Normativa donne

 

Donne: leggi su violenza e discriminazione

Sintesi del quadro normativo

 

Nel mondo

 

Nazioni Unite

 

7 novembre 1967

Dichiarazione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti  della donna.

Adottata dall'Assemblea Generale ONU –Non vincolante.
Attraverso questo documento viene trattato per la prima volta il tema della discriminazione.

 

18 dicembre 1979

Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW).

Entra in vigore il 3 settembre 1981. L'Italia la ratifica il 10 giugno 1985.
Con la ratifica della CEDAW gli stati si sono assunti precisi obblighi atti ad assicurare che le donne possano godere in concreto dei loro diritti fondamentali attraverso l’introduzione di modifiche normative atte a rimuovere le situazioni di disuguaglianza, ma soprattutto grazie alla promozione di quel cambiamento culturale necessario per il riconoscimento della libertà di scelta della donna e della tutela della sua integrità psicofisica. La CEDAW obbliga infatti gli stati che l'hanno sottoscritta a riconoscere l'uguaglianza giuridica tra uomini e donne, abolire le leggi discriminatorie, contrastare la violenza di genere, eliminare gli stereotipi associati ai ruoli tradizionali di uomini e donne nella famiglia e nella società e istituire tribunali e istituzioni pubbliche per assicurare una protezione effettiva contro la discriminazione.

 

20 dicembre 1993

Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne.

Adottata senza voto da parte dell'Assemblea Generale ONU con la risoluzione 48/104.
La risoluzione è spesso riconosciuta come complementare e un rafforzamento dei lavori della CEDAW.

 

4 marzo 1994

Risoluzione 45/1994.

Adottata dalla Commissione per i diritti umani, in cui si decide di nominare Radhika Coomaraswamy come primo relatore speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne.
Il relatore speciale ha il mandato di raccogliere e analizzare i dati provenienti da governi, organismi trattati, agenzie specializzate, le ONG e altre parti interessate, e di rispondere efficacemente a tali informazioni. Ha anche un ruolo nella formulazione di raccomandazioni a livello internazionale, nazionale e regionale.

 

15 ottobre 1999

Protocollo facoltativo alla CEDAW.

Adottato dall'Assemblea Generale ONU. Entra in vigore il 22 dicembre 2000 e l'Italia vi aderisce il 29 ottobre 2002.

Questo allinea la Convenzione ai principali testi internazionali in materia di diritti umani e fornisce più chiare possibilità di ricorso al Comitato CEDAW in caso di violazioni. In particolare si prevede che le comunicazioni possano essere presentate al Comitato sia a titolo individuale sia a nome di gruppi di persone vittime di violazioni di uno dei diritti previsti dalla Convenzione.
Inoltre, il protocollo prevede che il Comitato possa avviare di propria iniziativa, e quindi anche in assenza di denunce, una procedura d'indagine sui casi di violazione particolarmente gravi.

 

In Europa

 

Parlamento europeo

 

30 novembre 2011

Risoluzione 2011/2244(INI)

Progetto di relazione sulla parità di donne e uomini nell'Unione europea. Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere.

 

Consiglio d'Europa


7 aprile 2011

Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul).

La Convenzione rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. La Convenzione interviene specificamente anche nell'ambito della violenza domestica, che non colpisce solo le donne.
La struttura dello strumento è basata sulle così dette "tre P": prevenzione, protezione e punizione dei colpevoli.
Al capitolo I, la Convenzione traccia una chiara definizione delle tematiche trattate; nel capitolo II, la Convenzione affronta il tema delle politiche integrate e della raccolta dati; il capitolo III tratta il tema della prevenzione; il capitolo IV affronta la protezione e il sostegno delle vittime di violenza; la Convenzione passa poi al tema della punizione del reo, capitolo V, stabilendo una serie di reati e aggravanti che gli stati dovrebbero includere nella loro legislazione penale, se ancora sprovvisti, al fine di reprimere la violenza contro le donne; nei capitoli successivi, infine, si passa a questioni relative al diritto processuale, alla migrazione e asilo, alla cooperazione internazionale tra stati e al nuovo strumento di controllo denominato "GREVIO", consistente in un gruppo di esperti con il compito di vigilare sull'attuazione della Convenzione.

Sviluppi:
-Aperta alla firma l' 11 maggio 2011
-Firmata da 32 stati e ratificata da 8 membri (sono necessarie 10 ratifiche da parte di almeno 8 membri del Consigli d'Europa per l'entrata in vigore)
-L'Italia firma il 27 agosto 2012 ma appone una nota verbale nella quale è specificato che la Convenzione si applicherà nel rispetto dei principi e delle previsioni costituzionali
-In Italia, la Camera dei Deputati ha approvato all'unanimità la ratifica della Convenzione in data 28 maggio 2013 e sempre all'unanimità il Senato ha convertito il testo in legge il 19 giugno 2013 (legge 77/2013) –Non ancora vincolante.

 

In Italia


11 aprile 2006

Decreto legislativo n. 198 "Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell'art. 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246".

Legge 28 novembre 2005, n. 246- Semplificazione e riassetto normativo per l'anno 2005.

23 febbraio 2009

"Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori", conosciuto come "Decreto sicurezza" approvato con D.L. n. 11 e convertito nella l. 38/2009.
Il testo ha introdotto il reato "atti persecutori" (c.d. stalking), l' obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per i delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale di gruppo e l'arresto obbligatorio in fragranza per violenza sessuale e per violenza sessuale di gruppo, con conseguente possibilità di procedere con rito direttissimo. Da rilevare poi l'estensione a tutte le vittime di violenza sessuale del gratuito patrocinio a spese dello Stato.

19 giugno 2013

Legge di ratifica Convenzione di Istanbul (legge 77/2013).

14 agosto 2013

Decreto-legge n. 93/13 "Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere", convertito (con modifiche) dalla legge n. 119 del 15 ottobre 2013.

Testo normativo che tenta per la prima volta di affrontare il problema del femminicidio e della violenza contro le donne in Italia nel loro complesso.
Il testo mira a rendere più incisivi gli strumenti della repressione penale dei fenomeni di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e di atti persecutori.
Con quest'ottica vengono inasprite le pene quando il delitto di maltrattamenti in famiglia è perpetrato in presenza di minore, quando il delitto di violenza sessuale è consumato ai danni di donne in stato di gravidanza o quando il fatto è consumato ai danni del coniuge o partner.
Un secondo gruppo di interventi riguarda il delitto di stalking (prevista l'irrevocabilità della querela per il delitto di atti persecutori nel caso di gravi minacce ripetute).
Vengono aumentate le ipotesi di arresto in flagranza per i maltrattamenti contro famigliari e conviventi, in presenza di gravi indizi di colpevolezza di violenza o minaccia grave può essere vietata all'indiziato la presenza nella casa familiare e di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa.
Il testo assicura inoltre il gratuito patrocinio per le vittime di violenza e garantisce il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di protezione di vittime straniere.
Infine, la normativa ha provveduto a varare un nuovo piano straordinario di protezione delle vittime di violenza sessuale e di genere (art. 5) che prevede azioni di intervento multidisciplinari, per prevenire il fenomeno, potenziare i centri antiviolenza e i servizi di assistenza, formare gli operatori.


Raccomandazioni all'Italia

-Della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze (15 giugno 2012)

-Dal Comitato CEDAW riguardanti l'eliminazione delle discriminazioni nei confronti delle donne (26 luglio 2011)

Si rileva tuttavia come alcuni standard richiesti sia dalla Convenzione di Istanbul, sia dalle raccomandazioni della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e sia dal Comitato CEDAW non siano ancora stati raggiunti. La netta centralità degli strumenti di prevenzione e protezione rispetto a quelli repressivi appare molto chiara nel testo della Convenzione di Istanbul, mentre questo non accade nel testo di legge italiano, dove si dedica invece molta più attenzione all'aspetto punitivo (spesso utilizzata decretazione d'urgenza poco adatta al concepimento di politiche a lungo termine di prevenzione e sensibilizzazione sociale, ma piuttosto idonea a tamponare una situazione di crisi).
Inoltre manca ancora in Italia un'istituzione nazionale indipendente per i diritti umani con una sezione dedicata ai diritti delle donne in grado di vigilare sul fenomeno (sul punto si pronuncia espressamente la relatrice speciale delle Nazioni Unite, Rashida Manjoo, al punto 94, lett. b) del rapporto 2012).
Infine, appare senz'altro di importanza cruciale la previsione di un sistema di raccolta dati statistici e l'aumento di fondi ISTAT che riescano a garantire raccolta e analisi standardizzate e periodiche che ancora mancano nel nostro paese.

 

Regione Emilia- Romagna


27 giugno 2014

Legge Regionale n. 6 - Legge Quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere.
Questa rappresenta la prima legge quadro in Italia per la "Parità e contro le discriminazioni di genere" in attuazione della convenzione di Istanbul. Con approccio gender mainstreaming sono stati affrontati gli ambiti discriminatori della soggettività femminile nella società passando dal riequilibrio nella normativa elettorale, alla prevenzione e contrasto della violenza di genere, dall'occupazione a una corretta rappresentazione della donna sui media. Empowerment e partecipazione femminile, assenza di discriminazioni, equità, sono gli obiettivi delle nuove norme. L'impianto della legge si fonda su una lettura autentica dei bisogni espressi dalle donne che subiscono violenza e sull'apporto di enti locali, organizzazioni, associazioni femminili, università, ordini professionali e sindacati.

 

 http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+REPORT+A8-2015-0015+0+DOC+XML+V0//IT&language=it#title1

http://www.europarl.europa.eu/meps/it/29579/MARC_TARABELLA_home.html