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XXII. Umanisti, eretici, streghe. Saggi di storia moderna

Lo storico Albano Biondi era profondamente legato alla sua città di Modena e alla sua gente e ne ha scavato la storia nei depositi documentari dei suoi preziosi archivi e nei tesori librari delle sue biblioteche. Lo ha fatto con la stessa affettuosa curiosità che lo muoveva a interessarsi dei percorsi vitali dei suoi studenti, amici e colleghi e con lo stesso impegno civico che ha profuso in varie iniziative di cui è stato promotore o portavoce (penso anche alle energie spese per la creazione del "Polo umanistico" nel nostro Ateneo, che doveva restituire alla città quel fervore intellettuale che i nostri umanisti le avevano donato nel Rinascimento). Lo ha fatto intrecciando quei fili di memoria cittadina, che erano per lui la trama della nostra stessa identità civica, alla storia italiana ed europea, ricostruita soprattutto attraverso un raffinato quanto vitale dialogo con gli umanisti, coi quali condivideva peraltro una profonda conoscenza degli autori antichi, dimostrando che la storia locale, quando si libera dal chiuso municipalismo, può restituirci del passato la sua consistenza più corposa e significativa. Governanti, potenti, intellettuali alla ricerca di un ruolo proprio fra conformismo e pensieri eterodossi, popolo minuto e marginali, contadini, vagabondi e streghe, si muovono allora davanti ai nostri occhi coi tratti vivaci e duri della vita modenese in quel luogo e tormentato passaggio dal Medioevo all'Età Moderna, dal Comune allo Stato, costretti a reinventarsi continuamente come cittadini, in quegli stessi luoghi in cui ancora spendiamo e ricarichiamo le nostre energie vitali, rapportandoci ad una diversa collettività e a nuove forme di potere.
Per tutto ciò la città, e in particolare l'Archivio Storico di questa città, che di quella memoria è il principale depositario, gli erano in un certo senso debitori e, perchè il suo appassionato lavoro, che una morte improvvisa e prematura ha lasciato in forme destinate alla dispersione, potesse continuare a comunicarci e insegnare, gli hanno perciò dedicato questo volume, raccolta di parte significativa della sua produzione.
Questo volume - il XXII contributo della collana "Quaderni dell'Archivio Storico" - consentirà, crediamo, anche di apprezzare Biondi come uno dei migliori esponenti della storiografia italiana del secondo Novecento, che in Modena ha saputo reinterpretare l'antica e illustre tradizione già del Muratori, fortemente radicata nel locale e al contempo in grado di colloquiare con le voci più autorevoli espresse dalla cultura storiografica italiana.
L'opera paziente di cura che il professor Massimo Donattini ha dedicato a raccogliere e organizzare i numerosi saggi, e la tenacia con la quale colleghi ed amici, fra i quali mi è particolarmente caro ricordare il professor Emilio Mattioli, recentemente scomparso, hanno perseguito la realizzazione di questa edizione, sono del resto testimonianza sufficiente del lascito vitale di Albano Biondi.
A loro va la mia gratitudine e un vivo e affettuoso ricordo va ad Albano, che mi piace immaginare impegnato a conversare con i suoi amati cronisti modenesi Lancellotti e Spaccini o con Pico della Mirandola, Ficino e Giordano Bruno e, perchè no, con Cicerone, in un'ideale comunità di dotti che ci rammenta che è dovere di ognuno di noi coltivare e rendere viva la memoria del passato anche a tutela del nostro presente.     

ALBANO BIONDI
Modena 2008
(€.40)