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I protagonisti della Costituente

Alessandro Coppi

Nacque a Modena il 9 luglio del 1894 da una famiglia di salde tradizioni cattoliche. Nel terzo congresso dei cattolici del Frignano, svoltosi a Palagano nel 1912, gli fu assegnato l’incarico di realizzare un giornale destinato ai cattolici dell’appennino modenese, che effettivamente nacque nel 1913. Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale, come ufficiale di fanteria, riprese la sua attività politica e giornalistica. Nel 1919 diviene segretario del neonato Ppi provinciale, che ben presto, grazie anche all’attiva propaganda del "Frignano" di cui Coppi continuò la direzione, raccolse molti consensi nei comuni montani. Nel 1920, sempre ad opera di Coppi con l’apporto di un gruppo di studenti frignanesi, sorse l’associazione "Il Giovane Frignano". Riconfermato nella carica di segretario provinciale del partito popolare nel 1921 e nel 1922, dovette fare i conti con l’emergente fascismo. I rapporti con il Pnf, già tesi per le continue violenze squadriste ai danni di sindacalisti e attivisti politici cattolici, divennero aspri nell’autunno del ‘22, quando il Ppi decise di astenersi dalle elezioni per il rinnovo dei consigli nei Comuni da tempo commissariati. Sostituito alla testa del partito nel 1923 per il prevalere di elementi più accomodanti col PNF, e perduto il controllo del "Frignano", Coppi intensificò la sua milizia politica fondando nel marzo 1924 il settimanale "La Voce Popolare", dalle cui colonne prese ripetutamente posizione contro i soprusi fascisti. Dopo le elezioni dell’aprile 1924, tornò ad occupare la carica di segretario provinciale, ma ormai la vita per i partiti democratici anche a Modena si era fatta insostenibile. La "Voce popolare", dopo tre sequestri e boicottaggi fu costretta ad interrompere la pubblicazioni nel settembre del ‘25. Vennero le leggi "fascistissime" del ‘26 e tutti i partiti d’opposizione furono soppressi. Coppi, costretto all’inattività politica, poiché schedato come sovversivo nel Casellario Politico centrale, si dedicò interamente alla sua attività di avvocato. Durante il Ventennio rimase comunque il portabandiera del popolarismo modenese, ed a lui fecero riferimento gli ex popolari e i giovani cattolici che nella seconda metà del ‘43 diedero vita alla Democrazia Cristiana modenese. Alla fine del ‘43 entrò a nome della Dc nel CLN provinciale, partecipandovi attivamente sino alla data del suo arresto nel marzo 1945. Convinto sostenitore delle formazioni cattoliche partigiane e dei valori della Resistenza, divenne all’alba della liberazione presidente del CLNP, difendendone l’autorità, la natura e le funzioni anche davanti ai sospetti dei suoi colleghi di partito. Eletto presidente del partito nell’autunno del ‘45, Coppi tornò a dedicare le sue energie alla Democrazia Cristiana, in cui ferveva il dibattito sulle caratteristiche politiche che questa avrebbe dovuto avere entro il nuovo quadro democratico. Alle elezioni del 2 giugno 1946 Coppi fu il primo dei candidati modenesi eletti all’Assemblea costituente con 25.316 preferenze. Rieletto deputato nel 1948 svolse un’intensa attività parlamentare e nel ‘49 divenne segretario della Commissione Difesa. Dal 1951 al 1953 fu anche presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere. La sua attività politica si interrompe nel 1953 quando non fu più rieletto alla Camera. La nomina alla presidenza della Cassa di risparmio di Modena non valse a mitigare l’amarezza per la sconfitta subita. Morì il 30 agosto 1956.

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Alfeo Corassori

Nasce a Campagnola (R.E.) il 3 novembre 1903. Giovanissimo aderisce alla federazione giovanile socialista. Con la costituzione del PCd’I entra a far parte dei giovani comunisti di Moncasale. Trasferitosi a Carpi nel 1922 diviene membro degli organi dirigenti della Federazione comunista di Modena, come responsabile della sezione sportiva, ovvero del reperimento di armi per gli antifascisti modenesi. Nel 1923, viene denunciato insieme ad altri suoi compagni con l’accusa di associazione comunista, sedizione e mancata dichiarazioni d’armi da fuoco. Assolto per la prima imputazione per la seconda sarà invece condannato a 4 mesi d’arresto il 26 ottobre 1923. Alla sua scarcerazione continua l’attività antifascista per il partito comunista nel modenese, nel reggiano e nel mantovano, in cui si era trasferito per ragioni di lavoro (era allora bracciante). Partecipando ai lavori del Congresso provinciale comunista di Modena, sul finire del ‘25, è tra i più accesi fautori della linea bordighiana in contrasto con le tesi gramsciane che si vanno affermando all’interno del partito. Il suo fervente attivismo antifascista gli costa nuove denunce e segnalazioni, soprattutto a partire dal 1926 quando il suo lavoro politico si fa costante. Ricercato dalle autorità giudiziarie fugge a Milano dove cambia nome e vive nella semiclandestinità; nel capoluogo lombardo prosegue il suo lavoro di agitazione e propaganda sino all’aprile 1927, mese in cui viene arrestato. Condannato per apologia, cospirazione, offesa al Capo del Governo e oltraggio ai danni di agenti della Forza Pubblica, a 10 anni di detenzione e tre anni di vigilanza speciale comincia a scontare la propria pena prima Volterra poi a Pallanza. Scarcerato nel 1932 in seguito all’amnistia, l’anno successivo viene di nuovo stabilito il suo fermo poiché nel carpigiano continua a svolgere propaganda clandestina per riorganizzare i partito comunista. La commissione provinciale per il confino di Modena nel gennaio 1934 lo assegna al confino nell’isola di Ponza per la durata di 5 anni. Subirà in questo periodo una nuova condanna per aver contravvenuto agli obblighi ai quali i confinati erano sottoposti. Nel 1939 viene trasferito alle Tremiti dove rimarrà alcuni mesi, sino a quando nell’agosto dello stesso anno verrà liberato. Trasferitosi a Carpi sarà chiamato alle armi ma quasi immediatamente inviato in licenza illimitata per avere altri due fratelli già in guerra. Nel luglio del ‘43 è ricercato dalla polizia in seguito alla direttiva Badoglio mirante a neutralizzare gli antifascisti ritenuti pericolosi. Dopo l’8 settembre del ‘43 inizia la sua partecipazione alla Resistenza, come responsabile militare della provincia di Modena, al contempo guida la federazione provinciale del partito comunista. Arrestato nell’aprile 1944 dalle S.S. a Bologna, in seguito ad una delazione viene rimesso in libertà dopo 8 giorni. In seguito diviene membro della segreteria federale del Pci di Bologna, poi del Triumvirato Emilia-Romagna ed infine del Triumvirato Nord-Emilia. Il 22 aprile del 1945, con la liberazione di Modena, su designazione del CLN, assume la carica di sindaco della città. Il 2 giugno 1946 viene eletto deputato all’Assemblea Costituente, incarico al quale rinuncerà per dedicarsi a tempo pieno alle sue responsabilità di sindaco che lo impegneranno sino al 1962. Membro del comitato centrale del Pci, dal VI congresso nazionale, diverrà presidente dell’Alleanza cooperativa modenese. Entro il partito ricoprirà gli incarichi di presidente della Commissione Federale di Controllo e componente del Comitato direttivo della Federazione di Modena. Muore a Modena il 27 novembre 1965.

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Olinto Cremaschi

Nasce a Limidi di Soliera il 17 agosto 1899 da una famiglia di mezzadri. Sin da giovane cominciò ad interessarsi alle lotte contadine avvicinandosi agli ideali socialisti. Al congresso di Livorno del 1921 fu tra i delegati che sostennero la mozione della frazione comunista, dando successivamente vita, accanto ad altri giovani comunisti, alla sezione del PCd’I di Soliera. L’attività antifascista di Cremaschi comincia a partire dal ‘22, all’indomani dell’assalto squadrista contro la sede del PSI di Soliera, con l’organizzazione di una manifestazione pubblica di protesta contro la violenza "nera". Da allora il suo lavoro clandestino si fece via via più intenso e i particolar modo indirizzato alla creazione di una organizzazione contadina non più subalterna e capillarmente diffusa, attraverso l’istituzione di sezioni su basi territoriali. Nel ‘25 partecipa al Congresso provinciale clandestino del partito comunista. Del ‘27 è la prima ondata di arresti di militanti comunisti che inferse un durissimo colpo al Comitato federale. I previsione di ciò, a Carpi e Soliera, era stato costituito un Comitato federale di riserva di cui lo stesso Cremaschi faceva parte. L’abile mossa consentì all’organizzazione di continuare la propria attività sino al 1930. Nel documento programmatico presente era la consapevolezza della necessità di sviluppare un movimento sindacale dei contadini e di mobilitare le masse contadine contro l’arbitrio padronale e le violenze fasciste. A questo scopo si prese la decisione di passare alla costituzione dei Comitati di difesa dei contadini e di un comitato sindacale, che fu composto da Cremaschi, Goldoni e Verzani. Il lavoro di questa prima embrionale struttura ottenne buoni risultati. Decine furono le assemblee clandestine dei lavoratori della terra, senza dimenticare alcune clamorose manifestazioni come quella del ‘28 di 200 braccianti nel campo volo di Modena e quella di 3000 giornalieri a Carpi per ottenere lavoro nella bonifica. Cremaschi fu arrestato il 6 novembre 1930 e condannato a 5 anni e 5 mesi di reclusione e tre anni di vigilanza speciale. Liberato nel ‘32 in seguito all’amnistia riprese subito il suo posto nella lotta antifascista per venire nuovamente arrestato nel ‘33 e condannato a 4 anni, ridotti a due in Appello, di confino nell’isola di Ponza. Violò le norme per i confinati politici subendo una condanna a dieci mesi di carcere che scontò a Napoli. Il 10 luglio 1936, scaduta la pena, ritornò in libertà. Entrò quindi nel comitato federale provinciale del partito comunista come responsabile della politica agraria, incarico da lui conservato sino alla Liberazione. Dopo l’8 Settembre, assieme ad altri compagni, organizzò presso le case dei contadini comunisti basi clandestine dove nascondere i prigionieri di guerra, soprattutto inglesi, fatti fuggire dal Campo di Concentramento di Fossoli, che saranno successivamente trasferiti oltre la linea del fronte o al di là delle Alpi. Queste basi divennero altrettanti rifugi, depositi d’armi e di viveri utilizzati dall’esercito partigiano. Dopo l’invasione tedesca Cremaschi fu impegnato nell’organizzazione della resistenza armata come responsabile del Pci nella terza, quarta e quinta zona operativa. Massima attenzione fu da lui dedicata nel rafforzamento e nell’estensione dei compiti dei comitati di difesa contadini. Un grande risultato si ebbe nel convincere molti contadini a disertare i raduni di bestiame e a rifiutare la consegna dei prodotti agricoli agli ammassi controllati dai nazifascisti; da segnalare è anche l’astensione dalla trebbiatura del grano nell’estate del ‘44, durata sino all’agosto quando le pressioni tedesche e fasciste nonché la penuria alimentare divennero insopportabili. Lo stesso Cremaschi si fece promotore di una soluzione alternativa che tenesse conto delle esigenze dei contadini come dell’obiettivo di non far cadere in mani tedesche il grano da trebbiare. Al termine del conflitto Cremaschi venne eletto segretario della Federterra, presto trasformatasi in una grande e forte organizzazione contadina con oltre 100.000 iscritti. Nel 1946 lasciò la segreteria per occupare il posto lasciato libero all’Assemblea Costituente da Alfeo Corassori. Deputato per due legislature consecutive al Parlamento nel ‘48 e nel ‘53, fece inoltre parte della Commissione Agricoltura e Foreste e poi della Commissione Lavoro e Previdenza. Dopo il 1958 fu presidente della Alleanza cooperative modenesi, membro del Consiglio della Centrale del latte di Modena; svolse attività presso l’Associazione Nazionale perseguitati politici e presso l’ANPI. Nel 1966 è alla presidenza dell’Alleanza provinciale dei contadini che abbandonerà nel 1970 a causa di una grave malattia. Morì il 30 agosto 1974.

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Antonio Pignedoli

Nato a Correggio (R.E.) nel 1918, si laureò in fisica e matematica all’Università di Bologna. Ottenne poi l’insegnamento di chimica e fisica, meccanica razionale e fisica matematica all’Università di Modena. Sottotenente del genio Aeronautico ingegneri, dopo l’8 settembre ‘43 entra a far parte della Resistenza (brigata Italia -SIM). Dopo la guerra di Liberazione fu preside della Facoltà di Scienze di Modena. Nel 1951 fu chiamato all’Università di Bologna e da allora la sua carriera accademica è stata brillante e costellata di moltissimi impegni e responsabilità. Socio nazionale della Accademia dei Lincei, Decano Docente dell’Accademia Militare di Modena, Medaglia d’oro città di Reggio Emilia (destinato ai cittadini che abbiano particolarmente onorato la città per attività scientifiche), ha ricevuto inoltre dal Presidente della Repubblica la medaglia d’oro per i Benemeriti della Scuola e dall’Accademia Militare due medaglie d’oro e un diploma di benemerenza per le attività culturali svolte per oltre vent’anni. è autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche e di altrettanti articoli su giornali e riviste di cultura e di divulgazione. Negli ultimi anni ‘40 e nei primi anni ‘50 è consigliere comunale e provinciale, nel ‘46 viene eletto all’Assemblea Costituente nelle liste della DC. La sua attività politica è brevissima poiché già con l’inizio del decennio 1950 si ritira volontariamente per dedicarsi alla ricerca scientifica e all’insegnamento. Costante è stato il suo impegno per mettere in contatto il mondo della scuola e della cultura con il mondo del lavoro, come pure i suoi richiami a che la neonata Repubblica si sobbarcasse l’onere di sostenere e promuovere la cultura in tutti i suoi aspetti, dall’arte alla scienza.

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Mario Alberto Pucci

Pucci abbandonò Milano nel 1946, accettando l’invito rivoltogli da Alfeo Corassori nell’ottobre del ‘45 per partecipare all’Amministrazione Comunale di Modena. Egli lasciava uno studio di grande prestigio, organizzato in collaborazione con l’arch. Piero Bottoni, che aveva elaborato progetti di notevole importanza a livello nazionale. Fu una scelta morale per portare alla città che lo aveva visto nascere nel 1902 tutta l’esperienza e le capacità accumulate in anni di battaglie culturali e professionali. Entrato nel gruppo dirigente del Partito comunista viene eletto consigliere comunale nelle prime elezioni libere del dopoguerra. Nel ‘46 sarà deputato alla Costituente e successivamente, per due legislature (‘48 e ‘53), senatore della repubblica. Ricopre l’incarico di assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica per quasi 20 anni, contribuendo a garantire continuità e coerenza negli indirizzi di fondo che hanno guidato, in quel periodo, lo sviluppo e la crescita della realtà modenese. Essenziale è il suo contributo all’impostazione della crescita di Modena negli anni ‘50 e ‘60: creazione dell’avioautodromo, del nuovo mercato bestiame, del primo quartiere dell’artigianato e della piccola industria della Madonnina, della stazione delle corriere, della clinica medica di via Cialdini, dell’istituto industriale "F. Corni". Ognuna di queste opere, voluta dall’amministrazione nella sua collegialità, reca però il segno inconfondibile della capacità creativa e della professionalità di Pucci. Egli ha saputo essere un esempio di competenza e intuizione; di come dalle domande quotidiane e dalle esigenze dei lavoratori possano venire stimoli, idee, arricchimenti. Un impegno e una capacità che egli saprà trasferire nella sua attività politica. Aveva poco meno di 70 anni quando Modena gli ha tributato in Piazza Grande l’estremo saluto.

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