Pagnini Cristiano

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Verrà la morte


Verrà la morte, e avrà i tuoi occhi …

Dov'è che aveva sentito quella frase? Un film, un libro?

La strada provinciale che lo riportava a casa era insolitamente buia per quell'ora. Silenziosa, anche. L'immobilità del tutto era turbata solamente dal rumore dei pneumatici della sua macchina sulla strada asfaltata male . Tutto il resto era oscurità e silenzio. I suoi pensieri venivano fuori più fluidi in questo contesto. Aveva trascorso veramente una serata piacevole.Tra amici, come ai vecchi tempi. Ne è passato di tempo da quando queste riunioni tra noi erano una regola e non un evento, pensò. La vita scorre e trascina via tutto. La vita. La morte. Verrà la morte …

Ora, ritornato a un tratto l'attento adulto che era, stava pensando a quanto doveva essere costato affittare quel casolare per questa loro 'rimpatriata' . Bella villa, un po' isolata forse. Sicuramente il posto adatto per una festa. Nessun vicino da infastidire , tanto verde intorno… Ora però che tutto quel verde era reso nero-pece dalla notte, si chiedeva senza comunque troppa convinzione se non fosse stato meglio vedersi a casa di qualcuno in città . In ogni caso, pensava, sarà meglio prendere l'autostrada il prima possibile, anziché continuare su questa strada come ho fatto all'andata … magari allungherò di qualche chilometro, ma almeno…

Una buca nel terreno lo fece sobbalzare da questi pensieri.Un rumore sordo. Certo che se queste strade le asfaltassero meglio… Magari anche un po' di illuminazione non guasterebbe…
E poi il silenzio totale di prima non c'era più. Un suono, basso, monotono, ne aveva preso il posto. Conosceva quel rumore. Contrariato, si accostò sul ciglio della strada e constatò senza sorpresa che la ruota posteriore sinistra era inevitabilmente a terra. Bucata. Seccato ma rassegnato aprì il cofano della sua Ford per prendere il necessario per cambiare il pneumatico fallato. L'uscire dalla macchina gli aveva dato le medesime sensazioni che devono provare gli astronauti quando escono dal loro modulo per entrare nello spazio profondo. Il silenzio che quasi urla alle tue orecchie. Il buio che vive, che soffoca. E poi la solitudine, il trovarsi in un posto completamente da soli. Non fosse stato per quei 4 - 5 metri di strada illuminata dai fari della sua auto ferma, avrebbe potuto dire di trovarsi veramente sulla luna o chissà dove altro nell'universo. Ma quella limitata illuminazione rendeva ancora più insopportabile l'oscurità intorno. E poi c'era quel silenzio… Gli sembrava impossibile ora l'aver percorso la stessa strada solo alcune ore prima. Tutto era così diverso, così sconosciuto, così assurdo.
Cercò di concentrarsi su quello che doveva fare. Di farlo in fretta.
Un fruscio. Ah, ma allora c'è vita in questo posto, gli capitò di pensare d'istinto. Non avrebbe potuto dire che tipo di rumore fosse stato, tanto era disabituato a sentirne di diversi dal suono del suo motore e delle gomme sulla strada; rumori che tra l'altro rimpiangeva di non sentire più, ora. D'altronde non avrebbe potuto neanche dire cosa ci fosse intorno alla strada, tanto era buio. Un bosco? La campagna? La spiegazione di quel fruscio naturalmente sarebbe variata al variare del paesaggio in cui si trovava: il vento tra le spighe di un campo di grano, un topo di campagna tra i cespugli, qualche uccello che si era posato su un ramo…
Proprio mentre cominciava a domandarsi se aveva veramente udito qualcosa poc'anzi, sentì chiamare il suo nome da molto vicino. Sussurrato, sommessamente, ma incontrovertibilmente, qualcuno lo aveva chiamato. Un brivido lungo la schiena . - Chi c'è ? - la voce rotta, la mente confusa.
Nessuna risposta, naturalmente. Cominciò a sorridere della situazione , quasi istericamente però. Ma cosa vado mai a pensare? Posizionò il crick sotto la sua auto con mani forse un po' insicure. Ora i suoi occhi stavano abituandosi all'oscurità imperante. Distingueva sagome di alberi ad alto fusto che costeggiavano la provinciale. Passò lo sguardo alla strada che aveva percorso. Gli sembrò di scorgere qualcosa sull' asfalto. Un ombra nel buio. Naturalmente i fari posteriori della macchina non gli davano luce sufficiente per distinguere di cosa si trattasse. Ma perché non portava una torcia elettrica in auto?
Nell'incertezza sul da farsi i suoi occhi acquistavano ancora più sensibilità . Era indubbiamente un corpo che giaceva riverso sull'asfalto.
Verrà la morte…

Un' idea lo scosse come una scarica elettrica ad alto voltaggio. Quel tonfo. Sperò per un attimo che si trattasse di un cane randagio. Ma no, non poteva comunque averlo ivestito lui, l'avrebbe visto . Non poteva trattarsi di un cane, troppo grosso. Era già lì in terra, forse lui l'aveva urtato, ma era già lì. Chissà da quanto tempo. Non c'era prima.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi…

Più per porre fine al tumulto nel suo cervello che per altro, corse scompostamente verso la sagoma in terra, che raggiunse in pochi balzi irregolari. Era un uomo. Era pieno di sangue. Era riverso sul dorso. Era morto.

Lo chiamò, lo scosse. Niente. Lo voltò supino.

Era lui.

Il buio, mantello della sua notte, non lo confondeva più in ciò che vedeva. Le sue pupille contratte ora lo attraversavano come se ormai lo conoscessero, come fossero vecchi amici. Ora che forse per la prima volta avrebbe preferito non vedere . Perdersi.

Non c'erano dubbi. L'uomo in terra era lui stesso. Il suo volto. Pieno di sangue. Senza vita. Morto. Sulla strada. Solo.

Pazzo urlò la sua disperazione come a squarciare il tutto che costituivano buio e silenzio. Come a bestemmiare la sua volontà , il suo rifiuto.

E poi non ci fu più niente.

Il mattino dopo la polizia locale trovò una Ford schiantata contro un albero dopo essere finita fuori strada. Il corpo del guidatore, sbalzato via dall'urto, fu ritrovato alcuni metri più avanti, sulla strada. Supino. Un contadino che lavorava nei paraggi aveva chiamato la polizia quella mattina presto.

Sul volto insanguinato e tumefatto dello sfortunato cadavere, probabilmente vittima di un colpo di sonno, era stranamente dipinto un ghigno beffardo.


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