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La propaganda fascista


L'occupazione dell'Italia consente ai tedeschi di agire da padroni nel nostro paese e di avviare un piano programmato di accaparramento delle risorse finanziarie, industriali e alimentari; iniziano anche i rastrellamenti di civili per il lavoro in Germania.

La costituzione di uno Stato e di un governo fascisti sono funzionali alla necessità tedesca di controllare il territorio italiano occupato, pertanto la RSI non gode di alcuna reale autonomia.
Questa situazione ha conseguenze drammatiche perché ora gli italiani si trovano a combattere (e a combattersi) su fronti diversi: i partigiani collaborano con gli angloamericani, i fascisti sono alleati ai tedeschi.

La costituzione degli apparati politici e amministrativi della RSI procede con difficoltà, ma è soprattutto la decisione di ricostruire l'esercito che provoca tensioni: la maggioranza della popolazione non vuole continuare la guerra, molti giovani si nascondono per non arruolarsi, e tanti di loro entrano nelle formazioni partigiane che si vanno costituendo in tutto il territorio occupato dai tedeschi.

Con la caduta di Roma in mano alleata (4 giugno 1944), la RSI entra in una crisi profonda. In luglio viene militarizzato il Partito fascista repubblicano e nascono le Brigate nere, che raccolgono i fascisti più esaltati, desiderosi di vendicarsi contro i partigiani.
Negli ultimi mesi del 1944 - e fino alla liberazione dell'aprile 1945 - il fascismo modenese rinuncia ad ogni velleità amministrativa e di governo del territorio.

Le poche forze rimaste vengono tutte utilizzate nella lotta contro i partigiani.
Alla fine, saranno 1.998 i partigiani e i cittadini caduti nel corso della lotta: di questi, ben 882 verrano uccisi dai tedeschi e dai fascisti in azioni di rappresaglia.


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