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XVI. Il Consiglio Comunale di Modena

Duecento anni di Storia 1802-2002

Il disegno in sovraccoperta ritrae il Signor Podestà di Modena, Diofebo Cortese, che veste "l'abito di costume" in occasione dell'anniversario dell'incoronazione di Napoleone Giovedì 26 Maggio 1808. Per due secoli le pagine sono rimaste chiuse tra le carte manoscritte della Cronaca Rovatti, conservata presso l'Archivio Storico del Comune di Modena, e ora, per l'occasione della celebrazione dei 200 anni del Consiglio Comunale, questa figura riprende vita e con la mano protesa in gesto accogliente sembra quasi invitarci a sfogliare il libro e a soffermarci alla lettura. Durante il periodo napoleonico, si assiste a una riorganizzazione dell'assetto amministrativo del nostro paese, e questo coincide anche con la creazione del Consiglio Comunale, organo deliberativo del Comune, il quale, se da una parte viene a essere strettamente collegato con gli organi dipartimentali e prefettizi, dall'altra conserva tuttavia tracce residue dell'ancien régime, quali, ad esempio, i criteri di eleggibilità legati a requisiti di proprietà e censo, gratuità dell'incarico, nomine con incarichi fissi. Il primo Consiglio Comunale si riunisce il 25 Novembre 1802, e subito, alla documentazione plurisecolare d'archivio prodotta dalla Comunità, comincia ad affiancarsi quella delle riunioni del Consiglio modenese, con la serie denominata Prodotte degli Atti del Consiglio Comunale. La ricorrenza, ricordata in occasione del bicentenario, ha offerto l'opportunità per un approfondimento e studio del ruolo e delle funzioni del Consiglio cittadino nel corso dell'Età contemporanea,
la quale prende avvio anch'essa proprio all'inizio dell'Ottocento, più o meno in coincidenza con l'istituzione di questo organo amministrativo, oggi una delle espressioni della partecipazione popolare al governo della cosa pubblica. I grandi momenti, le tappe fondamentali della storia degli ultimi due secoli sono accompagnate dalla vita di questo consesso, e i momenti di ombra e oscuramento dei valori democratici della nostra storia sono caratterizzati da un esautoramento dei poteri ad esso attribuiti. Quasi tutte le scelte di un'amministrazione pubblica passano oggigiorno attraverso deliberazioni consiliari: lo stesso spazio fisico di ubicazione dell'Archivio Storico nell'attuale Palazzo dei Musei venne deciso dal Consiglio Comunale negli anni Ottanta del XIX secolo quando si stabilì di trasferire in tale edificio i principali istituti culturali cittadini (tra cui la Biblioteca Poletti, i Musei Civici, la Biblioteca Estense).
Il presente XVI Quaderno dell'Archivio Storico è dedicato interamente al Consiglio Comunale, del quale il curatore del volume, Cesare Malagoli, ha inteso ricomporre, per sommi capi, una mappa, un itinerario ideale da esso compiuto; itinerario che, ben lungi dall'essere arrivato a un qualsiasi traguardo, è invece fluido e in divenire come mostrano anche le recenti riforme delle autonomie locali di cui si occupa il saggio conclusivo di Luciano Vandelli. L'edizione di questo volume e la promozione di una serie di iniziative (una mostra, un filmato e occasioni di dibattito), era un atto dovuto da parte dell'Archivio Storico nei confronti del Consiglio, non solo per attenzione e rispetto della memoria storica in tutte le sue manifestazioni, ma soprattutto in quanto l'archivio è custode e conservatore di tutti gli atti, di tutte le carte, e dunque di tutta la "vita" di questa istituzione.    

CESARE MALAGOLI
Con un saggio di Luciano Vandelli
Modena 2002
(€.16)