Normativa LGBT

 

LGBT e leggi antidiscriminatorie

Sintesi del quadro normativo

 

Nel mondo

 

Nazioni Unite

 

17 giugno 2011

Risoluzione sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite (17/19).
Il 17 giugno 2011 il Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU (UNHRC), ha adottato la risoluzione 17/19.

La risoluzione, storica perché la prima adottata da un organismo ONU, condanna la violazione dei diritti umani delle persone LGBT; ricorda il ruolo della Commissione nella promozione universale dei diritti umani a prescindere dalle caratteristiche personali degli esseri umani; dispone la realizzazione di uno studio sulle leggi che nel mondo discriminano le persone LGBT e sulle pratiche e atti di violenza di cui sono vittime; infine chiede di indicare gli strumenti che il diritto internazionale può approntare per porre fine alla violazione dei diritti umani delle persone LGBT.

 

17 novembre 2011

Leggi discriminatorie, pratiche e atti di violenza contro gli individui in base al loro orientamento sessuale e identità di genere (Discriminatory laws and practices and acts of violence against individuals based on their sexual orientation and gender identity)
Lo Studio, pubblicato nel novembre 2011 da parte del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, contiene capitoli dedicati alla violenza praticata nei confronti delle persone LGBT, alle leggi e alle pratiche discriminatorie, incluse quelle in materia familiare e alle raccomandazioni proposte.

 

In Europa

 

Parlamento europeo


Risoluzione sull'omofobia in Europa.
Il Parlamento europeo, nel gennaio 2006, invita gli Stati membri ad intraprendere qualunque azione essi ritengano opportuna per lottare contro l'omofobia e la discriminazione basata sull'orientamento sessuale, nonché per applicare il principio di parità quale parte integrante delle rispettive società e dei rispettivi ordinamenti giuridici. La risoluzione, pertanto, propone agli Stati membri i seguenti strumenti di intervento: intensificare la lotta contro l'omofobia, sia con mezzi didattici sia attraverso strumenti amministrativi, giudiziari e legislativi; garantire che le dichiarazioni inneggianti all'omofobia o le istigazioni alla discriminazione siano condannate con la massima efficacia e che la libertà di manifestazione – sancita da tutti i trattati sui diritti dell'uomo – sia concretamente rispettata; includere la lotta contro l'omofobia al momento di stanziare i fondi e di coinvolgere le ONG di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

 

Interventi di natura legislativa
Esposti dal Parlamento europeo, devono essere recepiti dagli Stati e contengono specifiche previsioni a favore delle persone LGBT, il rispetto dei diritti e della dignità di queste persone e la parificazione di diritti in materia familiare e di accesso al matrimonio

-Raccomandazione 1117 del 29.9.1989: sulla condizione dei transessuali

-Risoluzione A3-0028/94: sulla parità di diritti per gli omosessuali nella Comunità

-Raccomandazione n. 1474 (26.09.2000) a tutti gli Stati membri ad introdurre una completa legislazione antidiscriminatoria (oltre che a riconoscere la parità di diritti per le coppie omosessuali e ad includere un divieto esplicito di discriminazioni basate sull'orientamento sessuale nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali)

-Direttiva 2000/78 (recepita in Italia con il decreto legislativo n. 216 del 2003): stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro

-Risoluzione P7_TA(2011)0427: sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite

-Risoluzione P7_TA(2012)0222: sulla lotta all'omofobia in Europa

-Risoluzione del Parlamento europeo sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite (09.2011)
Proposta di risoluzione presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza che esorta, tra le altre cose, gli Stati membri e la Commissione e il SEAE ad affrontare in modo completo le disuguaglianze in questione; ribadisce la sua richiesta che la Commissione elabori una tabella di marcia globale contro l'omofobia, la transfobia e le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere; si rammarica che nell'Unione europea i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender non siano ancora sempre pienamente rispettati.

-Relazione sulla tabella di marcia dell'Ue contro l'omofobia e la discriminazione legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere (2013/2183(INI))
Il Parlamento europeo ritiene che per combattere la discriminazione legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere sia necessario un analogo strumento politico globale, e da gennaio 2011 ha presentato la propria richiesta in tal senso decine di volte in varie risoluzioni, invitando la Commissione europea a definire una tabella di marcia contro l'omofobia e la discriminazione legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere. La relazione in esame mostra una panoramica di tale politica globale.

 

Consiglio d'Europa


Il Consiglio d'Europa, attraverso i suoi organismi, è più volte intervenuto per promuovere azioni tese a realizzare il rispetto e il pieno godimento dei diritti umani da parte delle persone LGBT:

-Raccomandazioni 924/1981: relativa alla discriminazione nei confronti degli omosessuali

-Raccomandazione 1470/2000: Situazione di gay e lesbiche e dei loro partner in materia di asilo e di immigrazione negli Stati membri del Consiglio d'Europa

-Raccomandazione 1635/2003: lesbiche e gay nello sport

-Raccomandazione 1915/2010: discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e identità di genere

-Risoluzione 1728/2010: discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e identità di genere

 

Carta dei Diritti Fondamentali dei cittadini dell'Unione europea
Adottata nel 2000 e avente effetto giuridico vincolante nell'Unione a partire dal 2009. In essa è contenuto un divieto generale di discriminazione anche in base all'orientamento sessuale della persona umana e il riconoscimento del diritto di sposarsi e costituire una famiglia, senza esclusione per le persone omosessuali.

 

Raccomandazione CM/Rec (2010)5 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulle misure dirette a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere (Adottata dal Comitato dei Ministri il 31 marzo 2010 in occasione della 1081ª riunione dei Delegati dei Ministri)
Il Comitato dei Ministri ha rimarcato che le persone LGBT sono state vittime per secoli di intolleranza e di discriminazione, anche all'interno delle loro famiglie, tramite forme di criminalizzazione, marginalizzazione, esclusione sociale e violenza. Di particolare importanza è il richiamo al principio secondo il quale non può essere invocato nessun valore culturale, tradizionale o religioso, né qualsivoglia precetto derivante da una "cultura dominante" per giustificare il discorso dell'odio o qualsiasi altra forma di discriminazione, comprese quelle fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere. Agli Stati membri ha richiesto di riparare a qualsiasi discriminazione diretta o indiretta basata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere, rivedendo le proprie leggi e promuovendo nuovi interventi legislativi finalizzati a combattere in modo efficace ogni discriminazione e a garantire il rispetto dei diritti umani delle persone LGBT, anche in ambito familiare.

 

In Italia

 

Legge n. 164 del 1982: il primo intervento in ordine di tempo, consente la rettificazione di sesso alle persone transessuali.

In materia di protezione nei luoghi di lavoro, si sono succedute più disposizioni che vietano discriminazioni dirette e indirette in ragione dell'orientamento sessuale della persona:
-articolo 15 dello Statuto dei lavoratori, legge n. 300 del 1970;
-decreto legislativo n. 216 del 2003;
-articolo 7 del Testo unico in materia di pubblico impiego, decreto legislativo n. 165 del 2001;
-articolo 10 del decreto legislativo n. 276 del 2003: Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30;
-art. 1468 del Codice dell'ordinamento militare, decreto legislativo n. 66 del 2010;
-art. 21 del decreto legislativo n. 183 del 2010, Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie, Comitati Unici di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni.

-Il testo unico dei servizi audiovisivi e radiofonici vieta la promozione delle discriminazioni fondate, tra l'altro, sull'orientamento sessuale (art. 36-bis del decreto legislativo n. 177 del 2005).

Altre disposizioni che proteggono l'orientamento sessuale sono contenute in provvedimenti e trattati che riguardano le materie di asilo, protezione internazionale ed estradizione:
-art. 3 del Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Canada del 13 gennaio 2005
-art. 4 del decreto legislativo 25 gennaio 2007 n. 24
-art. 8 del decreto legislativo 19 novembre 2007

 

Unione civile tra coppie dello stesso sesso
Sentenza della Corte Costituzionale n. 138 del 14 marzo 2010, relativa all'estensione del matrimonio anche tra persone dello stesso sesso essendo queste portatrici di legittime istanze di parità.

In Italia le procedure fino ad ora seguite per l'approvazione di leggi sui matrimoni omosessuali non seguono l'iter e l'evoluzione che, invece, si è avuta in altri paesi. Nel nostro Paese non sono legali nemmeno le unioni civili. Vi sono alcune regioni in cui sono stati adottati dei provvedimenti locali che tutelano i partner non legalmente sposati, siano questi eterosessuali o omosessuali. Nel 2004 hanno adottato tali provvedimenti la Calabria, la Toscana, l'Umbria, l'Emilia-Romagna.

 

Disposizioni in materia di contrasto dell'omofobia e della transfobia
29 aprile 2014: In corso di esame in commissione (atto del Senato n. 1052)

-Fascicolo iter DDL S.1052

-Disegno di legge del 2013: Norme contro le discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere

L'ordinamento italiano non prevede tuttora una normativa specifica per i reati di omofobia e transfobia.

 

Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso

Legge 20 maggio 2016, n.76

Le istruzioni e i moduli per dare via al procedimento di costituzione di un'Unione Civile sono disponibili sul sito dei Servizi Demografici del Comune di Modena.

 

 

Le Regioni


Le Regioni si sono recentemente avviate lungo un percorso di consapevolezza degli obblighi derivanti dal diritto sovranazionale, che impongono un riconoscimento e una tutela per le condizioni personali – come l'omo/bisessualità – considerate a rischio di discriminazione, approvando una serie di normative regionali. Sia a livello statutario, sia di legislazione di settore, le Regioni Liguria, Puglia, Emilia Romagna, Marche, Piemonte Umbria e Toscana (che il 10.11.04 ha approvato la legge titolata: "Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere", la prima del genere in Italia, che è stata impugnata dinanzi la Corte Costituzionale dal governo della XIV Legislatura con relativa sentenza di illegittimità costituzionale di alcuni articoli in essa contenuti. Il testo riconosce a tutti il diritto alla libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, stabilendo precise norme anti-discriminazione e mettendo in cantiere specifiche azioni in campo formativo, lavorativo, sociale e nei servizi turistici e commerciali),  sono intervenute in ambiti come l'accesso ai servizi, il contrasto alle discriminazioni e all'omofobia, la promozione di politiche attive in ambito lavorativo.