Baldaccini Alessandro

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Il volo di un uccello
dalle ali dorate come la luce dell'alba

Era una fresca notte estiva, il cielo era assolutamente limpido e le stelle incoronavano la luna che bagnava con la sua pallida luce il giardino reale.
Shirley era alla finestra che rimirava l'orizzonte buio e misterioso, mentre una cameriera le versava il tè nella tazza che teneva in mano. Era così presa dalla sua contemplazione che non si accorse che gliela stava porgendo. Dopo aver indicato alla serva di andarsene, cominciò a sorseggiare le bevanda continuando a guardare l'orizzonte.
Chiuse gli occhi e si immaginò di volare oltre la cinta di mura, verso il luogo dove nasce il sole e di fermarsi lì per godersi l'alba; ma poi si rese conto di quello che l'aspettava l'indomani. Il principe di non so quale paese l'aveva chiesta in moglie, ed era rimasta stupita da tale richiesta; era allo stesso tempo spaventata e seccata. Rimase sveglia tutta la notte a rimuginare, e quando risolse la sua contraddizione si mise a ridere istericamente e pensò che non fosse degno di lei essere comprata per risolvere qualche controversia politica.
Essendo sempre stata piena di sé e orgogliosa, non accettò quest'imposizione e decise che era tempo di lasciare la corte per cercare il luogo dove vivere indisturbata. Infine si addormentò, e quando si svegliò, nella sua camera c'era già un gran via vai di serve indaffarate.
Dopo essersi vestita a dover per la cerimonia, si diresse verso l'entrata del giardino, oltre la quale si teneva la cerimonia. All'aprirsi della porta, un'ondata di luce la investì assieme a una marea di applausi. La folla di invitati formava un semicerchio intorno all'altare, e le sembrava un formicaio pronto a sommergerla.
Alla mensa si trovava il suo futuro marito, un giovane di circa vent'anni, sicuramente bello, ma dallo sguardo vuoto come una conchiglia senza la sua perla. Poi lo sguardo cadde su un giovane, appoggiato a una colonna del lungo colonnato che andava dall'altare all'uscita del palazzo.
Il sole gli illuminava il viso, e i capelli risplendevano come di luce propria; infine, i loro occhi si incontrarono e Shirley vide nei suoi l'orizzonte della sera prima. Come mossa dal vento si diresse verso il giovane, mentre la gente liberava il passaggio; il corta percorso che li separava era per lei come l'ascensione verso il paradiso. I suoi piedi camminavano sul tappeto di petali di rosa, preparato appositamente per lo sposalizio, che erano diventati schegge di luce dell'alba grazie al sole. Era veramente il sentiero della salvezza.
Shirley chiuse gli occhi e vide la calda luce dell'alba che la sommergeva, mentre all'orizzonte vedeva il suo palazzo. Quando li riaprì vide il giovane che la guardava attonito e nei suoi occhi viola la notte, nella sua pelle abbronzata la terra calda e materna e nei capelli neri un'altra notte, ma senza luna e stelle, dove nessuno poteva scorgerla.
Quando rinsavì dal suo idillio avvicinò le labbra alle sue orecchie e gli sussurrò: -Sarà per te un grande onore portare la principessa fuori di qui verso oriente, altrimenti ti ridurrò in miseria e dimenticato da tutti.
Quasi ipnotizzato, il giovane la prese per un braccio e cominciò a correre verso il portone dell'uscita. La gente era allibita, le guardie applaudivano i fuggitivi e lo sposo era immobile come il re e la regina. All'aprirsi della porta un'altra luce la sommerse, ma era leggera e pareva la trascinasse.
Fu caricata sulla carrozza del giovane a cassetta assieme a lui, che prese le redini e partì al galoppo verso oriente. L'aria le passava tra i capelli, l'odore dell'erba la inebriava e il sole la riscaldava come un caldo liquore.
Viaggiarono tutto il giorno senza scambiare una parola, e al tramonto si fermarono presso un ruscello gorgogliante e cristallino. Mangiarono soltanto qualche dolcetto, che una serva premurosa aveva pensato di lasciare nella carrozza.
D'un tratto il giovane le parlò: -Io sono il conte di Levin. -
-E io, - rispose lei - sono Shirley, principessa di Sorrow. Non ti ho chiesto di presentarti, quindi non seccarmi. Comunque, se sei in cerca di gratitudine, il mio solo sguardo reale ti empirà il cuore. Perditi nei miei occhi finché puoi, visto che domani non sarò più qui; prima del levar del sole mi librerò verso il luogo che ho sognato innumerevoli notti, e per te sarò solo un vago ricordo, come è effimera la vita di una farfalla che alla sera si spegne. -
Il sole li colse, senza che loro prima si parlassero ancora, ma lei si svegliò dopo qualche ora e uscì dalla carrozza. Era una notte di luna nuova e non c'era una stella in cielo. Cominciò a camminare verso oriente ridendo e piangendo allo stesso tempo, e quando giunse la grigia luce che presagisce l'alba corse per qualche tratto, fino a che il sole non spuntò a est.
Si fermò immediatamente e guatò l'albeggiare nascente; il colore della sua pelle cangiò in oro e i suoi rossi divennero di bronzo nascente.
Rivolse un veloce sguardo all'occidente ancora buio e freddo, poi si rigirò verso il sole e sorrise maliziosamente al giorno che nasceva.


Baldaccini Alessandro
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