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XIV. Modena metropoli dello Stato.

Storie e microstorie di primo Seicento

Non è facile mantenere un ruolo eminentemente istituzionale da parte di chi deve presentare un volume in cui vengono dati alla luce, fra l'altro, gli ultimi scampoli della scrittura di un insigne studioso della storia della nostra città, Albano Biondi, che è stato anche un amico, anzi, un maestro e un amico, mancato prematuramente e improvvisamente quattro anni orsono. La memoria corre agli incontri di quel 1998 in cui, nel contesto delle manifestazioni di Modena capitale, l'idea, e poi il progetto di un'opera, dal titolo ancora vago di Modena 1598-1659. La Corte e la Comunità, prendeva corpo in un abbozzo di piano di lavoro tracciato in quattro linee essenziali dal professore. Un'opera che avrebbe dovuto essere così articolata:

1- Evenementialia, ossia lo Stato Estense nel contesto delle vicende italiane e europee della prima metà del Seicento: un panorama orientativo sugli storici sincroni (seguendo la traccia degli Annali muratoriani, Siri, Capriata, Brusoni etc.);
2- Il Comune e la società (spoglio delle Vacchette dei Conservatori 1598-1659);
3- Caratteristiche della cultura di Corte al tempo di Tassoni, Testi, Graziani, ecc, a partire dalla ricognizione di Venceslao Santi a ridosso della Secchia rapita;
4- Il pantheon Estense e i fastigi della Modena barocca.


Rispetto al proposito originario, il volume presente, il XIV della collana Quaderni dell'Archivio Storico", di quello schema ha sviluppato solo il punto relativo al governo comunale, che prevedeva lo spoglio degli atti prodotti dall'attività del consiglio cittadino, incarico già in origine affidato alla dott.ssa Grazia Biondi la quale, con dedizione ammirevole e altrettanta perizia scientifica, l'ha condotto a termine, inquadrando e mettendo a fuoco, quasi come da una lente d'ingrandimento, attraverso l'utilizzo di ampi supporti documentari, il brulichio, il fermento, fatto di consenso ma anche di inquietudini, di una comunità che stava vivendo il difficile momento di quando una piccola città deve improvvisamente inventarsi capitale.
Un centinaio di pagine scritte a mano, carte sparse, taccuini di appunti "volanti", spunti e intuizioni affidate a foglietti che lo studioso riponeva nelle tasche della giacca o dell'impermeabile - momenti di un lavoro comunque incessante e metodico, cui il professore aveva cominciato a dedicarsi nelle sue mattinate di "libere letture" presso la Biblioteca estense - sono invece tutto ciò che rimane di quel vasto disegno e piano di ricerca, e la loro consistenza precaria impedisce ora una resa plausibile, oltreché efficace, di pubblicazione compiuta.


Tuttavia, di quel grande impegno progettuale pensato da Albano Biondi si sono voluti pubblicare due suoi piccoli testi. Il primo, la relazione su Cesare in Modena presentata dal Biondi alla conferenza di apertura delle celebrazioni per il quadricentenario di Modena Capitale, presso la Sala di Rappresentanza del Municipio di Modena, il 29 gennaio 1998, l'abbiamo voluto mantenere con il suo carattere di testo parlato. Il secondo è un breve saggio sull'importanza epocale che la data 1598 ebbe non solo per le istituzioni di governo laico, Comunità e Corte, ma anche per un organismo ecclesiastico, il Tribunale dell'inquisizione, che fu, conseguentemente al trasferimento della capitale dello Stato Estense a Modena, promosso da sede vicaria a sede principale. Una città, Modena, alla quale questo studioso, anche per l'affetto che le riservava, ha lasciato molto in termini di lavori, studi e contributi. Un'immagine rende bene questo affetto e questa attenzione. E' ancora vivo il ricordo di un incontro casuale, il giorno di natale di quel 1998, in una Piazza Grande coperta di neve. Lo vidi sotto i portici a contemplare la "sua" città, come tante volte era solito fare: starle in mezzo, nello stesso tempo, però, da posizione defilata, come per volerla raccontare. 

ALBANO BIONDI - GRAZIA BIONDI
Con un saggio introduttivo di Albano Biondi
Modena 2003
(€.16)