Opere di Begarelli e Mazzoni a Modena, in una nuova luce.
Il progetto di illuminazione per le opere scultoree della mostra su Mazzoni e Begarelli è stato concepito attraverso lo scambio di informazioni, di pareri e suggerimenti intercorsi tra lo studio di progettazione illuminotecnica dell’Arch. Pasetti Bombardella, i responsabili e curatori del Museo Civico d’Arte e della Galleria Civica, Francesca Piccinini e Fausto Ferri, la Curia, le Soprintendenze per i Beni Storici ed Artistici di Modena. Il progetto, nel suo complesso, nasce per volontà dei curatori di affrontare il tema dell’esposizione di numerose opere in terra cotta di grande pregio storico ed artistico, collocate in numerose chiese del centro storico di Modena. Una nuova luce per queste opere ha posto le basi per un ragionamento tra l’ipotesi di una condizione di musealizzazione, a fronte della loro vocazione primordiale di carattere squisitamente devozionale. L’interrogativo su “quale luce adottare?” per soddisfare le due distinte esigenze ha trovato risposta in un approccio, non convenzionale, decisamente innovativo dal punto di vista concettuale e soprattutto senza precedenti dal punto di vista tecnologico. Infatti, al requisito qualitativo della “messa in scena” delle opere attraverso la luce corrisponde il superamento di traguardi nell’uso di tecnologie di controllo e gestione non ancora presenti nel settore museale.
La scelta è ricaduta sulla possibilità di modificare, in tempo reale, gli scenari da quelli a vocazione liturgica, a quelli legati ad un’interpretazione a carattere scultoreo, oltre a quelli di impostazione puramente sperimentale come nel caso di San Domenico. In questo caso è presente uno scenario di “luce naturale” simulata che riprende il significato della luce del sole, manifesta in casi quali Sant’Agostino e San Giovanni, dove raggi diretti colpiscono porzioni dei gruppi scultorei in momenti diversi della giornata. Nel caso di San Domenico, la cappella che ospita il gruppo begarelliano è contraddistinta da uno spazio di proporzioni tali da evocare un’interpretazione teatrale della scena. Questa evocazione è appunto sottolineata dalla presenza di una finestrella laterale che, raccogliendo pochissima luce naturale dai portici contigui, diventa uno strumento del progetto illuminotecnico usando una fonte luminosa che emula un raggio di sole che, diversamente, non potrebbe esistere. I personaggi tutti, come negli altri gruppi scultorei, diventano attori della scena, con effetti che permettono loro di entrare ed uscire dai piani visivi e soprattutto di rafforzare e sottolineare la forza dei legami lirici che interccorrono tra l’uno e l’altro.
Ogni gruppo scultoreo è stato oggetto di uno studio approfondito per favorire il legame delle opere con il loro contesto spaziale di riferimento. Ogni chiesa, nella porzione specifica dedicata alle sculture è diventata per alcuni giorni un laboratorio sperimentale dove sono state provati, verificati e collaudati gli assetti previsti progettualmente. L’impostazione interpretativa dei vari scenari è stata sviluppata nella consapevolezza che ogni scelta appartiene alla dimensione di reversibilità, grazie all’impiego di una tecnologia ri-programmabile che richiederà, qualora fossero poste le basi per nuove chiavi di lettura, solamente interventi di tipo software.
Le impostazioni sceniche pensate per la mostra sono reversibili, riprogrammabili in base ad infinite combinazioni rese possibili da un’architettura impiantistica che si base sulla tecnologia a LED di nuova generazione. Per questi motivi, l’investimento culturale del Museo Civico d’Arte su questo tipo di progetto assume anche un risvolto tecnico molto importante dal punto di vista della compatibilità ambientale trattandosi di impianti caratterizzati da consumi energetici molto bassi e dal bassissimo valore di manutenzione, con una durata di funzionamento prevista per numerosi anni. L’insieme di strutture impiantistiche di nuova progettazione, unite agli apparati per i mascheramenti delle sorgenti luminose sono stati realizzati grazie alla disponibilità della Ditta SILE, esperta nel settore dell’illuminazione, nell’affrontare un tema sperimentale senza precedenti con tecnologia a LED e al delicato e complesso compito svolto dalla Ditta Riato, esperta nell’illuminazione museale, nei montaggi e nelle regolazioni, a cui hanno partecipato alcuni tecnici di Hera Illuminazione, già presente nello sviluppo del progetto, con un contributo all’investimento del Museo Civico d’Arte.
- Committente:
- Museo Civico d’Arte
- Luoghi:
- Museo Civico d’arte, Chiesa di San Francesco, Duomo, Chiesa di Sant’Agostino, Chiesa di San Domenico, Chiesa di San Giovanni, Chiesa di San Pietro
- Team operativo:
- Progetto e direzione lavori: Alberto Pasetti Bombardella in collaborazione con Chiara Brunello, STUDIO PASETTI, www.studiopasetti.it, di Treviso
- Supervisione museografica:
- Fausto Ferri, Galleria Civica di Modena supervisione scientifica: Francesca Piccinini, Museo Civico d’Arte
- Realizzazione e fornitura degli apparecchi
e delle strutture di allestimento: - SILE snc, di Quinto di Treviso, con GLIP di Treviso e DDS di Modena
- Montaggi:
- Riato Impianti snc, di Treviso
- Assistenza ai montaggi:
- HERA Illuminazione, di Modena
- Programmazione:
- DDS di Modena, Salvatore Grossi