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Mario Ricci "Armando"

Mario Ricci nasce a Sassoguidano, frazione di Pavullo nel Frignano il 20 maggio 1908, da Giuseppe e Marianna Bononcini. La sua è una famiglia tipica della montagna, zona caratterizzata da un'economia prevalentemente agricola, basata sulla piccola proprietà contadina e sulla mezzadria, e segnata da consistenti fenomeni d'emigrazione. Dopo la prima guerra mondiale, il padre è costretto a vendere il podere, trasformandosi in mezzadro. Mario Ricci è costretto a diversi lavori, come bracciante, carbonaio, boscaiolo e vaccaro, e solo nel 1920 riesce a conseguire la licenza di terza elementare.

Chiamato alle armi nel 1928, al rientro decide di emigrare, per raggiungere in Francia il padre e il fratello. Nell'ottobre 1930 raggiunge la Corsica e, dopo qualche mese, la Francia. Va a vivere a Tolone, dove aderisce al Partito comunista francese, poi nel 1934 si trasferisce a Nizza, dove è arrestato per possesso di materiale di propaganda comunista. Si sposta allora a Marsiglia, dove rimane fino al momento della scelta di recarsi in Spagna, a combattere in difesa della Repubblica. Il 13 settembre 1936 passa la frontiera e sia arruola nel Battaglione Garibaldi. Combatte sul fronte di Madrid, dove rimane anche ferito nel febbraio 1937. Diventa poi commissario politico di un plotone d'assalto della Brigata Garibaldi, combattendo a Huesca, Brunete, in Estremadura e sull'Ebro.

Nell'agosto del 1938 rientra in Francia, vivendo clandestino per alcuni mesi. Il 22 settembre 1939 è arrestato. Tradotto nella fortezza di Tolone, vi rimane fino alla fine del maggio 1940, per essere poi trasferito nel campo d'internamento di Vernet. Dopo poco più di un anno decide di rientrare in Italia: arrestato alla frontiera, è prima incarcerato ad Imperia, poi a Modena, dove è condannato il 6 novembre 1941 a cinque anni di confino, da scontare nell'isola di Ventotene.

Dopo la caduta del fascismo è liberato, e il 23 agosto 1943 è a Pavullo. Immediatamente richiamato alle armi, presso il 36° reggimento di Modena, è assegnato assieme ad altri antifascisti ad un distaccamento di stanza a Maranello. La notte dell'8 settembre la caserma viene circondata da un reparto tedesco, che apre il fuoco uccidendo il comunista novese Demos Malavasi. Mario Ricci riesce invece a fuggire calandosi da una finestra, raggiungendo poi la sua Pavullo.

Dopo il crollo dell'8 settembre, l'occupazione nazista e la nascita della Repubblica sociale italiana, in montagna si formano alcuni gruppi di sbandati e di montanari che non intendono arruolarsi nell'esercito 'repubblichino'. A partire da novembre alcuni di questi gruppi - ai quali si aggiunge una formazione proveniente da Sassuolo - si trasformano in reparti partigiani, grazie anche all'azione di coordinamento svolta da alcuni esponenti politici e militari: tra questi Mario Ricci, che da questo momento sarà conosciuto con il nome di battaglia di Armando. Con il nuovo anno iniziano gli attacchi ai distaccamenti della Guardia nazionale repubblicana e le azioni per impedire i rastrellamenti dei renitenti alla leva.

Per tentare di frenare l'espansione della Resistenza in montagna, i fascisti mettono a segno azioni militari a Pieve di Trebbio, contro una formazione promossa dal Cln di Modena, mentre i tedeschi compiono una terribile strage a Monchio, Susano e Costrignano, il 18 marzo 1944, uccidendo 136 persone inermi. Altri dieci giovani, provenienti dalla formazione di Armando, vengono fucilati il 29 marzo a Castelfranco Emilia. Dopo un momento di crisi, le formazioni partigiane riprendono ad attaccare presidi fascisti e colonne tedesche. Il 5 aprile la formazione di Armando attacca l'aeroporto di Pavullo, asportando quindici mitragliatrici, e il 10 aprile la caserma della Gnr di Fanano. Il 28 sostiene un importante combattimento a Monte Penna, poi partecipa all'assalto al presidio Gnr di Cerredolo, avvenuto il 3 maggio.

Intanto viene costituito il battaglione Ciro Menotti, con Armando comandante e Osvaldo Poppi, Davide, commissario politico, che unifica tutte le formazioni presenti in montagna. In vista dei probabili rastrellamenti fascisti legati alla data dell'amnistia del 25 maggio, vengono compiute azioni nell'alta Valle del Panaro, attirando qui le forze nemiche, per poi spostare tutte le formazioni in Val d'Asta, nel Reggiano, dove il battaglione si trasforma in brigata Ciro Menotti, sempre al comando di Armando. Mario Ricci già in questa prima fase della lotta partigiana mette in luce una notevole capacità di comando, e la giusta comprensione delle esigenze della guerriglia. Coraggioso ma non avventato, non rischia mai inutilmente gli uomini, e riesce a sfruttare a suo favore la conoscenza del territorio dove combatte.

La pressione partigiana costringe alla ritirata tutti presidi fascisti della Valle del Secchia. Il 18 giugno viene conquistata anche Montefiorino: ora i partigiani controllano una zona di oltre 600 kmq. a cavallo tra le province di Modena e Regio Emilia, dalla quale è possibile attaccare due importanti arterie stradali, le statali 12 e 63, di vitale importanza per i tedeschi, e controllare la centrale idroelettrica di Farneta. Nasce quella che sarà definita la 'Repubblica partigiana di Montefiorino', la prima zona libera in Italia dove vengono elette nuove amministrazioni popolari. La nascita della zona libera attira migliaia di giovani, almeno 4.000, che si arruolano nelle formazioni partigiane. Nasce il Corpo d'armata centro Emilia, al comando di Armando, che inquadra questi uomini in sei divisioni.

Dopo una proposta di accordo, rifiutato dal comando partigiano, i tedeschi operano un esteso attacco contro la zona libera, che inizia il 30 luglio, utilizzando circa 5.000 uomini, attacco che uno storico ha definito il più grande combattimento campale della Resistenza italiana. Nonostante l'ordine immediato di 'filtrare' nello schieramento nemico, alcuni reparti oppongono per 4-5 giorni un'ostinata resistenza. Tutte le formazioni riescono comunque a sganciarsi con poche perdite, anche se per la maggioranza dei partigiani si tratta del battesimo del fuoco, e c'è un'enorme disparità di mezzi ed armi. Mentre una parte consistente dei partigiani si disperde - ma molti di questi entrano poi nelle formazioni partigiane della pianura - altri passano nella Valle del Panaro, dove inizia l'opera di riorganizzazione. Nei primi giorni di settembre nasce la divisione Modena, sempre al comando di Armando. Non mancano però le tensioni e le accuse reciproche tra i comandanti, ed anche un tentativo di esautorare Armando dal comando generale; egli decide di rimanere nella Valle del Panaro, presso la brigata Gramsci, mentre il resto del comando si sposta a Montefiorino, dove la zona libera verrà ricostituita in autunno.

In settembre la divisione contesta inizialmente la richiesta del Comando regionale di scendere a Bologna, in vista di quella che si ritiene l'imminente liberazione del capoluogo regionale, perché non ritiene di essere in grado di operare contemporaneamente su Bologna e Modena. Con la sua formazione Armando è invece costretto dalla pressione tedesca - combatte il 7 a Ranocchio, e il 21 a Sassoguidano - a spostarsi sempre più nell'alta Valle del Panaro, nella zona di lago Patrignano. Il contestuale arretramento tedesco, sotto la pressione Alleata, fa sì che Armando si trova con i suoi uomini nella terra di nessuno. Si sposta allora nel Bolognese e, il 2 ottobre, occupa Lizzano in Belvedere.

Qui inizia a riorganizzare le formazioni presenti nella zona, cercando di vincere le rigidità dei comandi della 5° armata, orientati alla smobilitazione dei reparti partigiani presenti nei territori liberati. Con ostinazione riesce a mantenere e a rafforzare quella che diventerà la divisione Modena-Armando, circa 1.000 uomini divisi in tre brigate, la Gramsci (poi Adelchi Corsini), la Folloni e la Costrignano, divisione che parteciperà ad importanti combattimenti, in particolare su Monte Belvedere. La divisione Modena Armando, inquadrata nelle fila della 5° armata, una delle poche formazioni partigiane riconosciute in Italia (assieme alla 28° brigata Mario Gordini di Ravenna e altre minori) rappresenta uno dei momenti più alti dell'azione politica e militare di Armando.

Il 18 febbraio Armando partecipa alla 'Giornata del partigiano e del soldato' a Roma, dove incontra il ministro della Guerra Alessandro Casati, il ministro per l'Italia occupata Mauro Scoccimarro e il segretario del Pci Palmiro Togliatti. Dopo un periodo di riposo a Pescia, le brigate di Armando ritornano in linea, e nel marzo 1945 conquistano il crinale di Monte Riva e Monte Spigolino. Il 19 aprile la divisione Modena-Armando entra in azione nel quadro dell'offensiva finale Alleata, agendo contro le fortificazioni tedesche intorno al monte Cimone, Cima Tauffi e monte Lancio. Liberate Fanano e Sestola, le brigate si dirigono su Pavullo e arrivano a Maranello, dove l'avanzata viene sospesa, per l'avvenuta liberazione, il 22 aprile, di Modena.
Dopo la liberazione della provincia, Mario Ricci viene nominato sindaco di Pavullo dal Cln locale, carica che verrà riconfermata dalle elezioni del 1946. Rimane sindaco ininterrottamente fino al 1960, carica che ricoprirà successivamente per altri cinque anni. Candidato alla Costituente, ma non eletto, nel 1948 entra nella Camera dei Deputati, dove rimane per due legislature, partecipando alle attività della Commissione difesa.

Presidente dell'Anpi provinciale dalla liberazione, presiede anche la sezione di Pavullo dell'Anpi e dell'Associazione combattenti e reduci, nonché della locale Cooperativa reduci e partigiani. Nel 1953 riceve la Medaglia d'oro al valor militare, quale riconoscimento delle grandi capacità militari dimostrate nella lotta di liberazione. Anche dopo la conclusione dell'esperienza politica e amministrativa continua ad impegnarsi nell'associazionismo partigiano, sia in ambito locale che nazionale. Muore nell'ospedale di Pavullo il 18 agosto 1989.

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Motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Militare
Ricci Mario di Giuseppe da Pavullo del Frignano
Partigiano combattente

Promotore ed animatore della lotta di Resistenza sull'Appennino Emiliano, da posti di grande importanza e di elevato comando, metteva in luce esimie doti di organizzatore e di capo. Coraggioso e deciso si imponeva all'ammirazione dei combattenti riscuotendo larga fama tra le fila partigiane. Ripetute, chiare, le prove di valore da lui fornite e particolarmente distinto il contegno da lui tenuto dal 13 al 15 giugno 1944, attaccando in quel di Montefiorino munitissime posizioni fortemente presidiate, vincendo in duri combattimenti la resistenza nemica e liberando una vasta zona di territorio del quale manteneva per qualche tempo il controllo. Infaticabile, ardito, sempre presente, continuava strenuamente nella lotta sino alla liberazione impegnando in combattimento intere grandi unità nemiche.
Appennino Tosco-Emiliano, settembre 1943 - aprile 1945.

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Bibliografia
Ermanno Gorrieri, La Repubblica di Montefiorino. Per una storia della Resistenza in Emilia, Bologna, Il Mulino, 1966.

Mario Nardi, Otto mesi di guerriglia, Bologna, La Squilla, 1976.
Osvaldo Poppi, Il commissario. Due concezioni a confronto, a cura di Luciano Casali, Modena, Anpi, 1979.

Luciano Casali, Storia della Resistenza a Modena, vol. I, Il rifiuto del fascismo, Modena, Anpi, 1980.

Ada De Micheli Tommasi, Armando racconta, Milano, Vangelista, 1982.

Luigi Arbizzani (a cura di), Partigiani in trincea. La Divisione Modena Armando sulla linea Gotica 1944-1945, Modena, Poligrafico Mucchi, 1996.

Claudio Silingardi, Una provincia partigiana. Guerra e Resistenza a Modena 1940-1945, Milano, Angeli, 1998.

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