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La città del consenso e della partecipazione

La ricerca del consenso e la partecipazione diretta dei cittadini alla vita sociale e politica della città si pongono ed evolvono in termini del tutto inediti nel Novecento. La contrastata affermazione della democrazia di massa modifica sostanzialmente le vecchie forme di controllo sociale. Dalla democrazia municipale dello stato liberale, dominata dalle élites proprietarie, attraverso la dittatura fascista che agisce tra dominio autoritario e consenso, fino alla Repubblica democratica, che struttura forme plurali di organizzazione della partecipazione, si snoda un processo complesso che si rispecchia anche negli spazi e negli edifici.
Nuovi luoghi sono realizzati dal regime fascista, poi il vitale pluralismo che anima i nuovi diritti di cittadinanza sanciti dalla Costituzione del 1946 vede a Modena con esiti peculiari il protagonismo di partiti, associazioni e forze sociali.
Nella nuova democrazia cresce un volontariato laico e cattolico moderno, attivo in ogni settore della vita cittadina: culturale, sportivo, ricreativo e assistenziale che in particolare con le “polisportive” marca una cifra distintiva nel panorama nazionale. Un volontariato che realizza una rete formidabile di strutture aperte alla città.
Anche i luoghi di culto, espressione di una radicata presenza millenaria della Chiesa cattolica modenese, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, nell’adempiere alla fondamentale funzione religiosa e simbolica cui sono destinati con i loro nuovi linguaggi architettonici, si confermano quali componenti essenziali dei legami di comunità e nella formazione del consenso. In una città sempre più laica e “secolarizzata”, i luoghi sacri crescono nella tumultuosa espansione urbana, a contatto con la “modernità” dei nuovi quartieri, le problematiche sociali e le dinamiche culturali, che spingono oltre l’esperienza aggregativa degli oratori e danno vita a complessi e più articolati luoghi di partecipazione e incontro culturale, sociale e civile.
L’originaria esperienza delle Case del popolo di inizio secolo, di cui si rilevano oggi in città poche tracce, viene ripresa dal regime fascista per realizzare non solo sedi di partito, ma edifici destinati, come i “gruppi rionali”, a organizzare consenso e controllo attraverso molteplici attività e una ramificata rete di enti collaterali. Nel secondo dopoguerra il modello evolve e si articola con l’azione dei partiti democratici di massa e in particolare della sinistra, con la realizzazione di nuove Case del popolo e della gioventù. Più limitata è l’iniziativa propriamente pubblica, che realizza centri sociali, spesso in edifici che ospitano altre funzioni, scolastiche o residenziali, e più sporadicamente appositamente costruiti o ristrutturati.
Nella evidente, forte eterogeneità architettonica, di senso e di funzioni degli edifici qui raccolti insieme, con le relative schede, si è voluto sottolineare un aspetto, un tratto che li lega nel tessuto urbano in divenire della città del Novecento, caratterizzandola: quello di spazi a loro diverso modo identitari e comunitari decisivi nell’evoluzione della città dei diritti.

 

TEMPIO MONUMENTALE AI CADUTI -
PARROCCHIA SAN GIUSEPPE (mappa: 10)

GRUPPI RIONALI FASCISTI “GIOACCHINO GALLINI” (mappa: 18a)
E “DUILIO SINIGAGLIA” (mappa: 18b)

GRUPPO RIONALE FASCISTA “XXVI SETTEMBRE”
(Fondazione Marco Biagi) (mappa: 19)

SEDE DELLA GIOVENTU' ITALIANA DEL LITTORIO (mappa: 27)

CASA DEL GIOVANE “SANDRO CABASSI” (mappa: 31)

CHIESA SAN PIO X (mappa: 51)

CHIESA MADONNA PELLEGRINA (mappa: 52)

CHIESA SANTI FAUSTINO E GIOVITA (mappa: 55)

POLISPORTIVA SACCA (mappa: 69)

CHIESA SAN GIOVANNI BOSCO (mappa: 73)

POLISPORTIVA “GINO NASI” (mappa: 77)

POLISPORTIVA “ALFEO CORASSORI” (mappa: 84)

CENTRO CIVICO CITTANOVA (mappa: 100)

SEDE AVPA CROCE BLU E CENTRO SOCIALE ANZIANI (mappa: 93)

COMPLESSO PARROCCHIALE GESÙ REDENTORE (mappa: 101)

 

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