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Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena



STORIA DEL MUSEO

Il Museo appartiene a quella numerosa schiera di istituzioni museali pubbliche sorte negli anni immediatamente successivi all'unità nazionale, anche in ragione della difesa di locali autonomie culturali e ne rappresenta una straordinaria testimonianza ancora in gran parte leggibile nel percorso espositivo.

Carlo Boni

L'esigenza concreta della sua fondazione nasce in relazione al vivace dibattito sulla nascente disciplina della paletnologia, stimolato dalla diffusione delle teorie evoluzioniste e positiviste.
A partire dagli anni Sessanta dell'800 si susseguono infatti nel territorio modenese scavi e ricerche archeologiche tesi a far luce sui periodi più remoti della storia dell'umanità. Ben presto si pone il problema di dare ricovero alle ingenti quantità di materiali archeologici recuperati e nel 1871 il Consiglio Comunale approva lo stanziamento di un bilancio per la collezione archeologica comunale la cui direzione viene affidata all'assessore Carlo Boni.
Le prime raccolte del Museo, ospitate inizialmente nel Palazzo Comunale, sono i reperti delle cosiddette "terramare", i tipici villaggi dell'età del bronzo dell'area padana.

foto scavo di montale

Pur nutrendo un interesse specifico per la preistoria, Carlo Boni riteneva che un museo civico dovesse accogliere e conservare "tutto quanto interessi l'intera popolazione" e per questo ben presto decide di allargare gli orizzonti del museo ospitando collezioni di natura differente per epoca e provenienza a testimonianza della storia e delle tradizioni della città e del territorio modenese. Il continuo accrescimento patrimoniale dovuto alle numerose donazioni da parte di privati modenesi comincia a dare vita alla raccolte più propriamente artistiche.

Alla metà degli anni '70 Boni inaugura anche una sezione di etnografia extraeuropea che viene a costituire il naturale complemento delle raccolte preistoriche, favorendo la comparazione fra i popoli primitivi attuali e quelli del passato e fornendo dati per la comprensione delle civiltà scomparse.

foto museo archeologico 1886

Nel 1886, dopo una temporanea sistemazione nel Convento di S. Bartolomeo in Via dei Servi, il Museo viene trasferito nell'attuale sede del Palazzo dei Musei, dove - grazie anche ad una più ampia disponibilità di spazi - è organizzato su basi più razionali. I reperti archeologici vengono scenograficamente sistemati in un imponente salone colonnato di oltre 500 mq all'interno di grandi vetrine, ordinati secondo criteri topografici e cronologici e per grandi serie tipologiche, con la conseguente esposizione di notevoli quantità di oggetti.

Alla morte di Boni, avvenuta nel 1894, viene nominato direttore del museo Arsenio Crespellani, figura notevole di archeologo e studioso della storia del territorio modenese, impegnato già da vari anni in un'intensa attività di scavi e ricerche da cui deriva la grande collezione archeologica da lui donata al museo.

Con i primi anni del 900 inizia per il museo una lunga fase di stasi, sia pur contraddistinta nel corso del tempo da sporadiche acquisizioni soprattutto sul fronte delle opere pittoriche e plastiche di autori modenesi. Sul fronte dell'archeologia si evidenzia uno scollamento fra l'istituto museale e la ricerca archeologica e una svolta positiva si avrà soltanto nel secondo dopoguerra grazie a Fernando Malavolti, uno dei massimi studiosi del neolitico dell'Italia settentrionale, dalla cui raccolta proviene la maggior parte dei reperti neolitici attualmente esposti in museo.

Agli inizi degli anni Sessanta il museo viene suddiviso in due istituti, affidati a distinte direzioni scientifiche, gli attuali Museo Civico Archeologico Etnologico e Museo Civico d'Arte.


v.le Vittorio Veneto 5 - 41100 Modena (Italia)
tel 0039 059 2033100 museo.archeologico@comune.modena.it