Bernardi Massimo

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Un amico in rete

Mi hanno chiesto un pezzo di due colonne per la Gazzetta, da scrivere entro la prossima settimana. Vogliono un'altra testimonianza, l'ennesima. Ma non se n'è già parlato abbastanza? Cos'altro vogliono sapere? C'è qualcosa di morboso intorno a questa vicenda. Lo so anch'io che è stata una notizia bomba, un caso assurdo, incredibile… ma a loro interessa solo il fatto in sé, perché può fargli vendere molte più copie. Di Riccardo, a quelli, non gliene frega niente.
C'è sempre una specie di imbarazzo quando torniamo a parlare di lui, anche se è passato tanto tempo. Noi che eravamo i suoi amici ci sentiamo in qualche modo coinvolti, come se un po' fosse colpa nostra. Non ci diamo pace. Io soprattutto.
L'ultima volta che abbiamo visto Riccardo in carne ed ossa fu una sera di fine agosto di tre anni fà. Erano giorni terribili, quelli, per me. Tornato dalla ferie con Cinzia avevamo definitivamente rotto. Stavo male. Avevo ricominciato a bere come ai vecchi tempi. Un'estate di merda. Fu in quel periodo che mi riavvicinai molto al gruppo del bar Kristal, i vecchi amici delle squadra che ultimamente avevo un po' perso di vista. Ci si trovava quasi tutte le sere a giocare a biliardo, o a fare un giro ai Cortili. Al sabato si andava a mangiare fuori, in una qualche trattoria aperta sulle prime colline; e la serata finiva in discoteca oppure al night, sempre con memorabili sbronze.
Riccardo lo si vedeva poco. Lui che era stato un grande terzino del nostro mitico undici da parecchio tempo si era chiuso in casa. Depressione, dicevano. Anche lui aveva avuto una storia finita male, l'anno prima, e non si era ancora ripreso. Io mi ero rimesso a bere, lui si era murato in casa: ognuno reagisce alla sua maniera. Fatto sta che una sera decidemmo di fargli una sorpresa: andammo sotto casa sua e cominciammo a tirare dei sassolini contro le ante della sua finestra, che era aperta e illuminata. Subito non ci fu alcuna reazione. Insistemmo nei lanci, e finalmente Riccardo si affacciò.
-Brutti stronzi, cazzo ci fate qui?
Il tono era di un amichevole rimprovero.
-Dai, venite su.
Riccardo andò a spegnere il computer, dove stava trafficando su Internet.
-Sempre sui siti porno, eh, vecchio porco?
-Ma che dici, io Internet lo uso seriamente…
Questa sua uscita suscitò una risata generale e tutta una serie di battute che è facile intuire. Ma lui non se la prese. Anzi, ci accolse come i suoi vecchi amici di sempre, con calore, come se fosse passato un giorno dall'ultima volta che ci si era visti. Ci offrì da bere birra e liquori, e si brindò allegramente ai nostri guai. Parlammo di tante cose: della nostra vecchia squadra, di lavoro, di donne… arrivò perfino a confidarsi sulla sua ex, ci fece sopra dell'ironia anche se un po' forzata.
A un certo punto -saranno state le due di notte- Riccardo si scusò dicendo che doveva finire delle cose al computer, e ci congedò. Prima di uscire mi chiese se avevo un e-mail e io risposi di sì, anche se la usavo poco e niente. Gliela diedi.
Qualche giorno dopo, quando andai a leggere la mia posta elettronica, manco a dirlo c'era la sua mail. Era uno strano messaggio: ci ringraziava per la bella sorpresa dell'altra sera, era rimasto contento. Però ci pregava di non cercarlo più, finchè non fosse stato lui stesso a farsi vivo.
Diceva di essere impegnato in una cosa molto importante, decisiva per la sua vita, e voleva essere lasciato tranquillo.
Ne parlai agli altri: da un lato eravamo incuriositi, e anche un po' preoccupati: avremmo voluto indagare, saperne di più. Ma preferimmo lasciarlo in pace, come diceva lui.
Poco tempo dopo mi arrivò un'altra mail. Riccardo, stavolta, fu inquietante: "sto arrivando in fretta alla soluzione dei miei problemi", e accennava ad una non ben chiara "partenza" verso un posto diverso, migliore di questo. La cosa ci mise in allarme, sembrava quasi che volesse farla finita. Oppure eravamo noi ad essere troppo precipitosi? Anche stavolta restammo fermi al nostro posto, come se niente fosse.
La terza mail arrivò appena due giorni dopo, ed era perentoria: "finalmente riesco a partire: non cercatemi, perché è impossibile trovarmi".
Oggi, a distanza di tre anni, mi chiedo ancora se noi, i suoi amici di sempre, avremmo potuto fare qualcosa. Quei messaggi al computer, a saperli leggere bene, non erano altro che una richiesta di aiuto ben camuffata. Riccardo indirettamente mi chiedeva, ci chiedeva di intervenire, di farci avanti… ma noi non abbiamo mosso un dito -io per primo. Forse sarebbe bastato correre subito da lui -già dopo il primo messaggio- e fermarlo. Fermarlo in tempo, prima che la sua mente ormai confusa lo portasse alla follia, la follia di quella scelta…
Il resto della storia è noto: di lì a poco Riccardo scomparve nel nulla. Nessuna traccia, non il minino indizio, la polizia che brancolava nel buio più totale. Fu solo un paio di mesi dopo che per caso Roberta, mentre navigava distrattamente in rete nel suo ufficio, tra una miriade di finestre e links coloratissimi lo riconobbe: Riccardo era là, dentro la rete, che remava tranquillo su una piccola barca arancione, le onde virtuali che gli spruzzavano acqua (acqua?) all'interno. Si dirigeva dal centro verso l'angolo in basso a destra dello schermo. Sorrideva, sembrava felice.
Il fenomeno si è poi ripetuto più volte, con altri amici -me compreso. In un qualche modo Riccardo si è fatto vivo, da quel mondo misterioso -virtuale, asettico -al quale adesso appartiene.
A distanza di tre anni capita ancora, in certe notti insonni davanti al computer, notti di grazia, di assistere al miracolo: lo si vede attraversare lo schermo, sempre su quella barchetta, col sorriso sulle labbra. Lui per un attimo smette di remare: ci guarda, ci riconosce, saluta. Ma è giusto un attimo: subito riprende la sua rotta, avanza tra le onde, scompare alla vista dei nostri occhi increduli, rossi di rimpianto.


Bernardi Massimo
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