Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea

Il 16 luglio 2019 il Parlamento europeo ha eletto Ursula von der Leyen futura presidente della Commissione europea. È la prima donna a ricoprire questo ruolo. A seguire, il discorso di di apertura della seduta plenaria del Parlamento europeo del 17 luglio 2019.

Signor presidente,

Onorevoli deputate e deputati,

esattamente 40 anni fa Simone Veil veniva eletta prima presidente del Parlamento europeo e presentava la sua visione di un’Europa più unita e più giusta.

È grazie a lei e a tutte le altre grandi personalità europee che oggi vi presento la mia visione dell’Europa.

Quarant’anni dopo sono fiera di poter dire: finalmente la persona candidata alla carica di presidente della Commissione europea è una donna.

Sono qui grazie a tutti e tutte coloro che hanno infranto barriere e convenzioni; grazie a tutti e tutte coloro che hanno costruito un’Europa di pace, un’Europa unita, un’Europa dei valori.

Quella convinzione europea mi è stata sempre di guida nella vita e nella carriera: come madre, medico, donna politica.

Il coraggio e l’audacia delle pioniere come Simone Veil sono al centro della mia visione dell’Europa.

E questo sarà lo spirito guida della Commissione europea che intendo presiedere.

 

***

 

Signor presidente,

Onorevoli deputate e deputati,

dalle rovine e dalle ceneri delle guerre mondiali i padri fondatori, le madri fondatrici d’Europa hanno costruito un’opera immensa: la pace.

Un mercato comune solido, scambi, viaggi, ricerca e lavoro senza frontiere. Oggi 500 milioni di cittadini e cittadine d’Europa vivono liberi e nel benessere tra Riga e Limassol, tra Atene e Lisbona.

La generazione dei miei figli non può immaginarsi di vivere senza questo senso di appartenenza all’Europa. Quando questa generazione fortunata è venuta al mondo, anche noi della generazione più vecchia abbiamo pensato che si sarebbe andati avanti sempre così.

Oggi è invece chiaro a tutti che per questa nostra Europa dobbiamo essere pronti a combattere di nuovo. Il mondo è messo davanti a sfide e sviluppi dirompenti che non risparmiano neppure l’Europa.

Il cambiamento demografico, la globalizzazione dell’economia mondiale, la corsa alla digitalizzazione del mondo del lavoro e naturalmente i cambiamenti climatici. Nessuno di questi metasviluppi è nuovo, la scienza li ha predetti da tempo. Il fatto nuovo è che oggi noi cittadini e cittadine d’Europa - a prescindere dal paese in cui viviamo - ne vediamo e avvertiamo concretamente gli effetti.

Che si tratti degli agricoltori colpiti dalla siccità in Finlandia o dell’ondata di caldo mortale in Francia: tocchiamo con mano i cambiamenti climatici. La pensionata irlandese che deve districarsi con la banca online, o l’operaio polacco che dopo 20 anni di attività deve seguire una formazione per poter mantenere il posto di lavoro: tocchiamo con mano la digitalizzazione. Le regioni d’Europa in cui scuole, ospedali o imprese devono chiudere: tocchiamo con mano il cambiamento demografico.

 

***

Tutti questi cambiamenti hanno generato nelle persone l’impressione che si stesse perdendo il controllo della situazione e che i legami all’interno delle nostre comunità si stessero allentando. Nessuna di queste sfide scomparirà, ma assistiamo a reazioni contrastanti di fronte a queste tendenze. Alcuni paesi si stanno trasformando in regimi autoritari, altri si stanno comprando un’influenza a livello globale e creano dipendenze investendo in porti e strade. Altri ancora adottano modelli protezionistici.

Nessuna di queste opzioni fa al caso nostro. Noi sosteniamo il multilateralismo, il commercio equo, difendiamo l’ordine basato sulle regole, perché sappiamo che ciò è nell’interesse di tutti noi. E dobbiamo farlo seguendo il modello europeo. Ma se vogliamo percorrere la via europea dobbiamo innanzitutto riscoprire la nostra unità. Se siamo uniti all’interno, nessuno ci dividerà dall’esterno.

Se sapremo superare le differenze, riusciremo a trasformare le sfide di oggi nelle opportunità di domani.

 

Per un’Unione europea che mira più in alto

La nostra sfida più pressante è la salute del pianeta. È la responsabilità più grande e l’opportunità maggiore dei nostri tempi. Voglio che l’Europa diventi il primo continente a impatto climatico zero del mondo entro il 2050. Per riuscirci, dobbiamo prendere, insieme,misure coraggiose. Il nostro attuale obiettivo — ridurre le nostre emissioni del 40 % entro il 2030 — non è sufficiente.

Dobbiamo fare di più. Dobbiamo perseguire obiettivi più ambiziosi. È necessario un approccio in due fasi per ridurre le emissioni di CO2 del 50 %, se non del 55 %, entro il 2030. L’UE guiderà i negoziati internazionali volti ad aumentare il livello di ambizione delle altre principali economie entro il 2021. Infatti, per produrre un impatto reale, occorre non solo essere più ambiziosi a livello europeo - obiettivo necessario, certo -, ma che il mondo intero avanzi nella stessa direzione.

Per giungere a questo traguardo, presenterò un «Green Deal» per l’Europa nei primi 100 giorni del mio mandato. Proporrò laprima vera e propria «legge europea» sul clima, che tradurrà l’obiettivo del 2050 in disposizioni giuridicamente vincolanti.

Tale maggiore ambizione richiederà investimenti più consistenti. I fondi pubblici non basteranno.  Proporrò un piano  di investimenti  per un’Europa sostenibile e trasformerò una parte della Banca europea per gli

investimenti in una banca climatica europea. Ciò permetterà di sbloccare mille miliardi di euro di investimenti nel prossimo decennio.

Molto dovrà cambiare. Tutti i settori dovranno contribuire, dai trasporti aerei ai trasporti marittimi, e tutti noi dovremo fare la nostra parte adeguando il nostro modo di viaggiare e di vivere. Alle emissioni deve corrispondere un prezzo in grado di cambiare i nostri comportamenti. Per completare quest’opera e per garantire che le nostre imprese possano competere in condizioni di parità, introdurrò un’imposta sul carbonio alle frontiere per evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio.

Ma ciò che giova al pianeta deve giovare anche ai nostri cittadini e alle nostre regioni. Naturalmente so quanto siano importanti i fondi di coesione. Ma non basta, abbiamo bisogno di una transizione equa per tutti. Il punto di partenza non è lo stesso per tutte le nostre regioni, ma tutti noi condividiamo la stessa destinazione. È per questo motivo che proporrò un Fondo per una transizione equa per aiutare le regioni più colpite.

È questa la «via europea»: siamo ambiziosi. Non lasciamo indietro nessuno. E offriamo prospettive. Se vogliamo riuscire a realizzare questo piano ambizioso, abbiamo bisogno di un’economia forte. Perché quello che vogliamo spendere dobbiamo prima

guadagnarlo.

Per questo dobbiamo rafforzare le colonne portanti delle nostre economie: le piccole e medie imprese. Le PMI innovano, sono intraprendenti, sono flessibili e agili, creano posti di lavoro e offrono una formazione professionale ai nostri giovani. Ma la sola condizione perché possano continuare a farlo  è  che  abbiano accesso  ai  capitali  ovunque  in   questo   enorme mercato unico. Rimuoviamo tutti gli ostacoli. Apriamo

le porte. È ora di portare a compimento l’Unione dei mercati dei capitali. Le nostre PMI lo meritano.

E dobbiamo anche operare nell’ambito del patto di stabilità e crescita. Laddove sono necessari investimenti e riforme, dobbiamo fare in modo che possano essere realizzati. Dovremmo avvalerci di tutta la flessibilità consentita dalle regole. Siamo fieri della nostra economia e vogliamo renderla più forte.

Ma esiste anche una logica chiara e semplice: non sono le persone ad essere al servizio dell’economia, è l’economia che deve essere al servizio dei nostri cittadini. Nella nostra economia sociale di mercato dobbiamo conciliare il mercato con la dimensione sociale. Riorienterò pertanto il nostro semestre europeo per assicurare che le nostre economie mantengano la rotta verso i nostri obiettivi di sviluppo sostenibile.

E mi impegnerò per una imposizione fiscale equa, sia che si tratti dell’industria dei settori tradizionali che di imprese digitali. Va bene che i giganti della tecnologia realizzino profitti enormi in Europa, perché siamo un mercato aperto e ci piace la concorrenza. Ma se lo fanno traendo vantaggio dal nostro sistema di istruzione, dalla nostra forza lavoro qualificata, dalle nostre infrastrutture e dai nostri sistemi di sicurezza sociale, se è così, non è accettabile che realizzino profitti e non paghino praticamente imposte perché sfruttano i meccanismi dei nostri sistemi fiscali. Se vogliono i benefici, devono condividere anche gli oneri.

 

Sfruttare il pieno potenziale dell’Europa

Onorevoli deputati,

la «via europea» consiste anche nell’utilizzare tutto il nostro potenziale: i nostri cittadini, i nostri talenti, la nostra diversità. Consiste nel creare un’Unione più giusta ed egualitaria. Sarà questa idea a spronarmi ogni singolo giorno del mio mandato — come è sempre stato lungo tutta la mia carriera.

Abbiamo fatto molta strada da quando - da ministro della Famiglia - ho dovuto lottare per introdurre l’assegno parentale o assicurare alle famiglie l’accesso ai servizi per l’infanzia. Ma la lotta per la giustizia sociale non si arresta mai. In Europa le famiglie che lavorano duramente hanno ancora troppa difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Voglio fare in modo che il lavoro garantisca un reddito sufficiente. In un’economia sociale di mercato, ogni lavoratore a tempo pieno dovrebbe percepire un salario minimo sufficiente a condurre una vita dignitosa. Elaboreremo un quadro in tal senso, naturalmente nel rispetto dei nostri diversi mercati del lavoro. Penso tuttavia che l’opzione migliore consista nella contrattazione collettiva tra associazioni dei datori di lavoro e sindacati dei lavoratori, perché adegua il salario minimo allo specifico settore o alla specifica regione. So che esistono diversi modelli, naturalmente, ma dobbiamo elaborare un quadro generale. E voglio una migliore protezione per coloro che perdono il lavoro quando la nostra economia subisce un tracollo. Un regime europeo di riassicurazione delle indennità di disoccupazione sosterrà le nostre economie e i nostri cittadini in caso di shock esterni. Esistono già - certo - indennità di disoccupazione nazionali, ma abbiamo bisogno di un regime di riassicurazione qualora l’Europa subisse le ripercussioni di pesanti shock esterni.

Voglio anche più uguaglianza ed equità per i nostri giovani. La disoccupazione giovanile è al   14,2 % in Europa, ma oscilla tra il 5 % e il 40 % in alcuni paesi. Non possiamo accettarlo. I giovani hanno aspirazioni, vogliono lavorare, vogliono avere un futuro: è nostro compito permettere loro di realizzare tutto ciò. Ecco perché provvederò a che la «Garanzia per i giovani», che ho avviato quando ero ministro del Lavoro al Consiglio, funzioni nel modo  migliore possibile in ogni Stato membro. Sosterrò l’idea del Parlamento europeo di triplicare il bilancio di Erasmus+ nell’ambito del prossimo bilancio a lungo termine.

Dobbiamo prendere cura dei più vulnerabili: i nostri bambini. Dobbiamo combattere la povertà. Da madre di sette figli so che l’accesso nell’infanzia a istruzione, sport, musica, alimenti sani e a un ambiente amorevole ha effetti positivi per tutta la vita. Abbiamo bisogno di una «Garanzia per l’infanzia» per far sì che ogni bambino in Europa a rischio di povertà o di esclusione sociale abbia accesso ai diritti più elementari, quali l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Consentirà loro di esercitare i propri diritti e una politica di sostegno ai minori ripaga mille volte di più quando saranno grandi. Ciò rientra nel mio piano d’azione per dar vita al pilastro europeo dei diritti sociali.

Intendo dare l’esempio: garantirò la piena uguaglianza di genere all’interno del mio Collegio dei commissari. Se gli Stati membri non propongono un numero sufficiente di commissarie, non esiterò a chiedere che siano proposti nuovi nominativi. Dal 1958 sono stati nominati 183 commissari, di questi solo 35 erano donne, cioè meno del 20 %. Rappresentiamo la metà della popolazione europea. Vogliamo la parte che ci spetta. Dobbiamo anche discutere apertamente della violenza contro le donne. Una donna su cinque ha già subito violenza fisica o sessuale nell’Unione europea e il 55 % delle donne ha subito molestie sessuali: in tutta evidenza non si tratta di una questione che riguarda solo le donne. Per dimostrare la mia determinazione, proporrò di aggiungere la violenza contro le donne nell’elenco dei reati dell’UE definiti nel trattato. L’Unione europea dovrebbe anche aderire alla convenzione di Istanbul.

Ne sono convinta: se colmeremo le differenze che ci dividono, diventeremo un’Unione più forte.

 

Difendere i valori europei

Onorevoli deputati,

la civiltà europea è figlia della filosofia greca e del diritto romano. E il nostro continente europeo ha conosciuto il suo periodo più buio quando eravamo governati da dittatori e lo Stato di diritto era messo al bando. Per secoli gli europei hanno combattuto duramente per la loro libertà e per la loro indipendenza.

Lo Stato di diritto è il nostro strumento migliore per difendere quelle libertà e proteggere i più vulnerabili nella nostra Unione. Per questo motivo non possiamo accettare alcun compromesso quando si tratta del rispetto dello Stato di diritto. Non lo accetteremo mai. Farò in modo che siano utilizzati tutti gli strumenti di cui disponiamo a livello europeo. Sono inoltre pienamente a favore di un meccanismo europeo per la protezione dello Stato di diritto. Che sia chiaro: il nuovo strumento si aggiunge agli strumenti esistenti, non ne rappresenta un’alternativa.

La Commissione sarà sempre custode indipendente dei trattati. La giustizia è cieca: difenderà lo Stato di diritto ovunque venga attaccato.

 

***

Onorevoli deputati,

lo Stato di diritto è universale. Si applica a tutti. Negli ultimi cinque anni, più di 17 000 persone sono annegate nel Mediterraneo, che è diventato una delle frontiere in cui si conta il maggior numero di vittime al mondo. In mare vige il dovere di salvare vite umane e i trattati e le convenzioni europei sanciscono il dovere giuridico e morale di rispettare la dignità di ciascun essere umano.

L’Unione europea può e deve difendere questi valori. L’Unione europea ha bisogno di frontiere più umane. Dobbiamo salvare vite, ma questo, da solo, non basta. Dobbiamo ridurre la migrazione irregolare, lottare contro chi la favorisce e i trafficanti di esseri umani - si tratta di criminalità organizzata, dobbiamo salvaguardare il diritto d’asilo e migliorare le condizioni dei rifugiati, ad esempio istituendo corridoi umanitari in stretta collaborazione con l’UNHCR. Abbiamo bisogno di empatia e di un’azione risoluta.

Sono consapevole delle difficoltà e delle controversie che suscitano le discussioni su questo argomento. Dobbiamo dare una risposta alle legittime preoccupazioni di molti e riflettere su come superare le nostre differenze. Proporrò un nuovo patto su migrazione e asilo, che comprenda la riapertura delle discussioni sulla riforma del sistema di Dublino.

Potremo così ritornare ad uno spazio Schengen di libera circolazione pienamente funzionante, che costituisce un volano per la nostra prosperità, la nostra sicurezza e le nostre libertà. Un  elemento centrale di tale ambizione è il rafforzamento dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Frontex dovrebbe disporre, non nel 2027 ma prima, almeno entro il 2024, di un corpo permanente di 10 000 guardie di frontiera.

Dobbiamo aggiornare il nostro sistema di asilo.  Un sistema europeo comune di asilo deve essere esattamente questo: comune. Possiamo avere frontiere esterne stabili solo se gli Stati membri che subiscono la maggiore pressione a causa della loro posizione geografica ricevono tutto l’aiuto necessario.

Abbiamo bisogno di solidarietà: dobbiamo aiutarci a vicenda e dare, tutti, il nostro contributo. Dobbiamo trovare un nuovo modo per condividere gli oneri. E dobbiamo offrire ai paesi di origine e di transito una cooperazione equa, nell’interesse di entrambe le parti. La diplomazia, lo sviluppo economico, gli investimenti, la stabilità e la sicurezza sono dimensioni necessarie affinché le persone abbiano delle prospettive.

Vorrei raccontare una storia a proposito di prospettive. Quattro anni fa ho avuto la fortuna di accogliere nella mia casa e nella mia famiglia un rifugiato siriano di 19 anni. Non parlava tedesco e ed era traumatizzato dall’esperienza della guerra civile. Oggi, quattro anni dopo, parla correntemente tedesco, inglese e arabo, di giorno lavora come rappresentante della sua comunità nel settore della formazione professionale, e di sera studia per prendere un diploma di maturità. Questo ragazzo è una fonte di ispirazione per tutti noi. Vuole tornare a casa, un giorno.

 

Un leader responsabile sulla scena mondiale

Onorevoli deputati,

in qualità di ministro della Difesa, mi sono recata molte volte in questa regione del vicinato devastata dalla guerra. Non dimenticherò mai le parole dell’ex presidente iracheno, Masoum: Vogliamo più Europa qui. Il mondo chiede più Europa. Il mondo ha bisogno di più Europa.

Credo che l’Europa debba parlare con voce più forte e più unita sulla scena mondiale, e debba agire rapidamente. Per questo motivo dobbiamo avere il coraggio di adottare decisioni di politica estera a maggioranza qualificata e di restare uniti nel difenderle.

La pietra angolare della nostra difesa collettiva sarà sempre la NATO. Resteremo  transatlantici  e  dobbiamo  diventare più europei. Ed è per questo che abbiamo creato l’Unione europea della difesa. I nostri sforzi per realizzare la nostra Unione europea della sicurezza e della difesa è parte integrante della sicurezza globale. La stabilizzazione non può prescindere da diplomazia, riconciliazione e ricostruzione.

I nostri militari, uomini e donne, lavorano fianco  a fianco di servizi di polizia, diplomatici e cooperanti allo sviluppo. Questi uomini e queste donne meritano il nostro massimo rispetto e il riconoscimento per l’instancabile servizio che rendono all’Europa.

 

***

Non posso parlare dell’Europa senza menzionare i nostri amici del Regno Unito. Nel 2016 per la prima volta uno Stato membro ha deciso di recedere dall’Unione europea. È una decisione gravida di conseguenze. Ce ne rammarichiamo, ma la rispettiamo. Da allora, di concerto con l’attuale governo del Regno Unito, l’Unione europea si è adoperata a fondo per organizzare il recesso ordinato del Regno Unito.

L’accordo di recesso concluso con il governo del Regno Unito crea certezza laddove la Brexit ha generato incertezza: tutela i diritti dei cittadini e mantiene la pace e la stabilità nell’isola d’Irlanda. Queste due priorità sono anche le mie.

Tuttavia, sono pronta ad appoggiare un’ulteriore proroga della data di recesso, se fosse necessario più tempo per un valido motivo. In ogni caso, il Regno Unito resterà nostro alleato, nostro partner e nostro amico.

 

Un nuovo slancio per la democrazia europea

Onorevoli deputati,

quando sono venuta a Strasburgo 13 giorni fa, ho promesso che avrei ascoltato. Ho ascoltato le vostre preoccupazioni, le vostre speranze e le vostre aspettative. Gli orientamenti politici che vi trasmetterò quest’oggi rispecchiano le nostre discussioni. Esse mi hanno permesso di trarre delle conclusioni e di prendere delle decisioni.

In primo luogo, voglio che i cittadini europei svolgano un ruolo attivo e determinante nella costruzione del futuro della nostra Unione. Voglio che possano dire la loro in una conferenza sul futuro dell’Europa, da avviare nel 2020 per una durata di due anni.

In secondo luogo, desidero che Commissione e Parlamento europeo lavorino insieme per migliorare il sistema dei capilista (Spitzenkandidaten), un sistema che dobbiamo rendere più visibile agli elettori, affrontando la questione delle liste transnazionali per le elezioni europee quale strumento complementare della democrazia europea.

In terzo luogo, sì, sono favorevole a un diritto d’iniziativa per il Parlamento europeo. Quando questa assemblea, deliberando a maggioranza dei suoi membri, adotterà risoluzioni che chiedono alla Commissione di presentare proposte legislative, mi impegno a rispondere con un atto legislativo nel pieno rispetto dei principi di proporzionalità e sussidiarietà così come di quelli dell’accordo «Legiferare meglio».

Sono convinta che il nostro partenariato rafforzato contribuirà ulteriormente a far sentire la voce dei cittadini.

 

La promessa dell’Europa

Signor presidente,

quando è finita la terribile guerra con la quale il mio paese ha portato morte, desolazione, persecuzione e distruzione sul nostro continente, mio padre aveva 15 anni.

Ne parlava sovente ai figli, a me e ai miei sei fratelli. Soprattutto raccontava di cosa avesse significato per lui il fatto che gli altri paesi fossero tornati a tenderci la mano e a riammetterci nella cerchia dei popoli democratici. Ha cominciato a lavorare alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio e all’inizio diceva: «Abbiamo riavviato il commercio; negli scambi si stringono amicizie e gli amici non sparano l’uno contro l’altro».

È stato il capo di gabinetto di von der Groeben nella Commissione Hallstein e in seguito direttore generale della concorrenza. Per questo sono nata a Bruxelles e sono stata europea prima disapere di essere tedesca, della Bassa Sassonia. E per questo per me esiste una sola strada: l’Europa, una e forte.

Chi come me vuole rafforzare, far crescere e prosperare questa Europa trova in me una combattente appassionata al suo fianco. Ma per chi vuole indebolire l’Europa, dividerla o spogliarla dei suoi valori, sarò un’oppositrice accanita.

In vecchiaia, negli ultimi anni di vita, mio padre parlava in modo diverso dell’Europa. Non raccontava più tanto della guerra. Diceva: «L’Europa è come un lungo matrimonio: l’amore non diventa più grande del primo giorno, ma più profondo». Perché sappiamo che possiamo contare l’uno sull’altro, nella buona come nella cattiva sorte. Perché sappiamo che può succedere di litigare, ma che poi ci riconcilieremo. Perché non dimentichiamo mai il motivo per cui abbiamo stretto questo vincolo.

Tutti noi qui riuniti viviamo in un’Europa che è cresciuta, maturata, si è irrobustita e che conta ora 500 milioni di abitanti. Sono andate a votare più di 200 milioni di persone. Questa Europa ha un peso. Vuole assumere responsabilità per sé e per il mondo.

Non sempre è facile — lo so bene — spesso costa dolore e fatica, ma è il nostro dovere più alto! I cittadini vogliono vedere che otteniamo risultati concreti, che andiamo avanti. I giovani questo attendono da noi. Come i miei figli, che a giusto titolo mi dicono: «Non tergiversate, cercate invece di combinare qualcosa».

Per questo mi sono fatta avanti. Per questo ho bisogno del vostro aiuto e del vostro sostegno. Per questo esorto tutte le europee e tutti gli europei a partecipare. Perché è il bene più prezioso che abbiamo: es lebe Europa, vive l’Europe, long live Europe, viva l’Europa!


Gli orientamenti politici per la prossima Commissione europea (2019-2024) - "Un'Unione più ambiziosa: il mio programma per l'Europa"