Manzini Elisa

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Il signor P.

Il signor P. osservava la cenere che planava sull'asfalto
in attesa di essere bagnata dalla pioggia appena nata.
Forse il cielo non riusciva a sopportare tutto quel rumore
nell' aria e si sfogava nell' unico modo che conoscesse:
le lacrime inquinate dall' eccessivo smog.
I programmi per il contenimento delle polveri radioattive
stanziati dalla lega dei consiglieri non aveva raggiunto
il proprio obbiettivo e l'unica via di salvezza per gli
organismi, quelli che potevano permettersi un simile costo,
era quella di stabilirsi su un altro pianeta del sistema
solare. Coloro che per molteplici ragioni sarebbero rima-
sti sulla terra, avrebbero incontrato un destino
variabile da individuo ad individuo, in alcuni casi estre-
mamente vicino alla morte.
Decidere. Era difficile decidere. La maggior parte degli
organismi cerebrali non riusciva ancora ad accettare quella
imposizione e si accaniva nel voler a tutti i costi restare
nelle proprie abitazioni ormai logore e cadenti. Le forze
dell'ordine avevano ricevuto l'istruzione di inviare su
Marte tutti coloro che disponevano dei mezzi economici
necessari per il viaggio. La sopravvivenza dell'intero ge-
nere umano lo richiedeva.
Il signor P. era contrario a tutta quella violenza masche-
rata da buon' azione. I vertici delle caste di produzione
si dimostravano interessate alla salvezza del maggior
numero di esseri umani per due motivi essenziali e piut-
tosto evidenti: il bisogno di manodopera in attesa della
re-installazione di tutti gli organismi cibernetici lavora-
tivi e la conservazione di una discreta parte di clientela.
Era preferibile restare lì e rischiare di morire che diven-
tare un inutile servo del mercato globale. Disponeva
senza ombra di dubbio della somma necessaria al trasferi-
mento. Non era quello il problema. Piuttosto...
Il campanello suonò. Lasciando cadere la sigaretta, si
avvicinò alla porta dell'appartamento. Dopo aver premuto
un bottone posto alla sua destra, sulla parete, il pannello
verde della porta lasciò intravvedere tre scheletri brillan-
ti che attendevano immobili nel corridoio un suo errore.
Si guardò intorno nervosamente, un breve attimo per ricor-
dare dove aveva lasciato per l'ultima volta la sua arma ma
si rese conto che non riusciva a riportare alla mente
quell'informazione. Decise di aprire. Un rumore di pistoni
in azione fu seguito dal cigolio dei cardini arrugginiti.
Tre uomini in uniforme grigia si introdussero nell' abita-
Zione mostrando i propri tesserini.
< è in possesso di un reddito sufficientemente elevato per
partire immediatamente verso il pianeta Marte. suo dovere
obbedire alla richiesta comunicata telepaticamente nel
giorno undici settembre dell'anno duemilacento dalla lega
dei consiglieri. Qualora lei decidesse di non collaborare
col programma di imbarco comune a tutti gli stati, non
esiteremmo ad obbligarla con la forza ad adempiere al suo
compito di cittadino di alto rango.
Dopo aver parlato all'unisono, rimasero ad osservare con
occhi inespressivi l'imminente reazione dell' altro.
< zione quella di contrariare la lega. Vorrei però avere un'
ora di tempo che mi permetta di decidere quale bagaglio
portare con me. possibile?
Senza nessuna parola o cenno in risposta, le tre guardie
uscirono dall' appartamento.
Il signor P. passò i quarantasei minuti successivi ispezio-
nando ogni stanza della propria abitazione. Ne osservò i
quadri, le numerose opere d'arte, le foto ed i pochi so-
prammobili. Sorridendo si avvicinò ad un ritratto e, dopo
averlo staccato dalla parete, lo baciò. Appoggiandolo poi
alla spessa ringhiera del balcone, accese l'ultima sigaret-
ta del pacchetto rosso e bianco. La pioggia intanto aveva
creato piccole pozzanghere sulle strade malandate di tutta
la città e non era rimasto nemmeno una piccola superficie
asciutta che non fosse riparata da un portico di cemento
armato. Sorridendo, sottrasse la rosa bianca dal vaso e la
strinse, ferendosi la mano dalle dita lunghe e sottili. Il
sangue liberato dalle lacerazioni gli ricordò per un
istante una donna scomparsa. Le aveva promesso che avrebbe
sempre custodito i giardini della città nei quali si erano
incontrati la prima volta. Che si sarebbe preso cura dei
gattini che spesso gironzolavano lì intorno e che, infine,
avrebbe lasciato il pianeta all'interno di un razzo di una
qualsiasi compagnia di onoranze funebri.
Saltò e dopo pochi attimi dall'impatto, anche il mozzicone
di sigaretta cadde sull' asfalto, a pochi passi dai suoi
occhi ancora aperti.
Manzini Elisa
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