Dell'Olio Francesco

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Viaggio

Entro nel televisore
passeggio fiaccamente
- orizzonte infinito
agognato dalla mente;

passi concitati scattanti trepidanti
incontrano ostacoli
sguardi truci della gente.

(Facce buone facce cattive,
caleidoscopio di sensazioni
brucia a fuco lento, senza pietà)

Galleggio placido
sulla scia di ritornelli,
occhi socchiusi a sbirciare
quel che non sono e prima ero.

(Mi lascio andare
- foglia moribonda sballottata
da venti schizofrenici -
non riesco a capire
se sono vivo o morto)

Ma la pioggia
comincia a percuotere il vetro
delle finestre dell'anima del cuore,
chiasso dimenticato penetra poi scompare.
Le mie mani sulle orecchie
- tappi di sughero
sbarrano aperture infinite
di bottiglie frantumate.

E chiaramente non serve a nulla.

Scappo fuori
- corsa frenetica
di marionetta caotica.

Ora l'acqua
batte sul mio corpo
- gocce di piombo
bombardano la testa,
scavano percorsi
corridoi della mente.

Comincio a urlare
senza saperlo
- grida orripilanti
dalle fauci del merlo.

I bambini stanno giocando,
sorrisi canini, facce bagnate;
mi fissano ridendo ghignando,
infantile sollazzo di anime disperate.

Incappo in due gatti:
uno appare dormire
sdraiato immerso in una pozza d'acqua
- forse è la morte;
l'altro mi guarda,
pupille taglienti
bisturi accecante.

Rimango immobile
- strette tenaglie tra
cervello e cuore;
vento di ghiaccio
mi sferza incurante.

Decido di cercare un rifugio,
formica confusa
a evitare passi di stolti bambini
irrequieti.

Non esiste riparo
spelonca caverna,
illumina un faro
fanghiglia di erba.

Non so dove andrò, chi
incontrerò, come
sarò lungo vie inesplorate
di speranze assopite.

E continuo a correre
senza timore,
e calpesto spiagge
e sentieri di more.


Dell'Olio Francesco
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