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Ex Sala Borsa e nuovo ingresso al Palazzo Comunale

Fonti: # M.C. Nannini, La pittura italiana d’oggi, in “Mutina”, febbraio 1936. # M. Dezzi Bardeschi, Le pietre di Modena: la storia siamo noi: un nuovo ingresso all’antico palazzo della comunità, Comune di Modena, Modena 2004. # G. Guandalini (a cura di), Il Palazzo Comunale di Modena: le sedi, la città, il contado, Edizioni Panini, Modena 1985. # P. L. Cervellati, G. Botti, C. Ferrari, A. Ronzani, Il centro storico di Modena, Grafiche Rastignano, Bologna 1986. # ASCMO, Cartella 15, Palazzo Comunale (filza 15.7). # ASCMO, Fascicolo industria e commercio (anno 1936, filza 1636).

Ex Sala Borsa
Stradario: Piazza Grande
Anno: 1939
Progettazione: Gaetano Malaguti

Nuovo ingresso al Palazzo Comunale
Stradario: Piazza Grande
Anno: 2004
Progettazione: Marco Dezzi Bardeschi con Ufficio LL.PP. Comune di Modena (Lucio Fontana)

Mappa: 21
Itinerario: 1 - Dal liberty al razionalismo, scheda nr. 8

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1. La Sala Borsa negli anni Trenta

 

Il progetto di conversione d’uso dei locali al piano terra del Palazzo Comunale nasce nel 1933, quando il Comune di Modena e il podestà Guido Sandonnino decidono di far fronte alla domanda, manifestata dal Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa, di provvedere a un luogo coperto destinato alle contrattazioni delle merci. L’ing. Remigio Casolari, autore della prima proposta, richiamato alle armi, lascia il posto a Gaetano Malaguti che redige il progetto che troverà realizzazione nel 1939.
L’intervento prevede lo sgombero e la rimozione delle botteghe ottocentesche esistenti e lo sventramento delle numerose partizioni interne, al fine di creare spazi più funzionali alle nuove esigenze. La parte adiacente il portico è caratterizzata da tre file di campate, coperte da volte in mattoni alle quali segue un’altra sala separata, coperta da un lucernario in cemento tondo forellato. Le sale sono pensate poi per essere messe in stretta correlazione con la città storica mediante la realizzazione di percorsi di attraversamento interno che collegano il portico con via Scudari e via Castellaro.
Come riportano le cronache dell’epoca, si attendeva dal progetto l’introduzione di nuovi linguaggi ottenuti dall’uso di materiali moderni quali l’acciaio, il ferro, il vetro. L’aspetto degli spazi rimanda invece a un rigore che guarda all’antico attraverso i rivestimenti marmorei, accentuato dall’apparato iconografico rappresentante simboli fascisti realizzato da Benito Boccolari e dal programma scultoreo di busti e bassorilievi a opera di Dante Zamboni in parte ancora oggi visibile, raffigurante scene di esaltazione dei valori della vita rurale.
Riconvertiti fino agli anni Sessanta a sede della TIMO (Telefoni Italia Medio Orientale) e poi utilizzati come luoghi espositivi, gli spazi della ex Sala Borsa ospitano oggi un locale dedicato alla ristorazione e alla musica, accentuando la vocazione commerciale e per il tempo libero dei contenitori storici della città, indicata nel piano elaborato dall’architetto Pier Luigi Cervellati per il centro storico del 1986.
In questo contesto si inserisce anche il progetto di restauro e rifunzionalizzazione dei locali posti al piano terra sul lato settentrionale del portico, per la realizzazione di un nuovo ingresso al Palazzo Comunale, oggi adibiti a ufficio del turismo. Un percorso su passerella sospesa permette di attraversare la sala lasciando visibili i segni delle trasformazioni in tutte le epoche storiche di questo spazio, originariamente occupato dal basamento della cosiddetta “Torre Mozza”, l’originaria torre civica risalente alla prima edificazione del palazzo alla fine del X secolo.

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2. Pianta delle demolizioni e ricostruzioni

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3. Vista prospettica dell’interno

 

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4. L’ingresso del Palazzo Comunale prima degli ultimi interventi

 

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Fonti immagini e fotografie

1. Vista interna d’epoca: FPM, Fondo Bandieri, n. inv. 73554.
2, 3. Disegni di progetto sala borsa: ASCMO, Atti di amministrazione generale, 1940, f. 1635.
4. Foto: Marcello Venturelli