STORIA DEL MUSEO
Il Museo Civico di Modena nasce nel 1871 per opera di Carlo Boni che imprime al museo un carattere variegato, per l'ampia estensione tipologica dei materiali, e nello stesso tempo fortemente unitario nell'impostazione museografica e nelle ragioni culturali di fondo. Le prime raccolte sono costituite da reperti archeologici emersi dallo scavo delle "terramare" ma il museo, sorto con l'intento di "accogliere e conservare tutto quanto interessi l'intera popolazione", allarga i propri orizzonti formando una collezione di storia naturale e una di tipo "industriale", mentre comincia a definirsi il profilo delle raccolte artistiche che beneficiano delle donazioni dell'aristocrazia cittadina e di opere provenienti dal territorio.
Nel 1886, con il trasferimento del museo dall'ex-convento di San Bartolomeo alla sede di Palazzo dei Musei, i materiali vengono riorganizzati sacrificando la raccolta industriale e quella di storia naturale il cui abbandono è compensato dall'ingresso della collezione Gandini, di tessili antichi, di quella Valdrighi, di strumenti musicali, di un primo nucleo di strumenti scientifici, ceduti dal Gabinetto di Fisica dell'Università, e di un gruppo di dipinti e sculture donato da Giuseppe Campori. Sull'esempio di altre realtà europee il museo si propone come vetrina di modelli per l'artigianato e le sue vicende si intrecciano con quelle dell'Accademia di Belle Arti e della Società di Incoraggiamento per gli artisti,
promotrice di rassegne d'arte e industria.
A Boni succede Arsenio Crespellani, figura notevole di archeologo e studioso della storia del territorio modenese; alla sua direzione si deve l'incremento della raccolta di calchi e l'ingresso della collezione Coccapani Imperiali di armi.
Luigi Alberto Gandini, grande conoscitore e collezionista di tessili antichi e cultore di pittura, dirige il museo dal 1900 al 1906 riordinandolo e dandogli l'assetto espositivo che conserva tuttora in larga misura; ogni sala prende una destinazione precisa e assume quel carattere di spazio arredato che deriva da rapporti ben meditati tra strutture, vetrine ed opere.
Con Matteo Campori, che regge le sorti dell'istituto dal 1913 al 1933 e che nel 1929 dona al Comune di Modena la sua prestigiosa quadreria allestita nel palazzo di famiglia, si conclude la fase di formazione storica del museo, il cui percorso espositivo viene arricchito dal corposo nucleo delle opere di Augusto Valli e dalla sala dedicata ad Adeodato Malatesta, caposcuola
della pittura accademica modenese.
Agli inizi degli anni Sessanta il Museo Civico viene diviso in due settori: Museo Civico Archeologico Etnologico e Museo Civico di Storia e Arte Medievale e Moderna, affidati a due distinte direzioni scientifiche. Nella seconda metà del Novecento il Museo ha registrato un notevole incremento delle raccolte che documentano figure e sviluppi della cultura figurativa modenese tra Ottocento e Novecento grazie, soprattutto, alle donazioni Cambi, Jodi, Masi Pais, Graziosi, Zamboni e Magelli.
Nel 1990, il museo è stato oggetto di un intervento di riordino che ha aggiornato il percorso espositivo e i criteri conservativi valorizzando nel contempo l'assetto ottocentesco, che costituisce oggi una preziosa e rara testimonianza museografica.
- Sala delle sculture, ora dell'arte sacra, nell'allestimento del 1886 circa.
- La sala che ospita terrecotte, cuoi, carte decorate, pesi e misure in una fotografia del 1969 che documenta l'assetto espositivo degli inizi del Novecento.
- La collezione tessile Gandini in una fotografia di fine Ottocento.