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25/11/2017

RESIDENZE PER UNIVERSITARI, CAVAZZA: “SOLUZIONI STRUTTURALI”

L’assessore ha risposto all’interrogazione di Venturelli, Pd. “Affrontata l’emergenza, si lavora a una piattaforma informativa: la vetrina degli alloggi disponibili”

L’Università rappresenta un motore importante dello sviluppo del nostro territorio e sono quindi fondamentali le politiche in grado di svilupparne l’attrattività e di aumentare l’offerta abitativa agli studenti fuori sede che costituiscono una percentuale significativa degli iscritti. È per questi motivi che, dopo aver fornite alcune risposte all'emergenza che si era aperta nelle scorse settimane, il Comune sta lavorando insieme a Università, Er.Go, San Carlo, San Filippo Neri, CambiaMo e Acer per offrire soluzioni strutturali a situazione che si è presentata per la prima volta quest’anno. Lo ha annunciato l’assessore alla Scuola Gianpietro Cavazza rispondendo in Consiglio comunale, giovedì 23 novembre, all’interrogazione presentata da Federica Venturelli, Pd, sulle soluzioni abitative per risolvere il disagio degli studenti universitari fuori sede. Facendo riferimento all’aumento del numero degli iscritti all’Ateneo modenese, che per l’anno accademico 2017/2018 ha immatricolato quasi seimila nuovi studenti, e alla crescita delle domande di accesso ai benefici legati al diritto allo studio, Venturelli ha chiesto all’Amministrazione quali collaborazioni siano state attivate per trovare una rapida soluzione al problema contingente di chi è rimasto escluso e individuare soluzioni strutturali per l’accoglienza degli studenti fuori sede.

Dopo aver ricordato che lo scorso anno c’erano 150 posti letto vuoti e che quello in corso “è il primo anno accademico in cui si registra un esubero delle richieste di alloggio, anche grazie all’ampliamento della platea dovuta all’innalzamento della soglia Isee”, l’assessore Cavazza ha annunciato che si sta lavorando per dare una risposta di medio e lungo periodo attraverso vari strumenti tra i quali “una piattaforma informativa, già in uso a Ferrara, che offra una vetrina di tutti gli alloggi disponibili sia nell’ambito della residenza collettiva sia offerti da privati ma con standard minimi garantiti e per la quale sono già iniziati gli incontri operativi”.

Ricostruendo la situazione, Cavazza ha spiegato che, dei 1138 studenti fuori sede che hanno fatto richiesta a ErGo, 569 hanno trovato un alloggio mentre 281, pur essendo entrati in graduatoria, non hanno potuto avere risposta per mancanza di posti. Di questi, 163 hanno trovato casa e ottenuto il contributo per l’affitto da ErGo e 60 non risultano iscritti. Rimangono quindi privi di una soluzione abitativa 58 studenti che, ha specificato Cavazza, sono stati contattati singolarmente da ErGo e solo due di loro hanno accettato il posto letto proposto. Sul totale degli studenti fuori sede, inoltre, 288 non hanno fatto richiesta di un alloggio ErGo e, di questi, 146 hanno trovato casa autonomamente. Dei 142 rimasti “potenzialmente sul mercato”, solo 84 risultano iscritti a UniMoRe.

“Appena informati dell’emergenza – ha spiegato Cavazza – l’Amministrazione, con la collaborazione degli assessorati alla Scuola, al Welfare e all’Urbanistica, si è attivata trovando in emergenza i posti necessari per i 15 studenti provenienti dall’Africa e rendendo disponibili altri dieci alloggi per oltre trenta posti”. Cavazza ha poi sottolineato che il Comune può mettere a disposizione un numero importante di alloggi a prezzi accessibili, anche attraverso la ristrutturazione di alloggi Acer ma che occorrono anche “politiche previste nel prossimo Piano urbanistico che consentano di accompagnare nel tempo le dinamiche di domanda degli alloggi”.

Dopo aver chiesto la trasformazione in interpellanza, Luca Fantoni, M5s, ha affermato che la piattaforma “è forse uno dei pochi strumenti utili per lavorare anche con i privati. Dopo le case di Vaciglio costruite per i giovani ingegneri – ha proseguito – forse sarebbe il caso di costruire anche case per gli studenti fuori sede”. Il consigliere ha concluso lanciando una sfida: valutare il cambio di destinazione d’uso di capannoni sfitti per trasformarli in residenze universitarie.

Intervenendo per il Pd, Marco Forghieri ha ricordato che “fino a pochissimo tempo fa l’Università di Modena aveva il problema opposto, quello di trovare il modo di attirare studenti”. Dopo aver osservato che il problema dell’emergenza di chi è rimasto senza alloggio si è ridimensionato, si è augurato “che lo Stato faccia la sua parte riprendendo in mano il tema dell’edilizia universitaria perché le competenze e gli strumenti dei Comuni da soli non sono sufficienti”. Ribattendo che “progettare abitazioni per giovani già entrati nel mondo del lavoro è cosa diversa dal pensare alloggi per gli studenti”, Fabio Poggi ha affermato che, più che i capannoni industriali, la parte di città “vocata alla residenza studentesca è il centro storico dove bisognerebbe cercare di recuperare tutto il possibile ma senza dimenticare che di proprietà pubbliche ne sono rimaste poche e che per riqualificare e mantenere costi accessibili agli studenti ci vogliono grandi investimenti”.

In replica, Federica Venturelli ha affermato che è “urgente una sinergia tra tutti i soggetti coinvolti”. La consigliera ha affermato che la difficoltà di accedere a un’abitazione “mina il diritto allo studio” auspicando quindi che “la cooperazione iniziata continui e cresca perché servono strategie di medio e lungo periodo per fare di Modena una città universitaria e non una città con un’università”.

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