Solmi Enrico

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Il manufatto

Il nostro viaggio alla ricerca di forme di vita extraterrestri stava procedendo pigramente, finché non ricevemmo quegli strani segnali da un punto imprecisato del sistema planetario che stavamo attraversando. L'eccitazione divenne generale e tutti si resero conto di essere vicini ad una scoperta che avrebbe segnato la storia.
Da parte mia posso solo dire che il tutto non aveva comunque tolto l'appetito ai partecipanti. Il mio ruolo era, infatti, quello di cuoco e di ciò che avrebbero trovato mi importava assai poco. Speravo solo che questi alieni o cos'altro fossero non avessero l'appetito di padre Arnold, il teologo della missione. Per quanto riguardava l'anima non so, ma per lo stomaco aveva una cura formidabile. Il comandante, poi, Tenente Colonnello Corps, farneticava di uccidere tutti quei bastardi prima che loro uccidano noi, mentre spolpava rumorosamente una coscia di pollo. La dottoressa Montes, invece, sembrava interessata solo ai possibili interessanti sviluppi derivanti dallo studio di una biologia aliena, ma nel frattempo si accontentava della biologia dei miei cannelloni.
Certo che nessuno, comunque, si sarebbe aspettato una conclusione come quella che seguì, altrimenti molti bocconi sarebbero risultati indigesti.
Scoprimmo che i segnali erano emessi da uno strano oggetto, in orbita attorno ad un pianeta. L'oggetto in questione (ho volutamente tralasciato, per pura decenza, la serie di interminabili pasti consumati fino all'arrivo sul luogo del ritrovamento), un manufatto alieno, era una strana costruzione: un parallelepipedo regolare, aperto anteriormente. L'interno era liscio. Sul soffitto pendeva una specie di grata che lasciava intravedere ciò che a prima vista parevano fasci di tubature.
"E' sicuramente una base in costruzione, da cui quei maledetti marziani volevano partire alla conquista della terra. E invece appena ci hanno visto se la sono fatta addosso!" tuonava Corps.
"E' un segno, un segno divino, qui nella vastità dello spazio infinito. Gli alieni hanno costruito una cattedrale in onore del Signore" predicava Padre Arnold.
"A me sembra un laboratorio scientifico per la ricerca nel vuoto. Chissà quali studi avranno compiuto..." accademizzava la Montes.
A me, invece, la costruzione ricordava stranamente qualcosa di familiare, anche se non riuscivo ancora ad afferrarne il significato. E poi ero solo un cuoco e il mio compito era di riempire pance. Quindi, visto l'approssimarsi dell'ora di pranzo, e avevo tre fameliche bocche da sfamare, tornai alle mie faccende: crespelle al forno. Fu allora che ebbi la folgorazione, proprio mentre mettevo le crespelle in forno: era un forno, il manufatto alieno era un enorme forno!
Naturalmente, non divulgai mai questa notizia; non dissi che poco dopo la scomparsa dell'equipaggio, si era diffuso un delizioso profumo di arrosto..."
Il vecchio cuoco interruppe la narrazione non appena si accorse che il suo giovane nipote lo stava osservando con aria di compatimento. Fece per dire qualcosa, ma si sentì rispondere:
"Ma cosa stai dicendo, nonno. Sempre la stessa storia strampalata mi racconti: come facevi a sentire l'odore d'arrosto nello spazio!"


Solmi Enrico
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