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III. Modena Capitale dell'Arte Salumiera

Gli Statuti dell'Arte dei Salcicciai e Lardaroli (1598-1763)

Con lo sviluppo del nucleo urbano, intorno alla fine del secolo XI, le arti e i mestieri, non più costrette nel chiuso sistema economico delle corti medioevali, trovano nuovo impulso e nuovo vigore: la città è il centro della vita civile intellettuale ed economica, è il luogo dove si tengono i mercati, nel quale convergono e si concentrano tutte le attività commerciali ed artigiane, non solo cittadine ma anche del distretto. Dapprima si organizzano in corporazione i mercanti, poi i banchieri e più tardi gli altri lavoratori ed artigiani.

La prima notizia in proposito è del 1182 e riguarda appunto la classe dei mercanti. Le norme consuetudinarie, che nella fase primitiva reggono la vita delle corporazioni, diventano ben presto insufficienti.
L'accrescersi dell'organizzazione corporativa impone la formazione di Statuti sul modello di quelli comunali, risultanti dalle norme consuetudinarie approvate dalle Assemblee. Ogni arte ha un suo particolare statuto nel quale sono raccolte le regole che devono assicurare il retto esercizio dell'arte stessa, salvaguardare gli interessi degli associati e la buona qualità dei prodotti o servizi. Questi statuti sono sottoposti all'approvazione dell'autorità comunale per tutelare l'interesse dei cittadini. La Comunità vigila quindi sulla vita delle Corporazioni che costituiscono dal canto loro l'ossatura dell'organizzazione cittadina stessa. Il fenomeno asssociativo comprende la quasi totalità delle attività economiche, 
non solo piccoli commercianti e artigiani sono organizzati in corporazioni ma banchieri, fabbricanti di stoffe, mercanti, medici e avvocati.

Di questi Statuti l'Archivio Storico conserva la serie pressoché completa; serie che costituisce una straordinaria testimonianza diretta di circa sei secoli di storia della città.
Negli "Statuta Civitatis Mutine" del 1327, ossia i più antichi Statuti cittadini conservati, l'"Ars salsiciarum" non compariva come corporazione, presumibilmente i salsicciai dovevano riconoscere obbedienza all'arte dei beccari o macellai, dai quali li dividevano non pochi conflitti di interesse. 
Neppure sugli Statuti cittadini del 1420 se ne trova menzione, ma il contenzioso fra i Salsicciai e Beccai non accenna a diminuire. Nel 1546 finisce davanti al Governatore e finalmente, dopo lunghe dispute, il 30 settembre 1547, gli ordinamenti dei salsicciai vengono letti in consiglio. Nel 1598 gli Statuti riformati sono definitivamente approvati dal Consiglio cittadino e succesivamente dal Duca.

Nella presente pubblicazione, che costituisce il terzo contributo della collana "Quaderni dell'Archivio Storico", si è cercato, attraverso la trascrizione degli Statuti del 1598 e di quelli successivi del 1763, e attraverso saggi di carattere storico, economico e archivistico, di seguire il difficile cammino dell'arte verso l'autonomia.
Un doveroso ringraziamento vada all'Unibon, che ha voluto associarsi a noi in questa importante impresa culturale, che consentirà di approfondire fondamentali aspetti della vita cittadina, istituzionale ed economica.   

Modena 1996
(€.25)