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La propaganda fascista
> 1.1 Non tradite mio figlio





Con la figura della madre del soldato caduto - che porta con composta fierezza la medaglia d’oro conferita al figlio morto in combattimento - venne evocato il sacrificio di tre anni di guerra, dal 1940 al 1943; sacrificio che, dopo le dimissioni di Mussolini del 25 luglio 1943, era stato contestato da ampi strati della popolazione italiana. Infatti, a partire da quel momento, al regime fascista venne apertamente rinfacciata la decisione - presa nel giugno del ’40 - di entrare in guerra al fianco della Germania nazista. In tale scelta, infatti, veniva individuata la causa scatenante dei problemi nazionali.

Dopo la costituzione della Repubblica sociale italiana, che riproponeva una forma di governo e di stato fascisti, questi manifesti intendevano sottolineare la necessità di mantenere fede alle mire guerrafondaie del 1940 e, di conseguenza, di considerare traditore chiunque si fosse schierato dalla parte degli anglo-americani o della lotta partigiana.

Di particolare interesse risulta - in questa immagine - l’intento di far leva su sentimenti intimi e profondi, come il dolore di una madre, per convincere gli italiani a combattere.

Luglio 1944, formato 70x100. Archivio Istituto storico di Modena


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