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La repressione antipartigiana
La
Resistenza nasce come opposizione all'occupazione nazista dell'Italia
centro-settentrionale. È un fenomeno complesso, che intreccia organizzazione
militare, movimento politico e spontanea azione di cittadini tendenti
a rinnovare in senso democratico l'Italia.
Nella nostra provincia la Resistenza si organizza in modo diverso a seconda
degli ambiti geografici in cui si trova ad operare: in montagna si struttura
per brigate, come un esercito di guerriglia; in pianura i partigiani devono
agire a stretto contatto con la popolazione civile, e quindi operano in
piccoli gruppi, i Gruppi d'azione patriottica e le Squadre d'azione patriottica.
I partigiani sono per lo più giovani che rifiutano il servizio
militare nella Repubblica di Salò. Molti di loro sono contadini
e operai, ma non mancano intellettuali e studenti. Alcuni sono antifascisti
per tradizione famigliare, per altri ladesione alla Resistenza nasce
da una scelta a volte casuale, determinata dalle circostanze, e costituisce
l'occasione per formarsi una coscienza politica.
Le forme di Resistenza sono diverse: non armate, come l'aiuto ai soldati
sbandati, agli ebrei, agli angloamericani fuggiti dai campi di prigionia;
il sabotaggio delle linee di comunicazione e di trasporto, o della produzione
industriale e agricola; gli interventi in difesa della popolazione, attraverso
la distribuzione di prodotti alimentari e la difesa del patrimonio agricolo
e zootecnico; la vera e propria lotta armata, come le azioni contro i
presidi fascisti e le colonne tedesche che si spostano di notte per non
essere avvistate dall'aviazione alleata.
Ala fine della guerra si contano in provincia di Modena 15.344 partigiani
combattenti (tra cui 1.622 donne) e 2.798 patrioti. Altri 269 partigiani
modenesi combattono in altre province e 907 all'estero (Jugoslavia, Albania,
Grecia, Unione sovietica, Francia).
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