Note con riserva

di Edmondo Berselli

Note con riserva - BerselliLa musica era una passione inesauribile di Edmondo; soprattutto, però, motivi e versi sono forse il maggior filo conduttore di tutta la produzione berselliana. Parlare di un brano serve a parlare del suo artista – magari in un'intervista – ma più spesso è la scusa per allargare il campo, per raccontare chi il pezzo lo canta o l'ha cantato (cioè noi, o qualcuno che ci somiglia), per fotografare una tendenza, per capire cosa c'è, cosa c'era nell'aria.

Ciò è evidente in Canzoni, ma anche questa prima selezione di articoli – ne seguiranno altre, pure a tema musicale – riserva sorprese, rassicuranti ricordi e inquietanti ritorni. Con la certezza che, se the times they are a-changin', pochi li hanno raccontati (anche grazie alla musica) con la profondità di Berselli.

Autore:

Edmondo Berselli, quel gran genio del mio amico, emiliano nel senso di modenese, è nato a Campogalliano il 2 febbraio 1951 e morto a Modena l’11 aprile 2010. Editorialista di Repubblica, direttore della rivista Il Mulino, è stato uno dei più originali, divertenti e capaci interpreti della società italiana.

La raccolta di tutta la sua opera in forma di libro si trova nel volume Quel gran pezzo dell’Italia (nove titoli, dal libro cult Il più mancino dei tiri del 1995 fino al postumo severo testamento di L'economia giusta). Compone uno straordinario ritratto, in diretta, tra politica, cultura e costume, dei nuovi italiani: i post-italiani, in bilico tra una psicologia arcaica e comportamenti post-moderni. 

Berselli descrive un'Italia deideologizzata, demoralizzata, un Paese da talk show confusionario, in cui sentimentalismo e ferocia, le caratteristiche di sempre, vengono proiettati in una dimensione che non è vera e non è falsa, è iperreale. Senza moralismi, perché la fenomenologia è più interessante delle prediche. Un po' come il Roland Barthes delle Mitologie.
Dentro c'è "quel gran pezzo dell'Emilia", la sua terra, fatta di comunisti, miliardari, motori, cucina grassa e rock star, la catastrofe politica della sinistra sinistrata, l'allegria dei capelli lunghi, delle minigonne e delle chitarre prima del '68 e il gran cabaret di Venerati maestri, davvero un libro da ridere su una cultura da piangere. La nostra.