per la popolazione sono i rifugi presenti in città o la fuga verso le campagne. Sfollano dai centri principali 22.000 modenesi. Le autorità devono poi assistere circa 3.000 profughi provenienti da altre province.

Un problema drammatico è quello alimentare. Dal 1940 funziona in Italia il razionamento dei prodotti, ma le ‘quote’ fissate sono insufficienti a garantire un adeguato sostentamento alla popolazione. Generi di prima necessità sono introvabili, se non al mercato nero, a prezzi altissimi. Il ‘governo’ delle risorse alimentari fallisce totalmente, soprattutto per le difficoltà di trasporto, la flessione nei raccolti, le continue requisizioni da parte dei tedeschi, l’irrazionalità del sistema distributivo, il prevalere di interessi particolari e la possibilità di arricchimento illecito che tale situazione produce (anche tra le autorità ufficiali).

Le amministrazioni locali sono così costrette a prendere iniziative autonome per garantire ai cittadini quantità minime di prodotti.

Alle autorità fasciste si sostituiscono spesso i comandi partigiani, che in pianura impediscono i raduni di bestiame, requisiscono burro e grana dai caseifici, distribuiscono derrate alimentari alla popolazione, reprimono il mercato nero e la delinquenza comune.


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