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Cose da niente. Il fascino discreto degli oggetti

dal 14 settembre 2012 al 24 febbraio 2013

Alcune figurine più di altre catapultano lo spettatore in epoche passate, dando conto della quotidianità vissuta nelle case o a passeggio per la città. Ambienti popolati di cose cambiate negli anni, diventate fuori moda, tanto da non essere, a volte, nemmeno più riconoscibili.

La mostra Cose da niente. Il fascino discreto degli oggetti, realizzata con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in occasione del festivalfilosofia, attraverso immagini e parole, racconta la storia di questi oggetti divenuti obsoleti, ma che hanno avuto grande peso nella vita delle persone, come il cono dello zucchero - da cui il colore 'carta da zucchero' -, il macinino e la cuccumella, il vaso da notte, il tabacco da fiuto, i sali d'ammonio e il biberon 'assassino'. Cose quasi 'da niente', al pari delle figurine, ma capaci di evocare emozioni ed atmosfere e ormai degne di far parte di collezioni pubbliche e private.

Da alcuni decenni, infatti, la museologia ha iniziato a prestare grande attenzione a cose che, anche povere e apparentemente insignificanti, possano essere raccolte e collezionate. Alla base di questa tendenza sta la volontà di restituire significato a oggetti che, privi di storia ed estrapolati dal loro contesto e vissuto, subirebbero definitivamente l'oblio del tempo. È così che cose 'da poco' vengono esposte in vetrine con accanto numeri di inventario e cartellini esplicativi, donando un'aura di sacralità a tutto ciò che è stato oggetto di esperienza umana, grande o piccola che fosse. Sembrano cose, oggetti inanimati, ma in realtà sono racconti, storie, curiosità, segni di vite vissute ancora in grado di attivare il ricordo, di evocare un'atmosfera, di sollecitare un'emozione.

Da questo nasce la mostra delle cose 'da niente', a cura di Thelma Gramolelli, con la collaborazione di Paola Basile e Maria Giovanna Battistini, curatrici del Museo della figurina. Materiali grafici di per sé poveri come le figurine, mostrano oggetti di vita quotidiana al passaggio tra Ottocento e Novecento, epoca d'oro di queste piccole immagini che, senza volerlo, ci restituiscono mode e costumi di un secolo fa: abiti e accessori, come cilindri e pagliette, colletti inamidati e corsetti, monocoli, lorgnette e pince-nez, bastoni da passeggio e parasole, che a volte ritornano come icone di epoche passate nelle sfilate di stilisti contemporanei e portano con sé un'infinità di storie e aneddoti, talora incredibili, sempre intriganti.

Ma le cose, per non essere ridotte a mere forme, non possono mai essere separate dalle loro storie e dal loro contesto. Per questo, ogni oggetto in mostra, è stato collocato idealmente nel 'suo' ambiente: le stanze che compongono un'immaginaria casa borghese di fine secolo - il salotto, lo studio, la cucina, la stanza di servizio, la toletta, la camera da letto e la camera dei bambini -, e gli spazi all'aperto, tipici della vita cittadina quali i parchi, le vie popolate di negozi e locali pubblici. Non solo, ogni oggetto è accompagnato da un breve racconto che, nel delinearne le origini, ne fa affiorare curiosità e aneddoti gustosi, ridandogli vita e togliendo quel velo di polvere, senza dubbio poetico, che metaforicamente ricopre queste figurine.

Le 200 figurine e materiali affini come bolli chiudilettera, giornalini per ragazzi e calendarietti da barbiere, sono affiancate dagli oggetti reali, in esse raffigurati: grazie ai prestiti di collezionisti, appassionati e del Museo Civico d'Arte di Modena, le figurine prendono corpo, diventano tridimensionali e 'abitano', a tutto tondo, la casa della mostra. Al posto del catalogo che, come d'abitudine, accompagna ogni nuova esposizione del Museo della figurina, la rivisitazione di un giornale di fine Ottocento, con le riproduzioni delle figurine esposte, permette di approfondire la storia e le notizie delle cose in mostra.

Le stesse cose che hanno ispirato i racconti inediti prodotti da due giovani scrittrici modenesi, Marta Milia e Anna Pavone dell'Istituto Superiore d'Arte A. Venturi e da Giacomo Rutigliano, giovanissimo studente della Scuola Primaria Giovanni Pascoli. «Il giornale delle cose da niente», acquistabile al bookshop, è a disposizione dei visitatori nella sala espositiva del Museo, che potranno leggerlo comodamente, approfittando delle sedute dell'installazione Una cronaca insolita.

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