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Bernardino Ramazzini

Bernardino Ramazzini
Fondatore della medicina del lavoro e precursore dell’idrogeologia moderna

Il testo è stato scritto dal professore Giovanni Barrocu dell’Università di Cagliari, che ci ha direttamente comunicato gli esiti di sue ricerche su Bernardino Ramazzini (Carpi 1633-Padova1714), medico, studioso e docente all’Università di Modena poi a Padova. Le ricerche sull’idrologia nel modenese, condotte agli inizi del Novecento, hanno attinto dai suoi lavori e dalle successive elaborazioni. Questa scheda integra il quadro informativo proposto nel capitolo sulle risorse idriche. Ringraziamo vivamente il professore Barrocu che scrive:

«Ricercando […] mi è risultato chiaramente, che il fondatore dell’idrogeologia moderna è stato un medico nativo di Carpi, Bernardino Ramazzini, laureato in medicina a Parma, il quale affermatosi con non poche difficoltà a Modena, fu chiamato come professore a Padova. Un grande studioso, riconosciuto universalmente come il fondatore della Medicina del Lavoro, che, mente speculativa, quando era a Modena cercò di spiegare anche perché l’acqua zampillasse dal terreno. Nel suo lavoro: De Fontium Mutinensium Admiranda Scaturigine Tractatus Physico-Hydrostaticus, pubblicato in Modena, Typis Haeredum Suliani Impressorum Ducalium, 1691 (2nd Edition, Padua, 1783), spiegò chiaramente il fenomeno dell’artesianesimo con il principio dei vasi comunicanti […]. La spiegazione del Ramazzini interessò molto Charles Darwin. Il lavoro del Ramazzini, grazie al latino, si diffuse rapidamente in tutta Europa e in particolare in Francia, dove fu oggetto di un importante dibattito scientifico alla Société Philomatique di Parigi, e in Germania, soprattutto per opera di Leibniz, che andò a trovarlo e gli espresse grandi lodi in una lettera in latino che ho ritrovato. A Parigi, come in Germania, l’esperimento dei vasi comunicanti di Ramazzini fu ripetuto e la spiegazione si affermò definitivamente […]. Ricordo qui solo Cassini, pubblico professore a Bologna e socio dell’Accademia Reale di Parigi, insigne astronomo e naturalista, il quale alla fine del XVII secolo introdusse in Francia le tecniche di perforazione, che egli aveva visto usare a Modena e a Bologna. Modena divenne così famosa e anche per questo si giustifica la presenza delle trivelle nello stemma della città.

I rapporti con Leibniz furono particolarmente intensi e duraturi. In occasione della sua visita a Modena, aveva incoraggiato Ramazzini a continuare, insieme con le sue ricerche sulla medicina, anche quelle sulle scienze naturali e tecnologiche. Egli si occupava soprattutto della sperimentazione del movimento del mercurio nel tubo di Torricelli e delle sorgenti di Modena. In aggiunta alle sperimentazioni di fisica sul barometro, Ramazzini intraprese la ricerca sulle relazioni fra lettura barometrica, salute e benessere dell’uomo. Il suo diario barometrico, Ephemerides barometricae Mutinensis del 1694, fu pubblicato a Modena nel 1695, ma i principi proposti sono presenti nella corrispondenza con Leibniz del 1691. Infatti, nella sua lettera del 4 maggio 1691, Ramazzini ricorda che Leibniz durante la sua visita a Modena lo aveva esortato a misurare la temperatura dei pozzi locali al variare della quota: “optabam enim ut tu praesens suaseras aliquot experimenta capere de horum Puteorum temperie secundum variam altitudinem”.

Ramazzini

Ramazzini dedicò una dettagliata ricerca alle problematiche dell’acqua di Modena. Nell’ottobre 1690 fu approfondito un pozzo e si poterono prendere le misure di temperatura e pressione atmosferica. Nel citato trattato del 1691 egli descrisse la superficie e la struttura geologica del terreno, la situazione e il movimento (le condizioni statiche e dinamiche) dell’acqua sotterranea, l’equipaggiamento dei pozzi artesiani, così come le misure di prevenzione dalla contaminazione. Il lavoro contiene ulteriori elenchi delle temperature del terreno a diverse profondità fino a 70 piedi. Si tratta in assoluto delle prime misure del genere prese in Europa. I pozzi di Modena fornirono una inesauribile fonte di acqua pura, appropriata anche per uso medicinale. Per Ramazzini l’origine e la fonte prima di tutte le acque era il mare. Ipotizzava che l’acqua scorresse per canali sotterranei in serbatoi invisibili nelle montagne, dove per il grande calore veniva distillata e raggiungeva, attraverso differenti strati sabbiosi, Modena e dintorni.
Leibniz si tenne informato delle ricerche e della stesura del trattato. Il 15 aprile 1690 Ramazzini gli aveva confessato: “Post discessum tuum nihil amplius circa opus meum De fonti bus […] meditatus sum, neque ullum experimentum de aquae ascensuin tubo intermedio pertentavi” (III, 4 n. 250). Leibniz gli rispose incoraggiandolo a proseguire il suo lavoro. “Non ho dubbi che il tuo elegantissimo lavoro sulle vostre fonti stia procedendo” (III, 4 n. 266 in latino nel testo). Dopo la pubblicazione del trattato Ramazzini ritornò ancora una volta sull’esperimento che aveva manifestamente molto interessato Leibniz a Modena scrivendogli (n. 67): “Niente di nuovo rispetto a quanto vedesti, troverai in quell’ulteriore esperimento che mostra una diversa elevazione nei due tubi di vetro mentre l’acqua defluisce dal tubo intermedio. Seguendo il tuo consiglio ho aggiunto una tabella per far vedere, nel tempo estivo, l’effetto del raffreddamento al variare delle altitudini, ed anche della gravità dell’aria (pressione)”. Il modello concettuale di Ramazzini per i pozzi doveva essere confermato da questo esperimento idrodinamico. Si trattava forse della prima misura della piezometrica di una linea di flusso.

Nelle ricerche sulle sorgenti d’acqua del Modenese, il medico e docente Ramazzini non mancò di rilevare le condizioni di lavoro degli operai nei pozzi. Così egli riferì a Leibniz il 4 maggio 1691 “Questa fonte fu costruita nel mese di ottobre ed essendo allora il tempo eccezionalmente estivo, gli addetti ai pozzi furono costretti ad interrompere il lavoro per la risalita del troppo vapore che li soffocava” (in latino nel testo). Le conoscenze conseguite in queste ricerche e nelle altre decine di osservazioni su altrettanti mestieri, furono esposte nel famosissimo e importantissimo De morbis artificum diatriba del 1700 (Diatriba sulle malattie dei lavoratori), con il quale Ramazzini definisce i principi fondativi della Medicina del Lavoro».