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Una giornata nella preistoria della Romagna
Domenica 31 ottobre
Il programma:
- 8.30 partenza da Modena in pullman (spesa max per trasporto 25 euro a seconda del numero di partecipanti)
- 10.00 - 12.00 Museo di San Domenico di Imola: visita alla mostra: Signori e contadini nell'agro di Felsina.
Nuove scoperte nell'Imolese
- 12.00 - 14.00 pranzo a Imola
- 15.00 - 17.00 Musei San Domenico di Forlì: visita alla mostra Forlì al crocevia della Preistoria di Romagna
- 17.00 partenza per Modena e/o trasferimento in stazione
Dove pranzare:
Ristorante LA TAVERNETTA, via Tito Speri, 2 - Tel. 0542.22339
Osteria DALLA BELLA E LA BESTIA, via F.lli Cairoli, 17 - Tel. 0542.24309
Le sedi e le mostre:
Imola, Museo di San Domenico - Museo G. Scarabelli, Sezione Archeologica,
Via Sacchi 4, 40026 Imola (Bo)
Tel. 0542/602609 - Fax 0542/602608
Il museo, alloggiato all'interno dell'ex convento di San Domenico, appare oggi in una fase di transizione che
dovrà nei prossimi anni portare alla realizzazione del polo museale cittadino, ospitando oltre al museo
Archeologico Naturalistico intitolato a Giuseppe Scarabelli, iniziatore degli studi di preistoria italiana
e pioniere della geologia dell'Appennino. anche le Collezioni d'arte della città e il Museo Archeologico,
dedicato alla ricostruzione del popolamento del territorio imolese dalla preistoria al medioevo.
Attualmente è visitabile, oltre alla Pinacoteca, la sezione di archeologia del museo Archeologico
Naturalistico "Giuseppe Scarabelli", nato nel 1857 con la donazione alla collettività di alcune pregevoli
collezioni naturalistiche, arricchite in seguito da altre di archeologia preistorica, etnografia, culture
extraeuropee, etc.
L'esposizione che viene presentata in occasione della XLV Riunione Scientifica di Preistoria e Protostoria
dell'Emilia Romagna presenta in modo semplificato la futura sezione della prima età del ferro, un'anticipazione
in attesa del nuovo museo archeologico imolese.
La mostra: Signori e contadini nell'agro di Felsina. Nuove scoperte nell'Imolese.
A dieci anni dall'importante scavo del contesto villanoviano di Pontesanto i Musei Civici di Imola,
con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna e il prof. Marco Pacciarelli dell'Università
degli Studi di Napoli, Federico II, promuovono l'allestimento di una mostra per riflettere sulle modalità
dell'insediamento umano nell'età del ferro nel territorio imolese. La documentazione archeologica, caratterizzata
dall'esistenza di ampie dimore e ricche tombe principesche accanto a contesti più modesti, consente di
ricostruire l'articolazione della società: centrali i calchi di due tombe della
necropoli di Pontesanto
che conservano la memoria del momento preciso della scoperta, consentendo di comprendere la disposizione
originaria dei reperti e ricostruire il corredo funerario e il rituale che lo ha prodotto.
Forlì, Musei San Domenico
Piazza Guido da Montefeltro 12, Forlì
Tel. 0543 712659- 609; Fax 0543 712658 - 618;
servizio.pinacoteca.musei@comune.forli.fc.it
Il Museo Archeologico si forma a Forlì nell'ultimo trentennio dell'Ottocento ad opera di Antonio Santarelli,
che diede organicità e precisi indirizzi di sviluppo ad un'eterogenea raccolta antiquaria, effettuando importanti
recuperi nel territorio e vaste campagne di scavo nei siti della Bertarina di Vecchiazzano, Villanova, S. Varano.
L'ultimo ordinamento (1960) si deve a Guido A. Mansuelli, Giancarlo Susini, Raffaele Turci.
Il museo, oggi collocato al piano terra del Palazzo del Merenda, è attualmente chiuso per problemi strutturali
e di adeguamento. Ne è previsto il trasferimento nel complesso conventuale di S. Domenico, ove saranno ospitate
le collezioni che coprono un arco cronologico molto ampio, dagli 800.000 anni da oggi del sito di Ca'
Belvedere di Montepoggiolo, agli inizi del XVI secolo. I criteri espositivi, legati alla distribuzione
topografica dei ritrovamenti e all'unità dei contesti, seguiranno il metodo cronologico. Linee guida
saranno le trasformazioni dell'ambiente per cause naturali (dal mare padano alla pianura) o umane
(la centuriazione) e la tecnologia antica; grazie a tecnologie virtuali, particolari evidenze archeologiche
verranno viste come nei loro contesti d'origine.
La mostra: Forlì al crocevia della preistoria di Romagna.
Il progetto di mostra, allestita presso i Musei San Domenico, in quella che sarà la nuova sede del Museo archeologico,
nasce dalla collaborazione fra Soprintendenza archeologica e Comune di Forlì, con l'intento di mettere in evidenza
principalmente tre contesti archeologici importanti per lo studio del popolamento in età pre-protostorica dell'area:
la
necropoli eneolitica di Forlì, loc. Quattro, in cui gli scavi hanno messo in luce, ad oggi, più di sessanta tombe
a inumazione singola, alcune delle quali presentano evidenze di riapertura delle fosse con manipolazione e asportazione
selezionata di parte delle ossa del defunto. La maggior parte delle sepolture presenta un solo elemento di corredo,
mentre almeno cinque sono le sepolture di armato con pugnale e ascia di rame; il
villaggio dell'Antica Età del
Bronzo di Forlì, caratterizzato da una regolare organizzazione degli spazi, con ampie abitazioni a pianta
rettangolare absidata, edificate secondo allineamenti paralleli e intervallate da aree di servizio; infine
il
ripostiglio di bronzi di Forlimpopoli, costituito da più di 200 pezzi
(asce, fibule, frammenti di cinturone ecc.) compresi tra Bronzo Finale e prima età del Ferro.
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Una giornata nella preistoria dell'Emilia occidentale
Domenica 31 ottobre
Il programma:
- 8.00 partenza da Modena in pullman (spesa max per trasporto 25 euro a seconda
del numero di partecipanti)
- 9.15 - 10.45 visita al Museo Archeologico Nazionale di Parma, Piazza della Pilotta (tel. 0521 233718)
- 10.45 partenza da Parma per Travo
- 12,30-13,00 visita al Museo di Travo
- 13.00 - 14.30 pranzo a Travo alla "Trattoria del Sole" (€ 20 a carico dei partecipanti)
- 14.30 - 15.30 visita al Parco archeologico del Villaggio Neolitico di S. Andrea a Travo
- 15.30 partenza da Travo per Piacenza
- 16.30 eventuale trasferimento in stazione per chi volesse partire
- 16.30 - 18.00 visita al Museo di Piacenza
- 18.00 partenza per Modena e/o trasferimento in stazione
Le sedi e le collezioni:
Parma, Museo Archeologico Nazionale
Palazzo della Pilotta
Tel 0521 233718
Il Museo Archeologico Nazionale di Parma, che ha sede nel Palazzo della Pilotta, fu fondato nel 1760 per
accogliere i reperti messi in luce nella città romana di Veleia. Nel corso dell''800 vi confluiscono notevoli
collezioni (numismatica, egizia, greca, etrusca, italica e romana) oltre a materiali provenienti dal territorio.
Oggi il museo è distinto in due parti: al primo piano sono esposti i materiali veleiati (tra cui la Tabula
alimentare traianea e 12 statue imperiali) e quelli di collezione (tra cui una serie di scarabei-sigillo
recentemente acquisiti). Al piano terra è invece esposta l'archeologia del parmense,
dal paleolitico all'altomedioevo.
La sezione preistorica, fondata nel 1867 da Luigi Pigorini ma ripetutamente modificata nel tempo, è stata
recentemente aggiornata; in occasione del convegno IIPP è stata inoltre allestita un'esposizione temporanea
per esporre i più significativi materiali venuti in luce negli ultimi anni.
Il Paleolitico è rappresentato dai manufatti rinvenuti nel secolo scorso sui terrazzi pedecollinari (Traversetolo),
costituiti da rari bifacciali e numerosi manufatti su scheggia musteriani, spesso di tecnica Levallois.
Meno diffuso è il Paleolitico superiore: manufatti aurignaziani in diaspro sono stati rinvenuti a Lemignano
(Collecchio), mentre un piccolo gruppo di strumenti gravettiani- epigravettiani viene da una località ignota
di Traversetolo.
Di notevole importanza è l'officina litica in diaspro del M. Lama, nella media montagna (Bardi),
sfruttata intensamente dal Paleolitico all'eta del Rame.
Il Mesolitico, soprattutto in fase castelnoviana, è documentato dai manufatti raccolti in vari siti nelle alte
valli appenniniche, mentre è sauveterriano l'unico sito indagato nell'alta pianura, a Collecchio.
Il Neolitico è conosciuto specialmente nell'alta pianura, dove le ricerche condotte a partire dagli
anni '80 hanno individuato numerosi siti. Tra questi uno solo (Benefizio) è inquadrabile nel primo
Neolitico ed appartiene ad una facies a cordoni impressi che rivela notevoli attinenze peninsulari.
Molto numerosi sono i siti pertinenti a varie fasi della cultura dei Vasi a Bocca Quadrata, tra cui
Ponte Ghiara (una notevole serie di figurine fittili), Benefizio, Pontetaro, Collecchio (una sepoltura),
Gaione (alto numero di asce levigate, quarzo alpino, ossidiana, un'olletta "S. Martino"), Guidorossi
(56 sepolture di cui molte con corredo) e Vicofertile (notevole statuetta fittile femminile e calchi
delle tre sepolture principali). Un unico sito, al Botteghino di Parma, si inquadra per ora nel
Neolitico superiore di facies Chassey-Lagozza. Va infine citata la bella collezione ottocentesca
di asce litiche.
L'età del Rame è nota, oltre che da alcuni pregevoli manufatti litici (pugnali e asce a martello), dal sito
presso l'Aeroporto di Parma (ceramica a squame, cordoni e striature e un'olla con banda incisa a reticolo)
e da alcuni siti recentemente esplorati alla periferia S-W di Parma (Il Benefizio, via La Spezia
e via Guidorossi), pertinenti a fasi diverse e caratterizzati da ceramica a squame, a striature
e a fori passanti. Di particolare importanza le grandi strutture abitative rettangolari absidate,
la cui lunghezza va da 11 a 50 m.
Molto recente è il rinvenimento di due tombe del Campaniforme evoluto, con due e tre inumati
rispettivamente, accompagnati da vasi e da un pugnale litico.
Ai rari materiali del Bronzo antico già noti (i pugnali a manico fuso del ripostiglio di Castione
Marchesi ed uno sporadico, i torques del ripostiglio di Fraore) si sono recentemente aggiunti un pozzo
contenente vasi interi della facies di Polada dall'area della terramara di Beneceto e l'importante
necropoli di tumuli messa in luce nel 2009 in via Traversetolo.
Si data invece tra Bronzo antico e medio il sito di S. Pancrazio, che attesta pratiche agricole e
di deforestazione e che conserva alcuni biconici interi.
Particolare importanza hanno i materiali dell'età del Bronzo media e recente relativi all'aspetto culturale
delle "terramare" (metà XVII -metà XII sec. a.C.), in parte dovuti alle ricerche svolte nel secolo scorso
da L. Pigorini e P. Strobel, in parte a scavi recenti, spesso per ragioni di tutela.
Tra i primi ricordiamo la terramara di Parma, il Castellazzo di Fontanellato, Quingento, Casaroldo di
Samboseto, Basilicanova e soprattutto Castione dei Marchesi, da cui sono notevoli i manufatti lignei
(tra cui una ruota a disco pieno), quelli in palco di cervo (pettini, rotelle, spilloni, montanti di
morso, un grande disco decorato), le attestazioni di metallurgia e le ambre.
Fra i siti recentemente indagati ricordiamo Monte Leoni (scavi 1971-1976), Vicofertile (scavi 1980,
1994-95, 2008: necropoli a incinerazione sotto tumuli), Fraore (1998-'99) e Forno del Gallo a Beneceto
(2000-2004), esplorata su 11.000 mq e della quale è nota anche la necropoli. Temporaneamente sono
esposti a Parma anche alcuni reperti dalla vasca lignea messa in luce a Noceto, destinati ad essere
esposti definitivamente a Noceto.
L'età del Ferro è rappresentata dalle tombe ad incinerazione di Casaltone di Sorbolo (VI sec.a.C),
dal ripostiglio di aes signatum di Quingento (VI sec.a.C.), dalla tomba etrusca di Fraore (II metà del V sec.a.C.)
e dalla tomba a inumazione di Casaselvatica (IV -III sec.a.C.). Importante, negli anni '90, il rinvenimento
a Siccomonte (Fidenza) di un vasto insediamento etrusco, in cui si sono individuati sia strutture insediative
che impianti produttivi. I materiali, tra cui sono alcuni bronzi e frammenti di ceramica attica, si datano
II metà VI ed inizio IV sec. a.C. Risale infine ai primi anni 2000 il ritrovamento di una necropoli ad
incinerazione in dolio a Baganzola (Parma).
Travo, Parco archeologico Villaggio Neolitico di S. Andrea
www.archeotravo.it
info@archeotravo.it
333 2222739 Gruppo di Ricerca Culturale La Minerva
Il Parco Archeologico del Villaggio Neolitico di S. Andrea a Travo, progettato dall'Arch. Riccardo Merlo,
è stato realizzato nel 2006 grazie ai finanziamenti congiunti della Regione Emilia Romagna, Comune di Travo,
Comunità Europea, Fondazione di Piacenza e Vigevano, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni
Archeologici dell'Emilia Romagna.
Caratteristica del Parco, esteso circa un ettaro ed affacciato sul Trebbia, è la conservazione in vista
di parte delle strutture neolitiche messe in luce nel corso delle campagne di scavo svoltesi nell'area dal
1995 ad oggi (co-direzione M. Bernabò Brea, A. Beeching).
Il sito di S. Andrea ha conosciuto una frequentazione VBQ di I fase (6011 BP) ed una importante occupazione
di facies Chassey, alla quale sono riferibili più fasi strutturali (5355 - 5126 BP). La planimetria
complessiva del villaggio del Neolitico superiore presenta una fitta rete di strutture, tra le quali sono
particolarmente rilevanti i focolari a ciottoli combusti (in alcuni dei quali si sono rinvenute piccole
stele frammentate) e soprattutto le grandi strutture abitative rettangolari, perimetrate da trincea di
fondazione. Due di esse sono conservate a vista sotto tettoie a doppio spiovente, mentre sulla base della
planimetria della più piccola (m 11 x 5,5) nel 2010 è stato ricostruito un edificio, del quale è
interessante valutare la spazialità, l'imponenza e le ipotesi costruttive proposte.
Travo, il Museo
Il Museo, inaugurato nel 1997 con sede nel Castello di Travo, illustra la storia del popolamento antico
della media Val Trebbia, dove le ricognizioni effettuate dal Gruppo di Ricerca Culturale "La Minerva"
di Travo nel corso di 30 anni hanno portato all'individuazione di 175 siti archeologici, 64 dei quali
preistorici o protostorici, 90 romani e 21 medievali o moderni. Il consistente numero di rinvenimenti
attesta il fitto popolamento della valle, che è una delle principali vie di percorrenza tra la pianura e
la costa ligure.
Il Paleolitico medio è rappresentato da manufatti raccolti sui terrazzi pedecollinari di Rivergaro e Gazzola.
Le testimonianze mesolitiche (castelnoviane) vengono invece dall'alta valle, nel territorio di Coli,
tra 800 e 1400 m di quota.
Gli importanti siti neolitici nella media valle sono documentati dai materiali della facies del
Vhò raccolti a Pieve Dugliara e a Casa Gazza (alcune ceramiche ricostruite: originali al Museo di Piacenza),
dai pochi materiali VBQ della Cassa di Risparmio e di S. Andrea e dai notevoli materiali di facies Chassey
dagli scavi effettuati tra il 1983 ed oggi a S. Andrea. Di particolare interesse le piccole stele aniconiche
rinvenute in frammenti nei focolari a ciottoli combusti.
L'età del Rame è rappresentata da pochi frammenti a squame da S. Andrea e da alcuni reperti sporadici.
Più significative le testimonianze dell'età del Bronzo, tra cui sono i materiali del Bronzo medio di facies
Occidentale messi in luce nei primi anni '90 alla Piscina di Travo.
L'età del Ferro, pur nota solo da rinvenimenti di superficie, presenta reperti dal M. Dinavolo tra i quali
si riconoscono elementi liguri ed etruschi.
La sezione romana e altomedievale, infine, espone un'epigrafe funeraria figurata, i calchi (originali
al Museo di Piacenza) dei cippi del tempio di Minerva e alcuni reperti dalla necropoli di S. Andrea.
Piacenza, Musei Civici di Palazzo Farnese - Museo Archeologico
Piazza Cittadella - 29100 Piacenza
0523 492661/492662
www.musei.piacenza.it
Nella prestigiosa sede del Palazzo Farnese è attualmente aperta solo la sezione preistorica, dal paleolitico
all'età del Bronzo.
All'ingresso, il plastico del territorio documenta il popolamento nella provincia di Piacenza dalla comparsa
dell'uomo fino alla romanizzazione (218 a.C. fondazione di Placentia).
Nelle vetrine si susseguono reperti del Paleolitico inferiore, medio e superiore rinvenuti nella fascia
pedecollinare e montana; di particolare interesse sono i manufatti in diaspro delle officine litiche attive
sul Monte Lama. Il Mesolitico è rappresentato da alcuni siti delle alte valli appenniniche e dall'estesissimo
sito sauveterriano delle Mose, nella pianura presso Piacenza.
Risalto particolare hanno gli insediamenti neolitici, tra cui Casa Gazza in Val Trebbia, che presenta
abbondanti materiali della facies del Vhò (tra cui molti vasi interi), e i siti del Neolitico medio e
superiore messi in luce nella zona delle Mose. Di questi, oltre a numerosi reperti ben conservati dagli
abitati (tra cui un gruppo di 11 vasi interi da un pozzetto Chassey), sono esposti anche i corredi funebri
ed alcuni calchi di sepolture della necropoli VBQ.
Il Neolitico finale è documentato da materiali ancora dalle Mose (5010 BP) e da quelli di Vignola,
tra cui sono anche reperti della facies di Breno.
Poche sono le testimonianze dell'età del Rame e del Bronzo antico (notevoli i due pugnali a manico fuso
da Castel S. Giovanni). L'inizio del Bronzo medio è rappresentato dai bei materiali dalla piccola palafitta
di Chiaravalle della Colomba.
Delle terramare sono esposti i materiali scavati nell'Ottocento da Luigi Scotti a Rovere di Caorso, Colombare
di Bersano, Castelnuovo Fogliani e Montata dell'Orto. Ad essi fanno seguito nuclei tematici relativi
alle diverse attività artigianali, agli oggetti di prestigio e al mondo spirituale. Particolarmente
significative cinque spade in bronzo gettate nel Po come offerte votive (Bronzo medio e recente).
Elementi coevi, ma culturalmente diversi (facies "del Bronzo Occidentale") sono documentati in area appenninica:
esemplificativi sono i reperti dal Groppo di Vaccarezza, che ha restituito anche un interessante complesso di
ceramiche del Bronzo finale.
Infine, in posizione appartata, nel torrione, è allestita l'esposizione del modello
in bronzo di fegato ovino, rinvenuto nel 1877 a Ciavernasco di Settima (Gossolengo), che costituisce una rara
testimonianza di pratiche religiose etrusche. E' datato alla fine del II - inizi del I secolo a.C.; il suo
utilizzo è legato alla divinazione ad opera degli aruspici, mediante l'esame dell'organo della vittima sacrificata.
L' importanza del pezzo sta anche nella serie di iscrizioni di nomi di divinità, che sulla faccia piana
dell'oggetto sono organizzate in modo da riflettere l'ordinamento del cielo secondo gli Etruschi.
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Siti e strutture dell'età del bronzo
Domenica 31 ottobre
Il programma:
- 8.00 partenza da Modena in pullman (spesa max per trasporto 25 euro a seconda del numero di partecipanti)
- 9.30 -11.30 visita al Museo della terramara di Santa Rosa a Poviglio e agli scavi in corso nella terramara, (salvo maltempo)
- 11.30 - 12.30 partenza per Noceto (PR)
- 12.30 - 13.30 pranzo a Noceto alla "Buca dei diavoli" (20 euro a carico dei partecipanti)
- 13.30 - 14.30 visita allo scavo in corso nella vasca lignea di Noceto in loc. Torretta
- 14.30 - 15.30 visita all'esposizione temporanea dei materiali rinvenuti nella vasca, allestita nel castello di Noceto (riallestimento dell'esposizione del 2008)
- 15.30 partenza per Modena e/o trasferimento in stazione
Le sedi e le collezioni:
Poviglio (RE) - Museo della terramara Santa Rosa
via Parma 1
Tel 0522 960426
www.terramarasantarosa.comune.poviglio.re.it
Gli scavi nella terramara Santa Rosa a Fodico di Poviglio (RE) sono in corso dal 1984, grazie alla collaborazione tra Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna,
Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università Statale di Milano, Comune di Poviglio e Coopsette.
Il sito, che è stato attivo dalla fase piena del Bronzo medio (BM2) al Bronzo recente avanzato, è formato da due nuclei, denominati rispettivamente
"Villaggio Piccolo" e "Villaggio Grande", che nella foto aerea appaiono delimitati da due distinti terrapieni.
Il primo, prevalentemente pertinente al Bronzo medio, è stato esplorato su ca. 2.000 mq tra il 1987 e il 1992 (M. Bernabò Brea, M. Cremaschi,
a cura di, 2004, Il Villaggio Piccolo della terramara Santa Rosa di Poviglio, Origines, Firenze).
Nel Villaggio Grande gli scavi, che sono tuttora in corso, hanno indagato un settore esteso oltre 8.000 mq nel quale sono riconoscibili due fasi principali,
in gran parte inquadrabili nel Bronzo recente. L'area abitativa è caratterizzata da strutture quadrangolari disposte ordinatamente secondo un impianto ortogonale,
che nel corso della fase più antica si configuravano come palafitte all'asciutto.
Verso Sud l'abitato è limitato da complesse strutture perimetrali, che sono costituite dalle tracce negative di una palizzata lignea individuate sotto il
terrapieno visibile in foto aerea e soprattutto da un sistema molto articolato di fossati e di pozzi, destinato ad irrigare la campagna circostante.
I settori di scavo attualmente visibili comprendono una parte dello scavo del fossato perimetrale, crivellato da grandi pozzi da acqua, e una zona abitativa
posta al margine del fossato che separa il villaggio Grande dal Villaggio Piccolo.
Il Museo della terramara Santa Rosa, che è stato aperto nel 1996 nel Centro Culturale del Comune di Poviglio e che è stato periodicamente aggiornato,
espone una significativa selezione degli abbondantissimi materiali rinvenuti negli scavi, accompagnati da pannelli che illustrano le strutture e le caratteristiche del sito.
La vasca votiva di Noceto
Loc. Torretta di Noceto, via Barocelli
Esposizione temporanea
Noceto, Castello della Musica, sala "Milli"
Ufficio Cultura del Comune tel. 0521 622137
Castello della Musica tel. 0521 823978
Nella primavera del 2004 uno sbancamento effettuato nel corso di lavori edili ai margini del paese di Noceto ha tagliato il fianco di un terrazzo pleistocenico,
mettendo in luce una stratificazione potente due metri.
Lo scavo ha rivelato una vasca di 70 mq, costruita nel XV sec. a.C. e rivestita di legno di quercia, il cui significato e la cui funzione vanno
probabilmente cercati nella sfera del sacro.
Al suo interno erano infatti depositati oltre 150 vasi, diversi oggetti miniaturistici, resti di fauna, cestini e numerosi manufatti lignei, tra cui quattro aratri.
Grazie alla collaborazione tra Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna/ Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna,
Università degli Studi di Milano - Dipartimento di Scienze della Terra e Comune di Noceto è stato possibile avviare un progetto di scavo e di restauro, attualmente in corso,
finanziato con i fondi derivanti dal gioco del lotto per i Beni Culturali.
Dopo aver completato lo scavo della vasca ed avviato il restauro dei legni, nel 2010 è stata iniziata una ulteriore campagna di scavo per completare l'esplorazione del sito.
Si è cos/igrave; scoperta una seconda vasca, che conteneva la prima ed è assai più grande di questa. La vasca più antica, realizzata con modalità e tecniche in parte diverse,
è stata distrutta dal crollo delle pareti, dopo un breve periodo di utilizzo; sullo scavo sono attualmente visibili le assi e le travi che formano le pareti,
parzialmente crollate, e i pali con cui si è tentato di contrastare la spinta del terreno circostante.
L'esposizione visitabile nel castello di Noceto è il ri-allestimento, voluto dal Comune di Noceto in occasione del Convegno IIPP, di quella realizzata nel 2007
per esporre parte dei materiali che erano stati rinvenuti all'interno della prima vasca messa in luce.
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