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Il Regno Unito tra Brexit e adesione ai programmi europei

 

La Commissione europea ha presentato la quinta comunicazione sui preparativi per la Brexit, dopo la decisione adottata in accordo con il Regno Unito di una proroga fino al 31 ottobre 2019.
La situazione che si prospetta al 1° novembre 2019 di un'uscita senza accordo viene considerata non auspicabile, ma plausibile, data la situazione politica generale del Regno Unito. Per fare fronte a ciò, la Commissione europea si è preparata, presentando 19 proposte legislative, di cui 18 sono state adottate e una è in attesa di adozione formale.
In caso di uscita senza accordo, il Regno Unito diventerà un Paese terzo senza che intervenga un regime transitorio. Dal momento dell'uscita tutto il diritto primario e derivato dell'UE cesserà di applicarsi al Regno Unito, pertanto le perturbazioni per cittadini e imprese sarebbero ovviamente considerevoli e le conseguenze economiche gravi, con un impatto di gran lunga superiore nel Regno Unito che negli Stati membri dell'UE a 27.


Per ulteriori informazioni: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-19-2951_it.htm

 

Il Regno Unito ha riaffermato la volontà di partecipare al prossimo programma quadro europeo dedicato alla ricerca e innovazione, Horizon Europe. Al di là di come termineranno i negoziati relativi alla Brexit, se il Regno Unito decidesse di associarsi a Horizon Europe non potrà ricevere più fondi di quanti ne metterà a disposizione, al contrario di quanto avviene ora.

Dopo le elezioni europee di maggio, tra la comunità scientifica i timori di un "no-deal" sono comunque sempre maggiori. Infatti, se si verificasse tale scenario, i ricercatori inglesi non saranno più eleggibili per i finanziamenti dell'European Research Council o per le Marie Sklodowska-Curie Actions che, complessivamente, contano circa il 45% dei fondi europei assegnati al Regno Unito.

 

Per ulteriori informazioni: https://sciencebusiness.net/framework-programmes/news/uk-science-minister-reaffirms-priority-and-ambition-horizon-europe