Pari opportunità

La normativa europea definisce il principio di pari opportunità come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale.

La discriminazione basata su religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali è proibita in tutta l’Unione europea poiché può pregiudicare il conseguimento degli obiettivi del trattato CE, in particolare il raggiungimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale, la solidarietà e la libera circolazione delle persone.

 

Costituzione della Repubblica Italiana

Art. 3
In breve: La materia relativa alla parità di trattamento tra uomini e donne affonda le proprie radici nell’art. 3 della Costituzione ove viene per la prima volta codificato il principio di uguaglianza. Detto articolo, riconoscendo a tutti i cittadini pari dignità sociale e dichiarandone l’uguaglianza” davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Inoltre l’art.3, secondo comma, impone un’azione pubblica per rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione della piena partecipazione dei lavoratori alla vita sociale, civile, economica del paese.
In questa seconda parte si rintraccia il fondamento del principio di eguaglianza sostanziale, che si affianca a quello di eguaglianza formale che impone di prescindere dalle differenze, e sostiene la legittimità delle azioni positive a vantaggio delle donne e degli altri soggetti deboli. Vai al documento (24 kb)