Pradelli Claudio

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Simultaneità

Il mio cuore reclama, a pugni serrati, un pensiero che comprenda, finalmente, la vita, senza tutta questa alienante dissertazione del raziocinio. Che comprenda ogni riflesso di luce, ogni vampata di calore, soffio di vento, sorriso o goccia di tristezza, ogni stilla di sangue o tempesta di voci. Che comprenda ogni pensiero e ogni morte, malattie e piccole vite, di sassi, di rane e cavalli, cani e ogni più piccola creatura terrestre. Ogni anima e ogni voce di ogni persona. Il sciabordare lento di una barca su un fiume, l'arrancare per i monti di un pastore delle alture, con dietro il suo gregge belante di Kayak. La monotona cantilena di una lavandaia di colore che lava lenzuola turchesi come il cielo di quelle regioni sabbiose. Il volto sorridente pensando al figlio a casa che bada alle bestie. Con la coscienza riesco a percepire il leggero sciacquio dell'acqua sui panni, a seguire le gocce leggere che scorrono lungo la pelle d'ebano di quella donna pensierosa, pensieri a me presenti in tutta la loro familiarità. Sento la sua voce, soave come la seta, correre per quelle dune solitarie e seguire il vento verso ovest. Quello stesso vento che trasporta il canto di una madre arriva, forse, nel fitto di una foresta equatoriale, e sfiora il passo leggero di un cacciatore in perizoma munito di una cerbottana, che avanza appiattito in mezzo alla vegetazione. Alcune gocce di umidità cadono dalle foglie pizzicandogli la pelle e le palpebre fresche di quella terra. Prosegue cauto scrutando tra le verdi ombre, in cerca di una gustosa scimmia o di qualche pennuto da poter portare all'accampamento. Ha il viso aperto e gioviale di chi lotta per ogni singolo attimo della propria vita e di quella delle persone amate. Parecchi chilometri a est, attraversando migliaia di pensieri vorticanti in città di baracche piene di strilli, in cui la vita è una condanna, un vento impetuoso batte contro le vele di un catamarano in mezzo alla bufera. Un uomo barbuto lo governa come se fosse la sua amante e va incontro alla Natura mischiandosi ad essa. Le raffiche tonanti mandano tonfi assordanti, e lo scricchiolio del cordame sembra l'eterna minaccia della morte sulla vita. Un fenicottero prende dolcemente il volo da una chiazza di cielo in terra seguito da un'ondata di rosa suoi colleghi, in cerca di qualche altro cielo su quel terreno arido e severo. Il sole al tramonto fa splendere quelle terre riarse dalla siccità, i pochi specchi d'acqua brillano come oro, nettando l'aria che sembra più viva, empiendola delle loro storie millenarie, storie di profumi lontani e di suoni remoti. Un uomo in cravatta seduto in un ufficio scrive al monitor di un computer sordo e cieco e, ogni tanto, gira il viso verso l'ampia vetrata per vedere i palazzi stagliarsi contro il cielo e, in lontananza, le mareggiate spezzare l'oceano con baluginanti squarci di bianco. Un piccolo pennuto si posa sul davanzale di quella grande finestra, e l'uomo in cravatta ne ascolta il respiro di mare e vento. Porta con se, quel piccolo volatile, i ricordi di migliaia di cieli attraversati, milioni di alberi su cui si posò e delle migliaia di note che la sua voce vivace ha disseminato per il mondo. Una donna, non lontano, spiega a una classe assonnata il teorema di Pitagora, e ogni tanto alza una mano e se la passa tra i capelli, agitandoli leggermente. Contempla, in quel gesto, il sogno che tiene nel cuore, il sogno di quelle alte montagne, unico confine tra terra e cielo, e i suoi occhi sono frammenti di celeste e le nuvole scorrazzano in mezzo ad essi come pensieri liberi di volare. Un bambino chino su un tavolo, penna a mano, e la lingua rivolta in alto in concentrazione, disegna una gioconda con gli occhi a croce e i piedi a palla; tiene in mano una stella. Un ubriaco notturno, in un paesino silenzioso, con una bottiglia vuota in mano, passeggia traballante lungo una strada alberata. Ha un sorriso da quattro soldi stampato in volto e pensa a come sarebbe bello fare l'astronauta. Alza gli occhi alla luna e la saluta con un inchino, mentre un cane gli passa davanti trotterellando in mezzo alla strada, tornando poi, dopo aver cambiato idea, sui suoi passi verso un albero alto e arioso su cui lascia la sua bella pisciata. Un uomo appoggiato alla pianta scaccia il cane con un calcio accompagnato da qualche imprecazione. Sta scrivendo sul tronco di quel bell'albero il nome della creatura più splendida che abbia mai conosciuto: Viola. Piange mentre incide, piange insieme all'albero inciso. Lontano da lì la più splendida creatura mai esistita piange su un letto, ascoltando una triste canzone che parla di alberi e di nomi incisi su di essi. Si chiama Viola. Ogni tanto tira fuori un fazzoletto da un pacchetto sopra al comodino e si asciuga le lacrime; ripensa a qualcosa che nessuno sa e si mette a ridere per un attimo: per un attimo il sole sfiora quelle sue lacrime cambiandole in piccole pietre di luce. Alcune stelle splendono nel cielo notturno, sopra una montagna di rocce di buio. Il vento sussulta su quelle rocce senza cuore. Un fiume scorre. Un mare respira. Un cielo langue, un altro muore. Una nuvola gioca. Un lago sogna. Un pezzo di pensiero vola. La vita sorride, spesso assente.


Pradelli Claudio
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