IL GIARDINO DUCALE E LA PALAZZINA DEI GIARDINI
UN PO' DI STORIA...
Testi di Gabriella Roganti

Dalle origini all’Ottocento

Come risulta dai documenti dell'epoca, già nella seconda metà del XVI secolo esisteva un piccolo giardino nei pressi del castello trecentesco, residenza modenese degli Estensi, duchi di Ferrara, Modena e Reggio.
Nel 1598, dopo la devoluzione di Ferrara alla Santa Sede e il conseguente trasferimento della capi-tale a Modena, il duca Cesare dispone l'ampliamento e l'abbellimento del giardino. Con i suoi successori si assiste ad un’ulteriore estensione degli spazi verdi che vengono utilizzati come scenografie per spettacoli e balli.
Francesco I, poi, nell'ambito di un ambizioso progetto di costruzione di una nuova, più prestigiosa residenza al posto del vecchio castello, commissiona la ristrutturazione del giardino all'architetto romano Girolamo Rainaldi, il cui disegno prevede la creazione di labirinti, aiuole, pescherie, giochi d'acqua e un teatrino arboreo sulla montagnola. Nel 1634 il Duca ordina l’erezione di un Casino, come luogo di divertimento per la corte, al Sovrintendente alle Fabbriche Ducali, forse Gaspare Vigarani, benché alcuni studiosi propendono per lo stesso Girolamo Rainaldi, mentre altri ravvisano l'intervento di Bartolomeo Avanzini.
Nel 1739 Francesco III dona i giardini alla cittadinanza, dichiarandoli pubblici; nei lavori di ampliamento generale, si prevede di dotare l’entrata principale di una cancellata in ferro, eseguita da Giambattista Malagoli nel 1763. 
Anche la Palazzina, in cui venivano dati balli ed accademie musicali, viene completata all'interno e all'esterno, assumendo così la sua tipica conformazione d'impianto settecentesco. Vengono prolungate le ali laterali, ad opera di Pietro Bezzi, e collegate al padiglione centrale tramite una copertura a terrazzo a cui è possibile accedere tramite scalinate curvilinee costruite ai due estremi dell'edificio; la facciata viene ornata con l'inserimento in nicchie, ai lati delle finestre, di busti dei dodici imperatori romani, mentre un successivo intervento, documentato dal 1790, presenta l'aggiunta di due timpani triangolari. 
Nel frattempo, precisamente nel 1772, viene istituito, nella zona precedentemente occupata dalla montagnola, l'Orto Botanico Universitario che nel corso dell'Ottocento, continuerà ad espandersi a danno del giardino e per il quale viene costruita, su disegno di Giuseppe Soli, una sede idonea.

L’Ottocento

Dopo il 1814, Francesco IV commissiona un progetto di ampliamento del giardino e, con l'abbattimento della Palazzina, la creazione di un parco all'inglese attraversato da un unico viale. Fortunatamente l'amministrazione ducale si limita ad attuare un compromesso tra il giardino all'italiana e quello all'inglese, risparmiando così la Palazzina.
Con l'unità d'Italia il Giardino Grande passa in proprietà alla Casa Reale, quindi nel 1865, con atto formale, viene acquistato dal Municipio di Modena. 
Oltre a ulteriori ampliamenti degli spazi verdi e all’apertura di un nuovo accesso, in quegli stessi anni vengono anche realizzati interventi di ristrutturazione dell’edificio: ai lati vengono costruite serre per le piante esotiche, gli intonaci esterni e quelli della cupola sono rinnovati, all'interno viene eseguita dal pittore modenese Ferdinando Manzini la decorazione ad affresco della volta della sala centrale, arredata con tavolini e divani per il riposo del pubblico. 
Nel 1896 viene inaugurato, assieme al Museo del Risorgimento, il Monumento Nazionale dedicato a Nicola Fabrizi, realizzato dallo scultore romano Francesco Fasce e collocato all’ingresso dei Giardini su Corso Vittorio Emanuele.

Il Novecento

Già nel 1893 si iniziano a manifestare segni di cattiva manutenzione sia del giardino -nonostante ampliamenti e migliorie -, sia della stessa Palazzina che, nel 1916, risulta addirittura essere adibita a serra per i fiori e nel 1923 privata di gran parte degli stucchi e delle decorazioni.
Nel 1937, per la sua precaria stabilità, viene abbattuta e quindi completamente ricostruita la cupola.
Intorno agli anni '40 si corre il rischio che il giardino, l’Orto Botanico e la Palazzina vengano demoliti per permettere l'ampliamento dell'Accademia Militare; anche l'Amministrazione Comunale, nell’ambito di un progetto di riorganizzazione della viabilità, avanza la pretesa di abbattimento per costruire un asse stradale di collegamento tra il Tempio Monumentale e Corso Canalgrande. 
La soluzione della contesa viene rimandata a dopo la guerra, ma nessuna delle due proposte troverà attuazione. 
Al contrario, nel secondo dopoguerra si avvia un piano di recupero dei giardini, reso necessario dai gravi danni arrecati dai bombardamenti, e culminante negli anni '60 quando vengono installati giochi e giostre per il divertimento dei bambini e viene costituito un piccolo zoo a scopo educativo-istruttivo.
Verso la fine degli anni '70, nel quadro della politica di valorizzazione del centro storico promossa dall'Amministrazione Comunale, i Giardini Pubblici vengono restituiti alla loro originaria funzione di spazio verde per l’intera cittadinanza. Anche la Palazzina è sottoposta ad un radicale intervento di restauro conservativo concluso il quale, nel 1981, viene adibita dapprima saltuariamente, poi in maniera continuativa, a sede espositiva della Galleria Civica.

I Giardini raccontati dalle immagini

La fotografia costituisce una fonte di documentazione ormai irrinunciabile per la ricostruzione di vicende accadute da un secolo e mezzo a questa parte. Nella cartolina - soprattutto dal tardo Ottocento sino alla seconda guerra mondiale - all’immagine fotografica si va ad aggiungere spesso una nota dal forte sapore sentimentale, oleografico, talora pittoresco, testimonianza dei costumi e dei codici comunicativi di una certa epoca. Nate per veicolare “saluti e baci”, le cartoline illustrate hanno in sé la duplice valenza di messaggio visivo e scritto: attraverso le cartoline, infatti, si osserva come, con lo scorrere del tempo, un luogo cambia e come, insieme a lui, cambiano le persone che lo vivono, con i loro abiti e atteggiamenti, ma anche con il loro modo di esprimere sentimenti.

Le fotografie e le cartoline presentate in questa occasione - frutto di una rigidissima selezione -, mostrano come, attraverso i decenni, il Giardino Ducale sia stato, seppur in maniera alterna, luogo privilegiato dai cittadini per il riposo e lo svago, un’ampia area verdeggiante, tranquilla e ristoratrice.
Le siepi ordinate secondo l’arte topiaria, le panchine sotto i viali ombreggiati, il lago con i cigni,i giochi per i bambini e il trenino di Gatto Silvestro, il leone e la leonessa in gabbia, sono immagini che appartengono ai ricordi più o meno lontani, più o meno nostalgici di molti modenesi.
Da parte sua la Palazzina, eretta originariamente come luogo di “delizie” per la corte estense, ha mantenuto nei secoli la sua funzione scenografica - purtroppo irreparabilmente deturpata dal massiccio edificio residenziale costruito alle sue spalle alla fine degli anni Cinquanta - e, benché abbandonata al degrado per lunghi periodi, di luogo deputato all’arte e al divertimento.
 

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