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Le guerre italiane del Novecento
a cura di Giorgio Rochat La bibliografia è sterminata ed è perciò molto difficile fare una selezione ragionata. Le note che seguono non hanno, perciò, alcun carattere di sistematicità ma si limitano a segnalare possibili approcci di consultazione scegliendo alcuni tra gli studi disponibili in una produzione molto ricca e pregevole. Uno dei testi da consigliare è Mario Isnenghi, Le guerre degli italiani. Parole, immagini ricordi 1848-1945 (Milano, Mondadori, 1989): ripercorre, con molta vivacità e originalità, il versante della rappresentazione e della memoria delle guerre, non il loro svolgimento e le loro caratteristiche. Un'altra opera curata da Isnenghi, I luoghi della memoria (3 volumi, Roma-Bari, Laterza 1996-1997) ritorna sulla memoria di una serie di guerre e vicende in saggi che possono essere letti e utilizzati separatamente (la Grande Guerra, Monte Grappa, la guerra di Spagna, la guerra di Grecia, la ritirata di Russia, la prigionia). Per la prima guerra mondiale è possibile indicare alcuni testi recenti di sintesi, come i rapidi profili di Mario Isnenghi, La Grande Guerra (Firenze, Giunti, 1993; si tratta di una coedizione italo-francese) e Luigi Tomassini, L'Italia nella Grande Guerra (Milano, Fenice 1995). Poi un ottimo approccio alla realtà della guerra combattuta: Lucio Fabi, Gente di trincea (Milano, Mursia, 1994) e un'accurata analisi di come il conflitto fu vissuto nel paese e dai soldati: Antonio Gibelli, La Grande Guerra degli italiani (Milano, Sansoni, 1998). Infine una storia generale in corso di stampa: Mario Isnenghi e Giorgio Rochat, La Grande Guerra 1914-1918 (esce in febbraio/marzo 2000 presso La Nuova Italia). Naturalmente ci sono diecine di altri buoni volumi, in particolare si raccomanda la lettura di qualche volume di memorie di combattenti, come Emilio Lussu (Un anno sull'altopiano, Milano, Mondadori, 1970), Alfredo Frescura, (Diario di un imboscato, Milano, Mursia, 1981), Carlo Salsa, (Trincee. Confidenze di un fante, Milano, Mursia, 1982) Paolo Monelli, (La guerra è bella ma è scomoda, Milano, Treves, 1929), Giuseppe e Eugenio Garrone, (Lettere e diari di guerra 1914-1918, Milano, Garzanti, 1974) e altri. Per le guerre coloniali abbiamo l'ampia sintesi di Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa orientale (4 volumi, Roma-Bari, Laterza 1976-1984) e Gli italiani in Libia (2 volumi, Roma-Bari, Laterza 1986-1988), ristampata negli Oscar Mondadori. Per l'intervento italiano nella guerra di Spagna siamo fermi a John Coverdale, I fascisti italiani alla guerra di Spagna (Roma-Bari, Laterza 1977), che va integrato con una storia generale della guerra di Spagna. Ci sono studi più recenti sul ruolo delle truppe inviate da Mussolini, ma non una buona opera di sintesi. Torna su Per la seconda guerra mondiale siamo in imbarazzo, perché la produzione è molto ricca, ma scarseggiano le opere di sintesi. La migliore ci sembra ancora quella di Enzo Collotti, La seconda guerra mondiale (Torino, Loescher 1973, ristampe), che inserisce bene le vicende italiane nel quadro mondiale. Il modo migliore di affrontare la guerra italiana 1940-1943 è di partire dalla campagna di Russia, su cui abbiamo una ricca e efficace memorialistica e gli eccezionali studi di Nuto Revelli, La strada del davai e L'ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi (Torino, Einaudi, 1966 e 1971). Per gli altri fronti è più difficile indicare un approccio, la produzione è varia e abbondante sulla guerra in Africa settentrionale, quanto mai povera sulla guerra contro la Grecia e ancor più sulle occupazioni e l'antiguerriglia nei Balcani. Per questo teatro si può vedere l'antologia ragionata di Stefano Bianchini e Francesco Privitera, 6 aprile 1941: l'attacco italiano alla Jugoslavia (Milano, Marzorati 1993; una sintesi in Stefano Bianchini, La questione jugoslava (Firenze, Giunti 1996). Per quanto riguarda i Balcani, bisogna guardare agli studi promossi dall'Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli e Venezia Giulia. Torna su Per la crisi dell'8 settembre 1943 e la prigionia in Germania lo studio più ampio e documentato è di Gerhard Schreiber, I militari italiani internati nel campi di concentramento del Terzo Reich (edito a Roma nel 1992 dall'Ufficio storico dell'esercito, via Lepanto 5, al quale si può chiedere l'elenco delle librerie che lo hanno in vendita). Torna su Per la Resistenza, i tre volumi base sono Roberto Battaglia, Storia della Resistenza italiana (Torino, Einaudi 1964: i singoli capitoli sono superati, ma il quadro d'insieme è ancora insostituibile); Guido Quazza, Resistenza e storia d'Italia (Milano, Feltrinelli, 1976) e Claudio Pavone, Una guerra civile (Torino, Bollati Boringieri, 1991).Il punto di riferimento essenziale per un approccio è però offerto dagli Istituti regionali e provinciali per la storia della Resistenza, che hanno il radicamento sul territorio, la qualificazione scientifica e generalmente le strutture necessarie. Registriamo infine la rinuncia della storiografia di destra a studiare la Repubblica sociale e invece la capacità della storiografia di sinistra di farsene carico con i recenti volumi di Luigi Ganapini, La Repubblica delle camicie nere (Milano, Garzanti, 1999) e Dianella Gagliani, Brigate nere. Torino, Bollati Boringhieri, 1999 Torna su |
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