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13/01/2018

“NEL PUG ANCHE LA DISTRIBUZIONE DEL COMMERCIO”

L’assessora Vandelli ha risposto all’interrogazione del consigliere Morandi (FI)

“Il Piano urbanistico generale come strumento di pianificazione del territorio dovrà occuparsi anche del governo e della programmazione dei temi del commercio. Bisogna porsi la questione di come ammodernare e qualificare la rete dell’offerta economica presente a Modena, per renderla più aderente possibile alle esigenze dei cittadini”.

Lo ha detto l’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli nella seduta del Consiglio comunale di giovedì 11 gennaio rispondendo all’interrogazione trasformata in interpellanza di Adolfo Morandi (FI) sul futuro Pug.

Il consigliere ha chiesto nel dettaglio all’assessora “se non ritenga opportuno dotare il Pug di strumenti urbanistici utili ad una programmazione del territorio che eviti le concentrazioni di esercizi di medie e grandi dimensioni e stabilisca, a questo fine, dei criteri di definizione delle aree utilizzabili” e “se non ritenga opportuno, nella predisposizione delle zone commerciali specializzate e delle aree commerciali integrate, che la loro collocazione nel Piano Urbanistico Generale tenga conto dell'assetto complessivo dello stesso, con particolare riguardo al rapporto con la viabilità e gli accessi dalla stessa, nonché all'impatto paesaggistico e ambientale”.

L’assessora ha ricordato che sulle strutture commerciali è stata fatta un’indagine che “ha evidenziato un deficit di presenza di piccole e medie attività di tipo commerciale, cioè di 1500 metri quadrati alimentari, che non si possono insediare in tutti i contesti della città, ma in gran parte del tessuto. Non hanno - ha proseguito - un’attrazione che va al di là del quartiere circostante e del traffico che già normalmente transita sull’asse viario adiacente: fungono cioè da servizio di quartiere. Si è valutato che, in una città più sostenibile, vi è la necessità di una pluralità di attività medio piccole, in modo che il cittadino abbia una gamma di scelte e proposte. Andrà meglio disciplinato: oggi non abbiamo individuato gli areali in cui non è possibile realizzare queste strutture, ma con il nuovo Pug si andrà a declinare il tema dell’accessibilità, dei parcheggi in struttura, in linea con gli standard previsti dalla legge regionale. Occorrerà capire con il nuovo strumento come è meglio valorizzare l’intera rete dell’offerta”. L’assessora ha spiegato inoltre che, in collaborazione con l’assessorato agli Interventi economici, è stato attivato un secondo studio sui centri di vicinato, aggregati commerciali che presentano un mix di commercio e servizi. “Alcuni di questi - ha affermato - sono in grande difficoltà perché il commercio non è una attività immobile nel tempo, ma richiede innovazione continua. Saranno al centro delle prossime politiche che proporremo, come analisi e proposte di riqualificazione, speriamo in tempi brevi. Poi ci concentreremo sulle piccole attività, quelle fino a 150 metri, su cui serve una maggiore qualità dell’offerta: occorre promuovere una riqualificazione degli operatori aiutando il settore a riconnettersi con le attività che questi piccoli negozi possono sviluppare anche in grande sinergia con attività commerciali di medie dimensioni”. 

Vandelli ha quindi concluso: “Il nuovo piano non potrà fare pianificazione delle attività commerciali, non potrà dire quante attività si insediano e dove, escludendo in modo apolitico altre soluzioni. Non ci potrà essere quindi la pianificazione e localizzazione del numero di attività, ma potranno esserci criteri di carattere urbanistico. Nei diversi quartieri andremo a individuare le concentrazioni ottimali delle attività commerciali e gli ambiti esclusi. Si passerà da un piano di mere regole positive e negative a una governance che serve ad attivare anche un miglior insediamento delle strutture”.

Sul tema è intervenuto il capogruppo del M5s Marco Rabboni che ha evidenziato: “Le piccole strutture sono strozzate da tutte le grandi aperture: auspichiamo che nel Pug vengano delineate ampie zone in cui strutture di una certa dimensione non possano essere realizzate, anche perché ultimamente ci sono state numerose aperture e il piccolo esercizio è in vera sofferenza. Si riuscirà a dare nuovo input agli esercizi di vicinato? A noi sembra che si sia andati già oltre”. Marco Bortolotti ha espresso perplessità sulla coesistenza “di piccole attività commerciali a fianco di strutture di media o grande dimensione: se non legata alla specializzazione tale coesistenza non riesco a vederla, ma mi pare un’utopia. Per innalzare il livello di qualità bisogna lavorare bene: servono investimenti e una forte professionalizzazione degli operatori. È una cosa che riusciremo a fare davvero? Se sì facciamola subito, se non siamo sicuri rischiamo una mancata sincronizzazione e una perdita di tessuto che per noi era molto importante”.

Marco Chincarini di Art.1 – Mdp – Per me Modena ha espresso apprezzamento “per la parte in cui si dice che si recupereranno i centri di vicinato: è un percorso importante di riqualificazione. Visto che è da lì che dovremo iniziare, mi chiedo se non stiamo accelerando troppo su strutture di medie dimensioni. Tale accelerazione  - ha chiesto - non può creare squilibri tali da impedire di riqualificare davvero questi centri di vicinato?”.

Carmelo De Lillo del Pd ha evidenziato che “ci sono molte leggi, anche sovraordinate, che regolano il commercio: immagino quindi che costruire uno strumento, definendo dove si possono fare determinate opere e dove no, sia molto complicato. Il tema della viabilità collegata alle nuove strutture è oltremodo attuale: - ha aggiunto - mi chiedo se tra le nuove regole da introdurre negli strumenti è possibile inserire la previsione che, laddove si sviluppano strutture con opere di urbanizzazione a miglioramento della mobilità, queste ultime vengano realizzate prima”.

Nella replica, il consigliere Morandi ha affermato: “Do atto a un cambiamento di rotta dell’assessora, che oggi ci dice che tramite il Pug è possibile una programmazione del territorio, prevedendo areali e criteri. Non si può lasciare la liberalizzazione selvaggia - ha aggiunto - un minimo di programmazione che governi le attività e i servizi alla collettività è opportuno e necessario che ci sia. Mi auguro che si faccia, perché il problema è che si vada incontro a una formazione di nuove attività che mettano in crisi tante imprese di piccole dimensioni esistenti che hanno funzione di servizio e presidio del territorio”.

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