Mazzucato Andrea

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Andrea riflette
Quante volte avrei voluto scrivere una storia. Una bella storia da raccontare. Ma che cosa potrei dire, che cosa potrei narrare di così interessante da tener incollato a queste poche righe, un lettore occasionale che, per sua sfortuna, dovesse iniziarmi a leggere ? Un bel giallo, un horror, un fantastic o cos'altro ? Come potrei, caro lettore, prenderti per mano e farti volare, insieme a me, attraverso questa lucida-pazza dissacrazione della nostra esistenza ?
Non lo so. Io comincio a scrivere e la mia penna volerà. La fine l'ignoro, forse non la voglio. Forse concluderò, ma solo per ragioni editoriali, perché quando cominciamo a leggere, abbiamo sempre sete di sapere come va a finire. Chi era l'assassino, se si ameranno, se vivrà il nostro eroe, insomma dobbiamo veder chiusa a tutti i costi la nostra storia, altrimenti ci sembra d'aver quasi perso tempo, nel dedicare il nostro tempo alle nefandezze fuoriuscenti dalla combinazione sclerotica di tante lettere mal assemblate. In realtà la storia non comincia e non finisce, o come diceva mia nonna "vuoi che te la dica o te la conti, la storia di sior intento" ?
una storia semplice, di un uomo semplice che fu un bimbo ed oggi non lo è più, ma che vorrebbe ancor esserlo.
Rivedermi giocare per le strade con un pallone e gli amici, a guardie e ladri, a nascondino, con le cerbottane, a sparare petardini. Arrabbiarsi, rincorrersi, fare a pugni senza farsi male, amarsi, cercarsi, ma divertirsi e gioire. Tornare a casa distrutti, ma felici. Felici d'aver reso onore alla vita. Alla ragion d'esistere. La missione, non impossibile, è compiuta.
Sì d'accordo, non si può rimaner bimbi per sempre. Che senso avrebbe un mondo fatto solo di ragazzini ?
Non esisterebbero tutte le cose che ci servono da grandi! Ci servono davvero?
Ognuno di noi ha una sua predestinata funzione, un cammino già scritto, un destino certo, almeno così taluni professano. Ma posso ribellarmi al mio karma ?
Perché mai crescere, guardarsi allo specchio, soffiare sui 40 anni appena compiuti e scoprirsi infelici ? Meglio non crescere mai. Non fraintendiamo. Non siamo sull'orlo di una crisi di nervi, non pensiamo al suicidio, ma è soltanto una chiacchierata fra me e il film della mia vita che sto rivedendo. Come quei vecchi filmini ad 8 mm, in bianco e nero.
E' la storia di uno di noi. Uno dei nostri tempi.
Ti è mai capitato di pensare che fa tutto schifo, che non hai mai combinato un bel nulla fino a qui (non è vero) e di compiere 40 anni?
Non ti sei mai detto "devo scrivere il libro della mia vita", lo cominci sempre, ma non lo continui mai. Ma il tempo scorre.
Ma come in tutte le storie che si rispettino, un bel giorno qualcosa accadde, o meglio, m'accorsi che accadeva.
Mentre rientro a casa a piedi, perché il comune ha bloccato il traffico per via dello smog, scopro gli alberi, le case, vedo le persone.
Cosa ? Cavolo, ma sono in mezzo a tanta gente tutti i giorni, dalla mattina alla sera, ma il dramma è che solo ora mi accorgo. Costretto a camminare piedi, cammina che ti cammino, guardo verso l'alto, non penso più al lavoro, ad altre cose e allora comincio ad interrogarmi e a chiedermi "ma quell'albero è sempre stato lì ?", ma quel bambino che sta giocando a che cosa penserà così felice. Quella signora che sta stendendo chi lo sa, forse starà dicendo "ma tocca sempre a me, mai nessuno che m'aiuta" ed io, finalmente libero e felice, riesco a sentire gli uccellini che cantano, i rumori che non ci sono. Il nulla nella sua interezza. Sono un po' giù di morale perché le mie cose non vanno troppo bene. Il lavoro non mi soddisfa, i rapporti con le persone mi distruggono per la loro vacuità ed ipocrita concretezza. Qualcuno ha scritto che essere felici significa cercare l'assenza del dolore. Ho appena finito di leggere pappagalli verdi di Gino Strada, e se questo è un uomo di Levi. Credo che essere felici sia vivere in pace con se stessi. Non è ciò che mi circonda che d'improvviso appare, ma son io che ho aperto gli occhi. Finalmente ci vedo. Ho capito. Devo preparare un'esame all'università. Tra una settimana darò Diritto Costituzionale comparato. Proprio come un ventenne. Sono inscritto dal 1985, diedi subito due esami. Poi mi sposai. Due figli. Ripresi negli anni novanta: diedi 18 esami. Mi fermai cinque anni. Nel 2001 ho ripreso finalmente. Non sono finito. Sto anche cominciando la mia tesi.
Ma allora cosa mi manca per dire al mondo che sono felice ?
Voglio essere importante per qualcuno. Voglio aiutare gli altri. Voglio essere diverso da come ho vissuto sino a d'ora. Voglio essere protagonista. Se ci riuscirò, forse, avrò capito qualcosa. Io ci credo.
Ah, un momento. Questo è solo l'inizio della storia. Vi farò sapere com'è andato l'esame e cosa farò della mia prossima esistenza. Se vorrete.
Ciao.

Mazzucato Andrea
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