Montorsi Francesco

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Viaggio Roma-Bangkok
12 Ottobre 2001


Un tempo dicevano "la vita è come un viaggio", sai?,
e dire che i loro viaggi non potevano durare molto o portarli molto lontani, si muovevano su capsule elementari, dalle lunghe ali pesanti e dal motore rumoroso... le ho viste in
certi "disegni" (lo so che non sai cosa significa questa parola. la usavano loro) tra i pochi rimasti dei tanti dimenticati, distrutti, perduti nel passare del tempo.
Tutto o quasi è perduto della loro civiltà, dimenticato, da tempo del resto abbiamo capito l'inutile spreco energetico dell'opporsi al flusso temporale... i loro "musei", i loro "monumenti", tutto e stato nei secoli abbandonato... è cosi che abbiamo conquistato il tempo e lo spazio, scorrendo in un incessante futuro che annulla l'istante, che é dentro al tempo.
Si, è vero... anche questo lampo di pensiero é inutile, è uno spreco energetico, ma non so perché la curiosità verso di loro ml spinge a cercarne le tracce, studiarle, comprenderle, pensarle.
(è forse questo il significato di quella loro parola, "memoria" ?),
anche ora, anche qui pensavo a come doveva essere strano viaggiare in uno di quegli, ti dicevo, "aerei" mi piacerebbe, come mi piacerebbe provare quel loro istante, l'attimo compiuto che doveva essere il distacco, il distacco da terra e l'inizio del volo, simile forse alla nostra assoluta vertigine dell'altezza o forse all'immobilità del vuoto, e per loro, in fondo, non era tutto lì l'atto dell'andare, del partire, del viaggio: dal noto, solido, pesante lanciarsi in quell'inafferrabile, imponderabile infinito? Noi certo abbiamo capito che no, non è così: il viaggio ottimale anzi è proprio l'istantaneo trasferimento nel luogo prescelto e il luogo lasciato scompare, non esiste più come l'attimo cui apparteneva... ma ora mi ritrovo a pensare anche a quello strano modo di viaggiare, magari fermandosi qua e la, stancandosi, mutando meta, percorso.... un viaggio cosi materiale, pieno di sensazioni superflue e percezioni mutevoli, così lento, così inutile, così assurdo... eppure loro è cosi che pensavano la vita. Tutto ciò non ha più valore, ora noi esistiamo. La mia vita è adesso, è l'istante, il mio viaggio è adesso, é l'istante, è difficile pensare diversamente, vero? Ma ecco, parlo con te e tu stai già viaggiando, ti muovi a velocità vertiginose in quello sconfinato spazio virtuale e senza tempo che la nostra mente evoluta ha saputo creare... mi piace immaginare così anche le lande immense, i deserti, gli oceani multiformi che dovevano togliere il respiro visti da lassù, dall' "aereo", che dovevano riempire gli occhi e bloccare il pensiero agli assorti viaggiatori, persi nell'assoluta solitudine, nel raccoglimento interiore di quel viaggio fra le nuvole.
Questo é dunque un attimo della mia vita eterna, del mio viaggio - come direbbero loro - ma può esistere un viaggio senza meta e senza fine? - mi domando.
Tra loro, nei tempi che furono loro, esistevano uomini, sai ?, che viaggiavano, pel1egrini instancabili, per le terre e i mari di giorno, fra le ansie, gli incubi e i sogni di notte, nella muta ricerca del loro senso: ma sapevano (o credevano di sapere - diresti tu - ma non è forse lo stesso?) cosa cercare, dove il viaggio li doveva condurre.
Per noi invece quel senso ultimo, quell'attimo futuro che è la meta, non esiste, il motore immobile, il fine ultimo, l'attimo eterno, l'estrema verità, il senso del viaggio è il viaggio stesso.

Caro svegliati, presto, hai fatto un lungo sonno, hai sognato?..., ma così non hai visto nulla di questo splendido viaggio... il mio primo volo.. che esperienza!... é stato incredibile..., guarda: atterriamo, eccoci, siamo arrivati.
E mi pare un attimo fa che siamo partiti.
Montorsi Francesco
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