Congiu Sara

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Ricomincio da zero

Jalil non aveva più parlato con nessuno dopo che i suoi genitori erano
morti nell'attentato alle torri gemelle. Non era riuscito a sfogare con
nessuno la sua rabbia e quel sentimento ormai lo aveva corroso dentro.
Già crescere era difficile, da soli era poi quasi impossibile. Non che
Jalil fosse solo, certo, ma nessun parente o amico era riuscito a
riempire quel vuoto che i suoi avevano lasciato. Inoltre non è che ci
avessero provato più di tanto. Dopo la tragedia si era trasferito da
casa sua, una piccola casetta alla periferia di Manhattan, in una
splendida villa nel quartiere ricco della città, ma quell'ambiente
distinto non sarebbe mai stato consono al suo carattere libero di
gabbiano. Si sentiva come un animale in gabbia allo zoo, con tanti
spettatori intorno che apparentemente erano tanto dispiaciuti per lui,
e facevano finta di provare pena, mentre sarebbero tornati a casa, ai
loro problemi, dimenticandosi delle sue angosce. In fondo era vero, i
suoi zii non lo consideravano e non lo avrebbero mai considerato uno di
famiglia. E non cercavano nemmeno di nasconderlo, trattandolo con modi
freddi e distaccati. Anche lui, di conseguenza non riusciva a
comportarsi altrimenti, ed era diventato insopportabile a tutti. A
tutti tranne che al cugino Greg. Lui sì che gli voleva bene. Ma anche
con lui si comportava nelle stessa maniera odiosa. Non parlava nemmeno
con Greg. Aveva paura del mondo, di regalare ancora affetto a qualcuno.
Nel caso che Dio gli strappasse anche l'unica persona che gli voleva
ancora bene, almeno lui non ne avrebbe sofferto tanto.
L'unico elemento di svago era per Jalil il suo computer. Glielo avevano
regalato gli zii per Natale. Infatti non era un computer nuovo, ma lo
scarto di suo cugino Greg. Ma a lui andava bene comunque. Rimaneva
davanti allo schermo a giocare per ore, da solo, ma più in compagnia
del solito. Amava il suo computer, il suo unico amico in una casa
inospitale. Inoltre lui non lo avrebbe mai abbandonato.
Greg, intanto, che voleva aiutare il cugino a risollevarsi dall'abisso
di solitudine in cui era caduto, ogni tanto entrava in camera di Jalil,
e restava zitto in un angolo, seduto su una sedia, aspettando che lo
invitasse a giocare con lui.
Ma non succedeva mai. Eppure Greg non demordeva. Non voleva che il
dolore lo cancellasse. Sapeva che in fondo era suo dovere aiutarlo a
sconfiggere la sua paura.
Il tempo però passava, e nulla lasciava supporre che dentro Jalil
qualcosa fosse cambiato per il meglio.
Un giorno però tutto cambiò radicalmente. Stava come al solito giocando
con il suo computer, quando aveva sentito una lancinante fitta di
dolore alle tempie. "Forse per oggi ho giocato troppo", pensò. Chiuse
gli occhi per aprirli subito dopo, e quando guardò lo schermo, era
sparita la finestra iniziale del suo gioco preferito, e apparivano
soltanto i volti dei suoi genitori. Sbattè le palpebre un paio di
volte. Cosa stava succedendo? Tutto questo era impossibile.
- Papà -. Le vibrazioni della sua voce nelle orecchie gli diedero
fastidio, non c'era abituato da molto tempo.
- Buon compleanno amore - Il viso di sua madre era splendente come se
lo ricordava.
Jalil sentì le lacrime che insistevano per scendere. Non aveva più
pianto dopo l'undici settembre di due anni prima. E nessuno si era mai
ricordato del suo compleanno.
- Lo sai che non vorremmo vederti così, pensavamo fossi un ragazzo
decisamente più forte. Così stai facendo il gioco del mondo, e di
quelli che ci hanno ucciso. Tu non devi abbandonarti al dolore e
lasciare che la speranza ti guardi e dica: - No, questo non vuole la
mia compagnia -. Insomma, hai davanti tante strade, tanti futuri e ti
rifiuti di vederli. Non lasciare che muoia quella parte di te che tutti
adoravamo. Perché una persona che ama è più forte di mille persone che
odiano. Per favore, ragazzo, fallo per noi, torna a vivere. -
Jalil intanto era rimasto seduto sulla sua sedia senza riuscire ad
infilarsi nel discorso del padre. Stava per dire qualcosa quando
un'altra fitta di dolore gli trapasso il cervello, poi tutto si fece
buio, anche se non riusciva a capire perché.

- Jalil, finalmente sei sveglio - Aprì gli occhi e vide Greg
accovacciato vicino al suo letto, con una faccia su cui si vedeva bene
l'istantaneo passaggio dalla preoccupazione al sollievo. - Per fortuna
stai bene -
Era stato soltanto un sogno, un bellissimo sogno. Ripensò a quello che
gli aveva detto suo padre. Poi sorrise. Non avrebbe mai fatto il gioco
del mondo.
- Già, sto proprio bene -
Greg alzò gli occhi e lo guardò stupito. Aveva parlato! Cos'era
successo nelle poche ore in cui il cugino era rimasto svenuto, da
cambiarlo così violentemente?
Non sapeva che dire. - Sei rimasto svenuto per un paio d'ore, ti
abbiamo trovato disteso per terra davanti al computer.
- Già, il mio splendido computer - Disse, ripensando a quello che gli
era successo. Poi riposò lo sguardo sul cugino. - Grazie per esserti
preso cura di me. Ora che ne dici di andare dagli altri a comunicare la
splendida notizia? -
Greg lo guardò con uno sguardo confuso. - Quale notizia? -
- La più bella notizia che potrei comunicarvi. Ho deciso. Da oggi
ricomincio da zero! -

NOTA DELL'AUTRICE
La strage delle torri ha sconvolto tutti noi. Come avrebbe potuto non
farlo. Migliaia di persone innocenti sono morte per nulla, e
altrettante ora sono sole, e tanti bambini sono rimasti orfani, per
colpa dell'egoismo del mondo che li circonda.
E tanti, troppi sono i ragazzi che oggi vivono quello che il Jalil che
ho creato ha vissuto.
Il messaggio, che non li raggiungerà mai ,ma che deve far riflettere è:
" L'importante è non cedere davanti a quello che può far supporre che
tutto sia finito, credere che ci sarà sempre un futuro migliore, anche
se a volte risulta molto difficile, e continuare a vivere ogni giorno
con la stessa carica di entusiasmo, con lo stesso spirito di avventura
che non renderà mai noiose le nostre giornate, se le affrontiamo sempre
come sfide. Perché un cantante famoso che amo moltissimo diceva: -
scappa, fuggi e salva qualche cosa in te, e non lasciarli fare, non
diventare un uomo da bruciare - ".

Congiu Sara

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