Tra il poliziesco e il casello dell'autostrada. Intervista al regista Marco Amendola, in arte Marc Polar
Nel giugno 2010 il cortometraggio, girato a costo zero, ha vinto il primo premio del concorso "Gira il tuo telefilm" del Milano Telefilm Festival. La storia de "La Banda delle Giacche di pelle" non è un pretesto, ma lo spunto è quello, reale, del mercato della droga nelle città del nord che nel casello di Modena Nord vede uno dei punti nevralgici dello spaccio.
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http://giacchedipelle.jimdo.com/
Marc Polar è uno pseudonimo che ha origini ben precise e che celebrano lo stile del corto "La Banda delle Giacche di Pelle". Il Polar, appunto, un mix tra poliziesco e noir. Però come regista ti sei cimentato in documentari, inchieste e reportage. Raccontaci come è nato questo tuo amore per le immagini in movimento.
Nei documentari, nelle inchieste, nei reportage, nei film bisogna sempre avere ben chiaro che cosa si vuole trasmettere allo spettatore. L'audiovisivo è uno strumento difficile da utilizzare perchè bisogna lavorare su più livelli ma è anche questo il suo bello, ed è ciò che mi affascina. E poi è un linguaggio che si perfeziona sempre più. Ci sono tre film a cui sono molto legato: Fino all'ultimo respiro di Godard; Il sorpasso di Risi; Motorpsycho di Meyer.Ecco, la mia passione verso il cinema è nata con questi film. Li riguardo sempre, senza contare i tantissimi telefilm: Miami Vice, Squadra Speciale Cobra 11, Coliandro, Ispettore Colombo, Beautiful, Beverly Hills...
"La Banda delle Giacche di Pelle" è un episodio pilota di una serie tv. Come mai ti sei cimentato in questo genere? E' vero che le serie tv, soprattutto quelle statunitensi, stanno superando, in qualità e sperimentazione, il classico cinema?
Con i progetti fiction di tipo seriale si ha modo di sviluppare una storia e una narrazione diversa dal cinema tradizionale. Se in un film siamo abituati a vedere una storia compiuta nell'arco di due ore, nei prodotti seriali bisogna concentrarsi sui personaggi e sull'intreccio. L'importante è che ci sia sempre un'idea forte dietro. Ho scelto come genere il poliziesco perchè riesci ad affrontare qualunque argomento e per “La banda delle giacche di pelle” ho seguito delle regole di scrittura precise che si usano sempre negli action movie.
Come hai prodotto "La Banda delle Giacche di Pelle" e quali difficoltà hai incontrato sul tuo cammino. Oltre alla mancanza di fondi, s'intende.
Sapevo di realizzare un prototipo, cioè un progetto con un suo sviluppo commerciale da proporre a case di produzione e reti televisive. E'un mercato specifico ed esistono fiere dedicate.
La difficoltà più grossa di solito è data dal genere, e per il poliziesco bisogna puntare su atmosfere, location, situazioni, volti. Se non si mettono gli elementi specifici il pubblico viene tradito nelle sue aspettative. Per questo non mi sono fatto mancare niente: auto americane, riprese aeree, riprese nel tunnel del tiro a segno (come in “Una Magnum 44 per l'ispettore Callaghan), palestra di pugilato. E poi per caratterizzare i personaggi ho usato dei giubbotti di pelle e un linguaggio usa e getta, pieno di stereotipi per dare subito dei riferimenti precisi allo spettatore. La banda delle giacche di pelle è stata realizzata a costo zero con il supporto di amici e conoscenti che mi hanno aiutato a trovare location e situazioni, ma se dovessi quantificare la produzione il budget si aggirerebbe intorno ai 60.000 euro calcolando troupe, attori, location, postproduzione, mezzi.
Italian Spiderman è stata una web series prodotta da studenti australiani, anche loro senza budget. Hanno avuto un successo strepitoso su Youtube con milioni di visualizzazioni ma, sembrerà strano, nessuna casa di produzione gli ha finanziato la serie.
Cosa credi che abbia fatto Modena per la tua carriera? Pensi che ti abbia penalizzato o aiutato? Molti dicono che per fare cinema sia necessario vivere a Roma... Anche i personaggi del tuo corto vogliono scappare dalla Provincia per andare in una metropoli statunitense.
Purtroppo in alcuni casi il cinema è ancora “romanocentrico”, ma le cose stanno cambiando. Molte produzioni escono dalla capitale, penso a un film recente come Basilicata Coast to Coast, che sta avendo anche un buon riscontro al box office. Le Film Commission regionali poi aiutano molto giovani produttori e giovani registi a realizzare film e documentari. La vera difficoltà invece è trovare gli attori, che invece vivono quasi tutti a Roma.
Nel 1980 con l’Ufficio Cinema del Comune di Modena ci sono stati molti critici, storici del cinema, giornalisti (penso a Piera Detassis – direttore del mensile Ciak) che avevano portato in città rassegne, registi e riflessioni importanti sul cinema italiano. Andrebbe ricreata quell’atmosfera. Bologna è una città molto attiva sul cinema e forse bisognerebbe instaurare più relazioni con quell’ambiente. Modena e l’Emilia-Romagna sono piene di opportunità e storie da raccontare, come Pavarotti, Maserati, etc… Anche da Modena poi si riesce a collaborare a livello nazionale. L’ultimo servizio l’ho fatto per Citizen Report, un programma di Rai Educational mentre la Film Commission Emilia-Romagna nel 2009 ha finanziato un mio documentario sulla riviera romagnola, e questo è un incentivo a continuare.
Cosa consiglieresti a chi vuole provare a percorrere la tua stessa strada?
Sicuramente la prima cosa da fare è studiare molto la scrittura e le tecniche narrative utilizzate nei film, soap opera, documentari, tv. Un altro consiglio è quello di guardare film su film, dalle origini ai giorni nostri. L’ultimo consiglio è quello di essere testardi e convinti in quel che si fa.
Cosa pensi che Modena offra dal punto di vista culturale?
A Modena esiste un offerta culturale per tutti. L’associazionismo poi contribuisce a creare una cultura diffusa in tutta la città, quasi in ogni angolo. Con il progetto Effetto Modena penso che sia stato avviato un percorso importante per il futuro della nostra città.
Cosa vorresti cambiare nell'offerta culturale della città? Hai qualche consiglio?
Vorrei vedere le importanti realtà economiche della nostra città sponsorizzare e finanziare i progetti dei giovani modenesi, dall’arte alla meccanica.





